© www.fonzaso.com

Arrivo dal futuro

Quella mattina ero agitato, nervoso. Non volevo incominciare subito ad assumere equilibratori, mi ero ripromesso di usare quelle pillole, tutte le pillole, il meno possibile e solo in casi di grande necessità. La mia agitazione era causata dalla lettura di un volumetto di ricordi di un mio avo che si era divertito a scrivere durante la pensione, sono passati solo duecento anni dalla sua morte, avvenuta nel 2014 ad ottantatrè anni. Da allora tutto è terribilmente cambiato.
Quella lettura mi ha aperto le porte su modi di vivere oramai dimenticati, anche se grazie alla letteratura ed ai documentari, la Storia (con la lettera maiuscola) si conosce. Questi però erano ricordi freschi, privati, di prima mano fra il mio avo e me.
Narrava la gioia di vivere guardando la natura, assaporando cibi dimenticati ed in ogni caso oggi, quasi introvabili, o sconosciuti ai più. Altro che il nostro quasi quotidiano cibo in sintesi. E poi sentire anche il canto degli uccelli in una natura libera... Cosa mai doveva essere la vita a quei tempi, nel XX° secolo.
Quello che più mi ha colpito ed affascinato è stato leggere della montagna, dei boschi, delle vallate verdi lussureggianti, della neve candida, delle quattro stagioni. Che cosa abbiamo perso. Ma perché l'uomo, la società, non è stata più responsabile, più accorta, perché non ha saputo rinunciare, frenare quel desiderio di folle tecnologia a tutti i costi.
Nei videoschool, si racconta ai ragazzi d'oggi che la natura ha iniziato a fare bizzarrie verso gli anni duemila. Allora c'erano i ghiacciai nei paesi dell'Europa del Sud, addirittura nella penisola Italia. Il deserto dell'isola Sicilia non c'era, l'isola era magnifica, verdeggiante; l'uva, i fichi d'india, le arance, i limoni crescevano a loro agio in un paradiso da sogno. Archimede vi visse duecento anni circa a.C., ed era un'isola splendida. Scrittori come Pirandello, Verga e molti altri hanno raccontato storie straordinarie. Oggi è solo deserto, sabbia.
Tutto questo mi ha sconvolto, è vero che conosco bene quel che è avvenuto negli ultimi due secoli e nei millenni di storia trascorsa ma, ripeto, leggendo questo vecchio documento del mio avo mi ha fatto sentire, toccare con mano una bella realtà perduta. Ne sono rimasto scosso, coinvolto, ossessionato.
L'uomo nella storia, che io sappia, non ha mai agognato ritornare nel passato per viverci, non ha mai desiderato vivere come nei tempi passati. Incertezza, povertà, scarsa garanzia di sopravvivenza c'inducono ad essere soddisfatti del nostro tempo.
Io no, io vorrei essere nato in quei tempi. Oggi, solo per studio ci rechiamo con la "trans-tempore" nel passato. Chi ha il potere e coordina i trasferimenti, evita il transito degli addetti negli ultimi duecento anni. Più di una volta hanno dovuto ricorrere al loro rientro con il "trans-molecolare", non per niente il secolo ventesimo è stato paragonato all'Eden, malgrado alcune tremende guerre avvenute in quei tempi .
Mi sentivo inquieto nel mio vagheggiare per quei tempi andati, Ed anche il mio desiderio di natura, di verde, di fiori, di alberi, di prati e di aria pura.
Quasi come atto di purificazione quella mattina mangiai del pane, solo pane cotto al forno solare. Non è di sola farina di grano, ma anche di fecola di patate e farina di riso, le norme continentali prevedono anche le percentuali dei vari componenti il pane, così tutti siamo contenti e soddisfatti nei nostri gusti, più o meno.
Uscii dal mio super box, passai dall'androne principale e percorsi il tunnel protetto. Quella mattina deviai, non lo facevo mai, ma desideravo un frutto colto direttamente dalla pianta. Mi sarebbe costato due euromark di più ma volevo staccare la banana con le mie mani e lo feci nella grande serra. Quella mattina salii sulla mia transfera, contento. Proprio per la cerimonia della prima colazione, mi sentivo più vicino al mio avo ed al suo splendido mondo.
Digitai sul compvolant la località da dove partivo e quella dove dovevo recarmi: Stoccolma- Treviso. Non avevo voglia di interessarmi al viaggio, volevo fantasticare ed estraniarmi, pensare alle Dolomiti di allora, quelle raccontate dal mio lontano parente e così premetti "autotrans". Sullo schermo si formarono le coordinate e le altitudini che automaticamente la sfera doveva tenere, fui avvolto da un soffice airbag riscaldato a 37 centigradi, l'antigravitazionale fece sentire il suo tenue sibilo ed io mi trovai a ventimila metri di quota, avevo da quel momento, quindici minuti per sognare, tanto era il tempo per arrivare a Treviso e sognai.
Sognai l'uomo antico del 2000, re della terra, essere intelligente che dominava tutti gli animali, anche gli oranghi, sì, anche se oggi scrivono correttamente in esperanto, e sanno parlare, sono però sottomessi all'uomo che li ha trasformati geneticamente, usati per i lavori manuali pesanti, unica bestia semiintelligente.
