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Confidenze fra Camilla e Nebbia

Se devo essere proprio sincero, io, padrone del cane Camilla, anche se andrei a salvarla dal fuoco, beh, questa volta la picchierei. Ho sentito tutto quello che raccontava ad una sua amichetta, una certa Nebbia, il suo padrone è un mio amico, Nino Belgio. Vi dirò, Nebbia è una cagnolina seria. Meno male, così non andrà a spifferare tutto in giro, come facciamo di solito noi umani. E' una cagnetta di taglia piccola, pelo nero con macchie bianche buttate la a caso, per la verità un po' buffa e sempre ad un centimetro dal tallone di Nino. Lui, Nino, non le fa tante storie, semplicemente la porta con se. Non so poi se quando sono soli si parlano e si fanno le confidenze, come faccio io con Camilla. Lui non vuol farsi vedere, ma senz'altro dialoga con Nebbia.
Ma veniamo ai fatti. Ogni volta che vado a fare due passi, imbocco Via Calzen, mi spingo di solito fino alla valletta dove Piero fa scendere la legna che taglia su per le crode, di fianco a "San Micel". Oppure arrivo più avanti, fin sopra la casa di Napoleone, o fino ai tubi della condotta forzata, dipende anche da quanto si diverte Camilla. Ad ogni modo a me camminare fa bene, ma questo consueto giornaliero esercizio fisico, lo faccio più per lei che per me.
Bene, ogni volta che torniamo indietro la lascio libera, senza guinzaglio, quando arriviamo nei pressi della casa di Nino ed io la vorrei legare, sparisce. Chiamo e richiamo, niente da fare, fischio, ma non ho il piacere di vederla e di sentirla. Non mi resta che proseguire da solo, con il mio guinzaglio che penzola da una mano, così arrivo in Piazza Angeli ed attendo impaziente.
Finalmente Camilla arriva galoppando come un cavallo, si ferma su tutti gli angoli delle case o delle viuzze trasversali che incontra, annusa, o meglio, legge i messaggi vecchi e recenti lasciati dai suoi simili, se meritano risposta la da, qualche volta con impegno, addirittura alzando la zampa come un maschio, altre volte più sbrigativamente. Io però mi chiedo dove vada a prendere tutto quell'inchiostro.
Con comodo mi viene vicino e si fa legare. Io vorrei un po' più di sollecitudine e di rispetto ma, che fare? Non mi rimane che soprassedere. Vorrei sapere dove va da un mese a questa parte quando sparisce, verrà il giorno della verità. Questi erano i pensieri che facevo fra me e me fino a qualche giorno fa, più precisamente fino a Domenica scorsa, giorno in cui finalmente ho scoperto dove andava e cosa faceva.
Si sa, alla Domenica ci si concede di solito un po' più di sonno; quella mattina mi sono alzato invece di buon'ora. La giornata era bella, non ho acceso nemmeno il fuoco, cosa alquanto insolita, poiché non manco mai a questo mattutino rito. Accendere il fuoco, subito, appena alzati, è una delle cose più belle della giornata. La sacralità dell'atto di accendere il fuoco, all' inizio di un nuovo giorno, è un meraviglioso legame con i nostri avi, tutti gli spiriti dei tuoi predecessori sono accanto a te in quell'atto stupendo, quando la fiamma si irrobustisce e diffonde il suo calore nella cucina. (Ah come vorrei dilungarmi a parlare di questo momento magico!)
Quella mattina, come dicevo, non avevo nemmeno acceso il fuoco, Camilla voleva uscire. Mi si era piazzata davanti tutta eretta, con movimenti nervosi, scattante, mi guardava piegando la testa di lato come per dire: "andiamo che aspetti, guarda che anche camminare di buon'ora è bellissimo, quei tuoi avi forse a quest' ora uscivano per andare a procurarsi la legna, magari la rubavano perchè non possedevano boschi, dovevano pur riscaldarsi".
Il "clic" del moschettone sul collare di Camilla mi ha fatto tornare alla realtà. Siamo usciti ed abbiamo fatto la solita strada, la "Claudia Altinate" arrivando alla condotta forzata, l'ho scavalcata passando dalle scalette dell'Enel, ho percorso il sentiero che mi porta al primo tornante della strada vecchia, per Faller, oramai in disuso. Camilla correva avanti per scoprire cose nuove, ritornava da me appena una piccola curva mi toglieva dalla vista. Io ero contento per tutto, per l'aria frizzante, per la punta del naso e le orecchie gelate, perchè riuscivo a mantenere un buon passo. Camilla sembrava capire e forse capiva sul serio, quella mattina poi era tutto un po' strano; Camilla e padrone.
"Per questa mattina abbiamo camminato abbastanza", mi sono detto: "arrivo fino al prossimo tornante e ritorno" ed ho fatto proprio così. Ho scavalcato in senso inverso i tubi della condotta forzata ed iniziato il ritorno. Mi sono fermato un poco a guardare giù la casa di Napoleone, a quell'ora lui non c'era e così ho proseguito.
Un momento, vi devo una spiegazione. Il mio paese non ha avuto l'onore, come quasi tutte le cittadine in giro per l'Italia, d' aver ospitato il Buonaparte, il Corso. Non vorrei essere frainteso quando nomino il mio amico Napoleone, anche se di cognome è Corso, con la "o" pronunciata chiusa, alla Fonzasina.
