Fonzaso

Fonzaso, 3.500 abitanti circa,  è uno dei principali centri del Feltrino, la zona meridionale della provincia di Belluno.
        E’ posto nella vallata del Cismon, principale affluente del Brenta, ad un livello medio di 320 metri sul mare, in una conca pianeggiante, circondata dai monti: verso sud dagli ultimi contrafforti settentrionale del massiccio del Grappa ( monti Tomatico, Peurna, Roncon, Col de Baio); a nord dal monte Avena, separato dalle Vette Feltrine dal valico di Croce d’Aune; ad ovest dal monte Vallorca, ultima altura delle montagne che attraverso il Coppolo, Cima Campo ed il Tesino si congiungono con il Lagorai.

          Tra Avena ed il Tomatico, ad est, si innalza il monte Aurin, dalla caratteristica forma a cono.
  La strada statale 50 del Grappa e di Passo Rolle lo collega con il Primiero (km 23) ad Ovest, con Feltre (km 9) e Belluno (km 40) ad Est. E’ collegato poi con la Valsugana (Bassano del Grappa km 40; Trento km 75) dalla SS 50/bis, con caratteristiche di superstrada.
           Il Comune è costituito dal centro di Fonzaso, dal grosso nucleo di Arten e dalla frazioni minori di Frassené e di Agana (in destra orografica del Cismon) e di Giaroni e Pederoncon (a sinistra).

L’origine del nucleo abitato nella bassa vallata del Cismon non è ben chiara, ma, a quanto pare, risale al periodo romano, quando “Feltria” costituiva un “Municipium”. Attraverso il territorio di Fonzaso passava una strada romana, la Via Paolina, ramo secondario della Via Claudia Augusta Altinate.

                Nel periodo delle invasioni barbariche già esistevano nel territorio due castelli: uno era ad Arten, sullo sbocco vallivo di collegamento con Pedavena; tra le  sue rovine, nel 1875, sono stati ritrovati due bacili d’argento, con iscrizioni in carattere gotico (attualmente  conservate in un museo di Parigi); il secondo castello, della famiglia ghibellina dei Fonzasia, si trovava ai piedi delle rocce di Avena, nella zona di San Michele. I castelli furono distrutti nei primi decenni del ‘500, per ordine del Senato della Repubblica Veneta.

                Le vicende storiche di Fonzaso hanno seguito quelle di Feltre, anche nel triste periodo delle lotte per il predominio in Italia tra Tedeschi, Signori vari, Venezia. Con il passaggio di Feltre sotto il dominio delle Serenissima Repubblica di Venezia, nel 1404, anche Fonzaso divenne parte del dominio veneziano di terraferma. L’inizio del 1500 fu un periodo di devastazioni, stragi ed incendi, per la guerra tra Venezia e Massimiliano d’Austria; alla guerra seguirono anni di carestia e di pestilenza.

                Ma Fonzaso, sfruttando la sua posizione strategica, la fertilità della campagna e dei pendii montani, sui quali veniva coltivata la vite (il vino veniva venduto anche in “terra todesca, la qual li paga a prezzi grandi per essere vini bonissimi”)  e la forza motrice fornita del Cismon seppe risorgere, tanto che il Rettore di Feltre G. Guerzoni scriveva al Senato Veneto nel 1567: “... hanno ancora il negotio delli legnami da lavoro et da brusare che si tagliano parte nel suo territorio et parte in quello de Primiero et discende giù per il fiume Cismon che capita in entrata...  il qual negotio per il gran guadagno ... dà gran commodità et utilità a quella città et al territorio... nella villa di Fonzaso capita la maggior parte del legname da lavoro et edifici et sieghe... Et per questo commercio è fatta villa così grande et ben fabbricata et ornata et poche ne ho vedute altrove così accomodate...”

                Il paese ebbe poi alterne sorti: numerosi incendi ed alluvioni distrussero periodicamente parte delle abitazioni, degli edifici produttivi  e della fertile campagna. Gli incendi del 1609, del 1640, del 1702 furono terribili;  altrettanto distruttive le alluvioni del 1564 e del 1567. Ma la paziente e faticosa opera degli agricoltori di Fonzaso seppe far ritornare fertile il territorio che divenne “una distesa di verde, campi e vigne che erano uno splendore”.

                Nel 1748 il franamento di una diga naturale in una valle a monte del paese, in quel di Canal S. Bovo, scatenò una fiumana altissima che sommerse e travolse campi, case, boschi, schiantò e distrusse tutto.
                Anche da questo disastro Fonzaso risorse, tanto che il ‘700 fu il periodo del suo massimo splendore, nel quale vennero ampliate ed abbellite le ville che sono tuttora tra le cose più belle del paese.

Altro disastro nel 1825, seguito periodicamente dal altre alluvioni, fino a quella recente del 4 novembre del 1966.

Verso la fine del 1800 le condizioni miserabili cui era ridotta l’economia di Fonzaso, spinsero molti ad emigrare verso l’America. Tale spinta migratoria si è esaurita solo in questi ultimi decenni.

                Nel periodo della Grande Guerra, dopo la disfatta di Caporetto, Fonzaso fu occupato dalle truppe austro-ungariche: il Grappa divenne l’ultimo baluardo della Patria: fu un anno terribile, di fame e di patimenti, con oltre trecento morti per la “spagnola”; ma la popolazione seppe resistere, senza abbandonare case e poderi,tanto da meritare il riconoscimento della Croce al Merito di Guerra.