Sognai il mio avo, sognai di essere nel suo mondo. Incredibile, poter respirare quell'aria per tutta la vita, senza morire dopo pochi giorni, come succederebbe oggi, incredibile. Essere trasportati da quelle strane scatole su ruote che correvano su strade e che chiamavano automobili, oppure da quegli strani trans che chiamavano aerei.
Ecco, proprio il loro uso sconsiderato ha portato all'inquinamento irreversibile dell'atmosfera, già allora accadevano casi d'avvelenamento da monossido di carbonio e da piombo negli agglomerati urbani a forte intensità umana. Con la ricerca erano vicini all'antigravitazionalità e vicini alla scoperta dell'energia pulita, ma la ricerca non piaceva a chi gestiva e possedeva i sistemi di trasporto e l'energia. In un bicchiere d'acqua avevano tanta energia da muovere il mondo e non se n'accorsero. Così fecero scempio della natura. Che dire delle foreste tropicali, fonti di rigenerazione dell'aria, hanno tagliato, disforestato senza ritegno, uccidendo anche gli uomini che vivevano dentro, in armonia con quella natura.
Grazie a loro noi dobbiamo vivere prigionieri in cupole e tunnel, non possiamo respirare l'aria esterna per più di tre o quattro ore, altrimenti ci dobbiamo sottoporre alla pneumocamera per disintossicarci e rigenerarci. Solo in pochi luoghi del mondo si può ancora vivere come una volta, quei luoghi sono centro di cure e rigenerazione.
Poter respirare l'aria libera a pieni polmoni, che sogno. Addirittura fumavano foglie secche di piante della famiglia delle Solanacee, lo chiamavano tabacco e veniva trasformato nelle cosidette sigarette e sigari, oggi è impensabile nonostante le nostre conoscenze scientifiche.
Meglio, comunque, la vita media del ventesimo secolo con il loro ambiente, che i nostri duecento anni di vita, vissuti da prigionieri. Meglio il loro arcaico trapianto d'organi chirurgico e la possibilità di vivere liberi, che i nostri metodi bioriproduttori per poi vivere in cupole.
"Venezia sulla perpendicolare fra dieci secondi" mi avverte il biocomputer. Collego mentalmente Venezia con l'oriente Italico, con Treviso e con le Dolomiti, ed ordino "ferma sulla verticale".
La quota era solo quattromila metri, più che bastanti per una panoramica a largo raggio sulla sottostante conformazione orografica che comprendeva il territorio, dal mare alla catena delle Dolomiti. Mi rilassai sul comodo sedile e feci rientrare l'aria dell'airbeg, così potevo agevolmente muovermi nel l' abitacolo della transfera.
Fermo a quattromila metri di quota mi godevo, facendo girare il sedile adagio adagio, per tutti i trecentosessanta gradi, il panorama sottostante. Venezia, con tutte le sue dighe di protezione dalle maree, i suoi canali, le calli tutte sottotunnel, era comunque la solita città di sogno, meravigliosa. Le poche isole intorno erano brulle, un tempo erano verdi di piante ed erba, così si vede dai filmati storici delle videoteche.
L'esplosione di Marghera con tutti i suoi gas venefici hanno cancellato tutta la vita vegetale ed animale, pochi uomini sono sopravvissuti in quel 2080. Per cento chilometri di raggio, anche se in modo meno intenso verso l'esterno, quel disastro ha fatto tabula rasa.
Sui monti, comprese le Dolomiti, tutto era brullo, inaridito. Non perché non ci fosse l'acqua, ma perché l'acqua era acida. E che dire dell'atmosfera, dal livello del mare fino a duemila metri di quota, aria irrespirabile. L'azoto sceso al 35%, l'ossigeno non sempre al 5%, il vapore acqueo altissimo ed acidulo. Sopra i 2000 mt. d'altitudine cresce qualche tipo di vegetazione, il pino mugo a fior di terra, quasi sembra nascondersi. Il televideo mi permetteva di osservare da vicino tutte queste cose che comunque non erano certo novità.
Cortina era stata salvata. Ancora oggi è abitata e dotata di tutte le protezioni per renderla vivibile, è centro di vacanze. I gruppi dolomitici, Tofane, Cristallo, Antelao, superando di gran lunga i duemila metri d'altitudine, hanno sulle loro sommità grandiose cupole, a ricordo degli antichi rifugi. Le cupole però proteggono e contengono centri vacanze con hotels e complessi turistici e sportivi. Nel loro interno la vegetazione è lussureggiante, fa solo meraviglia vedere fra l'altro, a quell'altitudine, piante da frutto. L' effetto della fotosintesi clorofilliana rende le cupole autosufficienti per la produzione dell'ossigeno. La vita è possibile anche fuori dalle cupole, se si è in buona forma e salute.
