Alla chiesetta di  Santa Giustina 
- Attraverso la via Calzen -

                 Partendo dalla piazza Angeli, si imbocca la via Calzen, in leggera salita; oltrepassate le ultime abitazioni, la strada diventa una mulattiera piana, che corre alta lungo il pendio di Avena; si incontra il Capitello di S. Anna, preceduto da semplici edicole con la Via Crucis; si prosegue tra gli ultimi vigneti rimasti (un tempo tutto il pendio, fino a notevole altitudine, era coltivato a vite). Il tracciato sembra essere quello antichissimo della Via Paolina, diramazione della Via Claudia Augusta Altinate. 

                 A circa metà del percorso la stradina è fiancheggiata, verso valle, da alberi non troppo comuni: si tratta di una specie di carrubo, con baccelli lunghi anche 40 cm, molto appariscenti, bruni, lucidi, incurvati e ritorti; ma la caratteristica più appariscente di questi alberi, che appartengono al genere delle leguminose, è costituita dalle spine ramificate, lunghe fino a 10 cm; da cui discende il nome di questi alberi: Spinacristi o Spino di Giuda  (Gleditschia triacanthos). E’ un albero introdotto in Europa dagli Stati Uniti agli inizi del 1700 che si è poi inselvatichito. Le foglie sono composte, paripennate o imparipennate, lunghe fino a 20 cm; l’infiorescenza è a grappolo, con fiorellini verdastri; Una curiosità: facendo fermentare la polpa dolce dei baccelli freschi si ottiene una bevanda simile alla birra.

                In una decina di minuti si arriva a Pedesalto, dove l’antico percorso della strada è interrotto dalla condotta idroelettrica. Il percorso è quasi tutto ombreggiato e può essere una piacevole passeggiata anche nelle giornate più calde. Da notare, sulla sinistra, numerosi alberi .

Da questo punto si può scegliere il percorso A, più semplice ed un po’ più lungo, oppure il percorso B più diretto, che presenta però alcune difficoltà.

           

Percorso A

Arrivati alla condotta forzata della centrale si scende verso la strada statale, la si attraversa a valle della galleria, verso la centrale e ci si avvia lungo la ex strada statale.

                Da notare, dopo poche decine di metri, nascosta da una staccionata, la cascata della Val Manèra, in funzione solo quando la centrale idroelettrica è ferma. Ci si inoltra poi verso la gola del Cismon. La strada corra alta sul torrente, con scorci panoramici molto interessanti. Dopo circa un chilometro si giunge alla Tagliata del Covolo di S. Antonio, comunemente detto Forte di S. Antonio, antico luogo fortificato, rimasto in funzione fino al 1917, quando fu distrutto dai soldati italiani in ritirata, dopo Caporetto.

                Da qui inizia, sulla destra, la vecchia strada, semiabbandonata, che portava un tempo a Faller. La si imbocca e la si percorre, in salita,  per circa cinquecento metri. Sulla sinistra si notano tracce di un sentiero che sale tra le vegetazione (segnale). Lo si imbocca ed in circa cinque minuti si arriva alla chiesetta di S. Giustina.

Percorso B (solo per escursionisti provetti)

                Arrivati presso la condotta forzata, si risale fino alla testa della condotta stessa e quindi, utilizzando le scale in ferro, la si oltrepassa, immettendosi in uno stretto sentiero, piuttosto ripido e difficoltoso nella sua parte finale, che  sbocca sulla vecchia strada carrozzabile per Faller (bel panorama della vallata). Si prosegue sulla strada verso monte, per circa trecento metri. Sulla sinistra (segnale) si nota l’imbocco di un sentiero che corre tra la vegetazione. Scendendo per qualche minuto, ci si trova sulla piccola radura nella quale sorge l’antica chiesetta di Santa Giustina.

 

Santa Giustina

 

                Qui, sullo sperone dal quale si domina la vallata di Fonzaso, vi era, nel Medio Evo, un posto fortificato che interrompeva la via Paolina e dove venivano riscossi i dazi per le persone e le merci di passaggio. Forse, come dice una tradizione locale, fin dal tempo dei Romani qui esisteva un luogo di culto, poi trasformato in cappella dai primi cristiani.

                La chiesetta è dedicata a Santa Giustina, che è la patrona della diocesi di Padova: questo era ed è tuttora l’estremo lembo settentrionale del territorio della diocesi.

                E’ un edificio semplice nelle sue linee. E’ stato rimaneggiato: la porta a Nord-Ovest è stata chiusa ed è diventata una finestrella.

                La piccola abside porta ancora i resti dell’affresco antichissimo (prima metà del 1400), che rappresenta Cristo in gloria tra gli Apostoli: si tratta di un dipinto di notevole valore non solo storico, ma anche artistico; è attualmente in via di restauro.

Ritorno

                Per il ritorno si può utilizzare il percorso di andata; è consigliabile però risalire, attraverso il bosco, alla vecchia strada per Faller e quindi discendere verso il Forte; si ha costantemente davanti il panorama della vallata e si possono osservare diverse piante che crescono su suolo arido e su roccia. E’ possibile qui, nel periodo primaverile, osservare la fioritura delle “unghie del diavolo” (Phyteuma comosum), che è uno spettacolare endemismo dell’area dolomitica: cresce sulle rocce calcaree; ha un accrescimento lentissimo (impiega decenni per arrivare alla fioritura); è pianta protetta e molto rara: da ammirare e fotografare e non certa da toccare o strappare!