                Duri furono gli anni delle seconda guerra mondiale, in particolare il 1944 (10 agosto: fucilazione nella piazza del Municipio di 6 partigiani; 21 settembre: rastrellamento del Grappa, con l’esecuzione di 7 partigiani ad Arten) conclusi dalle terribili giornate dell’aprile del 1945, con fucilazione di 12 ostaggi innocenti.

                Negli ultimi decenni il paese si è industrializzato ed ha raggiunto un certo benessere: è cessata l’emigrazione, si è stabilizzata la popolazione e le varie attività economiche sono nella media veneta.

                Il nucleo compatto del capoluogo presenta una bella piazza centrale, Piazza 1° Novembre, recentemente sistemata, con il Palazzo Municipale del 1700, la facciata della villa Mengotti, ora sede della Cassa di Risparmio, una bella fontana.

                La via che si dirama verso nord dalla piazza porta alla Chiesa Parrocchiale, dedicata alla Natività della Vergine Maria. Fu ricostruita nel 1610 dopo un rovinoso incendio; ha semplici linee architettoniche esterne; l’interno è ad una navata con volta di ampie dimensioni ad arco leggermente ogivale: le ampie finestre  lo rendono luminoso; le decorazioni a stucco, che corrono tra la volta, gli altari ed i portali, sono di notevole fattura; presenta 8 altari barocchi ( sul primo a sinistra, quello di S. Michele, due statue lignee del Terilli); il battistero con la sua inferriata in ferro battuto ed il suo paramento ligneo è opera di artigiani locali; sulle lesene di sostegno dell’arco trionfale due pregevoli angeli portalampada in marmo ed un grandioso Crocifisso (attribuito al Terilli o al Brustolon); a fianco del pregevole portale sud, sulla parete esterna, verso il campanile, vi è un affresco rappresentante un grandioso S. Cristoforo.

                L’altissimo ed elegante campanile, con la sua acuta guglia in zinco e la sua elegantissima cella campanaria, tutto in pietra locale, è uno degli emblemi del paese.

                L’adiacente chiesetta, detta la Scoletta, dedicata alla Madonna, presenta a fianco dell’altare due affreschi attribuiti a Lorenzo Lotto.  

Dalla piazza della Chiesa si ragiunge Piazza Angeli; sulla destra, appena prima della piazzetta, il palazzo Riera, con la sua bella facciata scandita da quattro snelle lesene ioniche che inquadrano il poggiolo dai balaustrini in pietra scolpita; di fronte, il bel palazzo Angeli, del secolo XVII, ora sede di una congregazione religiosa, che nel secondo dopoguerra è stato pesantemente manomesso e trasformato (ed è così scomparsa l’elegante loggia interna, a pianta quadrata, sopra uno zoccolo in pietra) . Sulla destra dell’ampio cortile vi è la cappella padronale, seicentesca, ricca di stucchi e pietre lavorate.

                Attraverso la stretta via Mezzaterra (sulla sinistra, il dignitoso palazzo Guarnieri, ottocentesco), si ritorna nella piazza centrale.

                Scendendo, verso sud, lungo la breve e stretta via Monte Grappa, ci si trova di fronte il bel palazzo De Pantz, seicentesco, con il portale di accesso con due eleganti vasi di pietra sui pilastri a bugnato; è collegato con la sua barchessa con un corridoio aereo a due ampie arcate separate da un pilastro; la barchessa ha, sulla fronte sud, un grandioso porticato settecentesco.

                Un tempo, nei palazzi fonzasini citati, vi erano numerose opere d’arte, distrutte o derubate nel corso delle guerre e delle occupazioni.  

                Ad Arten, che un tempo era un importante snodo stradale per le comunicazioni tra il Feltrino e la Valsugana, si trova il complesso della villa Tonello, il gioiello architettonico più brillante dell’area fonzasina.

                E’ costituita da un corpo  centrale, cinquecentesco, la cui facciata è ricca di chiaroscuro per i tre grandi arconi a tutto centro al piano terra, separati da lesene addossate ai pilastri; e, al piano primo, per una elegante loggia a nove arcate su snelli pilastrini in pietra, aperta sulle due testate.. Sulla parete interna della loggia vi è un prezioso ciclo di affreschi  a soggetto mitologico, di Pietro Marescalchi (morto nel 1589), che forse fu anche l’architetto della costruzione.

                Il corpo padronale è costituito da quattro grandi locali, separati da setti di muro massiccio, al piano terra, con eleganti soffitti a volta, collegati al centro da una infilata di porte; lo schema si ripete poi al piano primo; i soffitti sono però in travetti  alla  sansovina, in  origine  dipinti con eleganti motivi a fasce a spina di pesce. Tutti i sovrapporta del piano primo sono ornati con  decorazioni a stucchi del 1700, con grandi riquadri dipinti.

                Un grandioso ed elegante scalone in pietra porta dal cortile alla loggia e collega il corpo principale alla sua ala rustica, sulla destra.

Sul fianco sinistro invece, un po’ arretrata, si trova la scuderia ed una torretta. Il cortile è arricchito da una fontana in pietra, con una vasca  ottagonale e collegata la villa con la vasta proprietà, con il brolo.

Ancora ad Arten è interessante percorrere la Via Lunga, che parte dalla Chiesa e va a Nord-Ovest; si possono osservare alcuni antichi edifici, con la facciata ad arcate ed in una diramazione gli eleganti timpani di due antiche abitazioni, che, nonostante le manomissioni, conservano un loro valore, quali testimonianze di una antica dignità architettonica che sapeva coniugare elementi colti con la tradizionale architettura contadina.

A cura de "
I Fondasin"
Libero gruppo di attività culturali

Foto di
 
Aldo Longo