"La via dei Cristi"
- Da Fonzaso al Monte Avena -

   La descrizione particolareggiata di questo interessante itinerario escursionistico, si trova nel volume Escursioni nelle Alpi Feltrine  (a cura di C. Lasen - F. Piazza - T.Sommariva - Itinerari Fuori Porta n. 14 - CIERRE Edizioni - Verona 1993). Per chi non ha una sufficiente preparazione fisica, la passeggiata può essere interrotta a Cima Loreto; si tenga presente però che il sentiero detto Galina è piuttosto ripido e va affrontato con molta calma; oppure può essere iniziata da Cima Loreto verso il Campón, con ritorno a Cima Loreto.
   L’escursione completa è di notevole interesse, sotto molti punti di vista (paesaggistico, botanico, geologico...); non presente eccessive difficoltà: richiede solo un notevole impegno fisico e quindi un buon allenamento, perché il dislivello da superare è superiore ai mille metri.
L’intero percorso impegna per alcune ore: si tenga presente che al Campón d’Avena funziona un ristoro agrituristico, che permette di salire con uno zaino... leggero.  
   Si parte dalla Piazza Angeli, sulla quale prospetta la fronte principale dell’antico Palazzo della Famiglia Angeli, ora Collegio dei Padri Canossiani). Si imbocca la stretta via Calzen e la si percorre fino al “Cristo” posto all’inizio del “boàl”, cioè del sentiero sassoso detto di Gallina. Inizia qui il ripido percorso, che spesso si avvicina a strapiombi rocciosi imponenti, tra una vegetazione molto varia, propria delle aree soleggiate ma non troppo secche ( con carpini, ornielli, roveri, aceri, cassie...).
Dopo mezz’ora di cammino si arriva al “Cristo de Rana”, a quota 550 circa, detto anche della “pàusa”, cioè del riposo. La salita continua poi, impervio; il sentiero si avvicina alle rocce strapiombanti. Da notare alcune grosse edere aggrappate alle rocce: data la grossezza del tronco, si deve trattare si piante ultracentenarie.  
   Si arriva poi alle due “casère De Zorzi”, che sovrastano il sentiero. Qui, sulla destra, si ha una deviazione interessante: un sentierino pianeggiante porta in pochi minuti alla “fontana coèrta “ (fonte coperta), costituita da una nicchia nella roccia che raccoglie l’acqua che stilla dai muschi.
Quell’acqua, che noi certo non ci arrischiamo di bere, dato l’alto grado di inquinamento batterico, era l’unica che i nostri vecchi avevano a disposizione nella zona, la quale nel periodo estivo era molto frequentata (vi sono i resti di decine di casère ormai diroccate). Dalla “fontana coèrta” parte un rudimentale acquedotto che arriva a San Michele. 
  
Continuando a salire sul sentiero di Gallina, si arriva al terzo “Cristo”, a quota 730 circa, in un ambiente più aperto e più arido. Piano piano ci si avvicina alla “Croce dei Frati”, a quota 900 circa, dove si arriva in circa mezz’ora: è un meraviglioso punto panoramico su tutta la valle del Cismon e sul massiccio del Grappa. Siamo nella località detta Cima Loreto, dove i Padri Canossiani hanno una colonia, ora centro di incontro, costituita da due edifici recentemente ristrutturati ed una chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto. In questa località si può arrivare anche in auto, attraverso Terna, Faller, Ramen, piccole frazioni di Sovramonte.

   Qui inizia il secondo tratto dell’escursione: dalla “Croce dei Frati” si prosegue, tenendosi sul crinale della montagna, senza attraversare i prati sulla sinistra, fino ad arrivare ad un altro punto panoramico attrezzato, a quota 930 circa; qui la traccia del sentiero diventa più visibile. Il panorama si fa più aperto e la vista spazia, a ovest, verso Arsié e le sue montagne e verso Lamon con il monte Coppolo. Il sentiero prosegue, senza allontanarsi troppo dal costone della montagna, ora nel bosco fitto, ora nelle radure, ora tra cespugli e spiazzi erbosi. In un’ora circa, sempre costeggiando il crinale, si arriva dove la vegetazione si fa più rada e lascia il posto al pascolo del Campón d’Avena. Nel primo tratto il pascolo è recintato verso valle, per impedire agli animali di cadere nei precipizi.  
   Si arriva così alla Croce di Avena, a quota 1440 circa, spettacolare punto panoramico a 360 gradi. Dalla Croce, in qualche minuto, si raggiunge la strada sterrata che porta al complesso della malga del Campón, che è anche un punto di ristoro agrituristico, oltre che punto di vendita di prodotti di malga.
 

                Il ritorno a Fonzaso può essere fatto su un percorso diverso, verso sud-est.

   Arrivati alla “posa” o lama, cioè alla fossa d’acqua piovana nella quale si abbeverano gli animali al pascolo), si prosegue verso est, nella vallecola, verso il bosco di abete rosso, dove il sentiero che porta a valle diventa ben visibile. Si scende sul sentiero ripido, ora nel folto del bosco, ora nel pendio arido, con bei panorami su Feltre, la valle del Piave, la valle del Cismon, il monte Roncon e il monte Tomatico, ultimi contrafforti settentrionali del Grappa. Si incontrano anche i resti di qualche vecchia casera, con la copertura in pietre. Nelle vicinanze delle casere vi sono tracce ancora evidenti di vegetazione “antropica” ( ciliegi, noci...).
 
A quota 750 circa ci si immette nella strada sterrata che porta a Fiere Alte, una piccolissima frazione montana di Pedavena. Si arriva  poi alla prima abitazione e qui è facile perdere il sentiero: lo si ritrova a valle dell’abitazione stessa. Oramai si è vicini ad Arten, ma non si entra nel paese; si gira sulla destra, imboccando la strada detta delle “Traversère”, che passe a valle di un grosso allevamento agricolo e a monte del locale “Quattroruote”.
 
Arrivati al capitello ed alla strada asfaltata, si passa oltre e si continua in direzione di Fonzaso, fino al caratteristico capitello con la copertura allungata sul sentiero, detto della “Madonna delle Scalette”. Dal capitello ci si immette sulla strada asfaltata della “Madonna Prima”, la più antica strada di collegamento tra Arten e Fonzaso (e tra Feltre, la valle del Piave e la valle del Cismon con il Primiero, il Lamonese ed il Tesino), che pare segua il tracciato della romana Via Paolina.

  Si arriva così a Fonzaso, completando il percorso ad anello, in circa tre ore di cammino.