Come il solito, arrivati all'altezza della chiesetta di sant'Anna, la Camilla corre avanti e sparisce, inutile ogni mio richiamo. Questa volta però volevo vederci chiaro, non l' ho chiamata ma ho iniziato a setacciare la zona. Guardavo dietro e dentro i cespugli, dietro i "casotti" di tavole per gli attrezzi, su per il sentiero di "Galina", niente da fare. Ho costeggiato il muretto che delimita la proprietà di Nino e all'altezza del basso camino, dove ogni tanto escono effluvi appetitosi di salsicce e braciole, ho sentito Camilla e Nebbia chiacchierare, erano probabilmente vicine all'imboccatura del focolare così il camino mi portava su le loro voci.
Resto pietrificato; ho detto che sentivo parlare due cani, pazzesco, io stesso ero sbigottito. In seguito ho svelato l'enigma ed ora sono tranquillo, come capirete anche voi alla fine della storia. Certo che là per là mi era venuta la pelle d' oca, alta così.
"......certo, cara Camilla" - diceva Nebbia -" il tuo padrone ti porta in giro per le montagne, addirittura vai per rifugi, ma ti rendi conto di quanto sei fortunata? Mi piacerebbe anche vedere la tua cuccia che mi dici isolata dal freddo e con tante coperte di lana dentro, per farti stare comoda." - " Beh sì, è ben vero, non posso lamentarmi" - rispondeva Camilla e proseguiva - "Pensa che per queste ultime feste, sono andata a Torino e poi anche a Bologna. Ti dirò che a Torino ero più a mio agio, il parco dove mi portava era molto grande e molte volte mi lasciava libera, potevo correre, lasciare messaggi e dare risposte, c'erano certi fusti a pelo lungo, morbido, ci ho lasciato gli occhi ed il cuore. Poi, ti dirò, il mio olfatto captava solo un ottimo odore di metalmeccanico che mi tranquillizzava, mi rendeva serena. Non come a Bologna dove vivevo con una mia cugina di nome Pegghy, con gli occhi languidi, grandi. Era bella, devo ammetterlo, ma mi rompeva. In quel bel parco ero sempre al guinzaglio e tutto era sciccoso".
"Ma lascia dire qualche cosa anche a me," - intervenne Nebbia, un po' scocciata. -" E' ben vero, io vivo in campagna, pensa però come posso correre sempre, non solo una volta al giorno. Il mio padrone poi, mi passa qualche buon boccone quando la padrona non se ne accorge. Ogni tanto vado anch'io in montagna, controlliamo il filo della teleferica se è a posto, Nino si diverte, fa scendere la legna lungo il filo ed è bello vedere come corre. Andiamo anche a vedere la sorgente che porta l'acqua a San Micel, ogni tanto bisogna ripulirla, io mi faccio delle belle bevute, è così buona quell'acqua, altro che quella delle città. L'altro giorno sono andata con lui per mettere a dimora tre piantine di Frassino che erano spuntate spontanee proprio vicino dove abitiamo noi, il mio padrone è molto attento a queste cose, fossero tutti come lui, non ci sarebbe inquinamento ed i boschi sarebbero bellissimi. Non ti dico poi che bello stargli vicino quando il sole manda il suo primo tepore in primavera, quando il mio padrone, con me, va nella vigna a potare, a legare i tralci, a dare il verderame... Che vita meravigliosa, sono proprio fortunata! Non parliamo poi della vendemmia e di quando fa il vino.
Una cosa però non l'ho ancora capita bene, quando fa gli assaggi del vino, magari con i suoi amici, mah, incominciano a ridere ed a chiacchierare e non la finiscono più, in quei casi lui mi fa un sacco di confidenze quando dopo andiamo in giro".
"Sei una bella chiacchierona pure tu" - diceva Camilla - "certo non è oro tutto quel che luccica. La mia è una vita diversa, ma è anche molto faticosa. Quando andiamo in montagna, il mio padrone mi mette una imbracatura, e lo devo tirare e come! Perciò devo confessarti che questa è la verità sulle camminate per i rifugi, come vedi c'è sempre l'altra parte della medaglia. Lui, il mio padrone e signore dice che ha una certa età ed è costretto a farsi tirare. Se faccio pena a qualcuno, lui lo apostrofa dicendo che a me dà: pane ed affetto, io lo devo contraccambiare tirandolo. Nessuno glielo toglie dalla testa, dice che è giusto così e basta! Una cosa veramente ignobile è che mi vieta di fare l'amore, lui capisce quando è il mio periodo "particolare" e mi tiene segregata in casa. Eh... io però mi vendico, molte volte proprio non lo ascolto e se lui vuol giocare con me, io scherzando scherzando lo mordo fortino o digrigno i denti, un pochino di timore riesco a farglielo avere. Il mio padrone allora mi dice: " ti faccio sopprimere": - chissà cosa vuol dire, ma tutto sommato ci vogliamo bene!
"Camilla, Camilla" ho incominciato a chiamare, facendo finta di non aver sentito niente. Lei si è girata verso Nebbia e le ha detto: "adesso gli salto addosso e lo "slurpo" e magari lo mordo un pochino...." E' uscita ed ha fatto veramente quel che aveva detto.- Io mi sono svegliato di soprassalto, avevo la mano incastrata fra rete ed materasso, non era un morso, ed erano le nove: che vergogna alzarsi a quell'ora!!

LUCISTEFAN


 
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