La segretaria elettronica mi avvertì che l'ora dell'appuntamento con la Policarbplex era tra cinque minuti. Non erano trascorsi trenta secondi e già mi trovavo fermo nel transferodromo dell'azienda, leader nella costruzione delle lastre trasparenti per tunnel e cupole. Non si può certo dire che l'efficienza e la puntualità non siano un valore, il rispetto verso gli altri si dimostra anche con la puntualità e certamente quel miliardo circa di persone che popolano oggi la terra ne è l'esempio per il futuro.
Altri tre minuti per recarmi a piedi nel gran complesso degli uffici, pochi secondi ed ero ricevuto personalmente dal direttore commerciale, Signor Levi.
I soliti convenevoli rappresentarono i primi approcci.- "Come sta Sig. Stefan, al teletelefono m'è parso preoccupato, voglio sperare che tutto vada per il meglio e che le trattative in corso abbiano buon esito sia per la sua società che per la mia".Mi disse accogliendomi.
Per la verità, mi sembrava molto più preoccupato lui di quanto lo fossi io, l'argomento era la fornitura di un'enorme quantità di materiale, tanto da mettere in crisi anche una società dello Stato come questa. Raramente difatti ci si sposta per trattative, di qualsiasi genere. Addirittura i processi, anche penali, si svolgono a mezzo schermo, da casa propria. Se il processato è dichiarato colpevole, questo si trasferisce senza storie, nei cantieri penali, di sua iniziativa, secondo quanto stabilito. Tanto dove potrebbe andare?
"Signor Levi,"- dissi,- " lei si è sicuramente reso conto della considerevole quantità di materiali trasparenti e della carpenteria d'assemblaggio da fornire, l'ufficio del "planetario" considera questa fornitura la più grandiosa mai avvenuta. Ecco perché lei ha visto giustamente la mia preoccupazione dipinta in volto."
La risposta fu confortante, era proprio quello che mi aspettavo da questa grande industria. - "Signor Stefan, le assicuriamo che la Policarbplex sta ampliando ulteriormente le aree di lavoro, abbiamo già commissionato le macchine più sofisticate per la produzione dei materiali a voi necessari. Contiamo di iniziare le consegne entro il 2212."
Lo ringraziai e dissi,-" avrei un'idea che potrebbe, a mio avviso, essere conveniente per entrambi. Si potrebbero trasferire le attrezzature per la produzione dei materiali semilavorati, sia trasparenti sia d'assemblaggio sul pianeta Terrino, usando un'area che per il momento è sgombra. Trasferire le materie prime è notevolmente meno ingombrante e di conseguenza meno costoso. Lassù, possiamo robotizzare tutto e con l'aiuto degli Oranghi e degli uomini di un cantiere penale, il gioco è fatto."
Il Signor Levi rimase in silenzio, avrebbe dovuto discutere la mia idea con il direttore amministrativo, rivedere tutti i costi, questo, si capiva, lo disturbava un po! Dopo qualche secondo mi disse.
"L'idea è geniale, e se subito salta all'occhio la convenienza per voi, anche noi dovremmo avere i nostri benefici: non amplieremo quaggiù le nostre aree di lavoro, i semilavorati non ingombreranno chilometri quadrati di piazzali, avremo uno stabilimento avamposto sul pianeta Terrino da dove potremo facilmente effettuare forniture sulla Luna e su Universus. I nostri uffici inizieranno subito lo studio per la progettazione dello stabilimento. La prego Signor Stefan di far pervenire ai nostri uffici le planimetrie dell'area disponibile sul "Terrino" e di darci la vostra collaborazione."
Ci recammo nel bar dell'azienda per un caffè, (l'immortale caffè!) così, tanto per parlare del più e del meno e per un atto reciproco di cortesia. Il Signor Levi era persona amabile e squisita, aperta al dialogo. Si capiva subito la sua gran virtù, perché tale è, saper ascoltare e mettere a proprio agio le persone.
. Parlai della mia ossessione e del continuo andare con il pensiero al ventesimo secolo. Il Signor Levi mi bloccò subito e disse: "sindrome del ventesimo secolo! Non è che anch'io non ci pensi. Certo che lei ha quel suo avo ad avvicinarlo di più di qualsiasi altro a quel periodo. Io amo questa vita piena di comodità e sicurezza per l'avvenire. Noi non avremo mai più guerre e carestie, abbiamo finalmente imparato, dagli sbagli dei nostri predecessori. No no, Signor Stefan, la guerra totale e la cosiddetta "rivolta della natura" della seconda metà del ventunesimo secolo mi spaventa e tanto mi consola di vivere oggi nella sicurezza. Certo, la capisco, il ventesimo secolo ed i primi decenni del successivo, nel loro complesso sono stati l'apice del vivere umano, immerso in una natura che noi riscopriamo in quei piccoli fazzoletti di verde che sono le nostre serre, che danno poi, solo una pallida idea della flora e della fauna di allora. Mi scusi signor Stefan per l'irruenza, ma è difficile non lasciarsi coinvolgere su quest' argomento."
Quel giorno tornai a Stoccolma in preda all'euforia. Nel breve viaggio trovai il tempo di collegarmi con la Hall Music di Vienna, scelsi il Nabucco e Verdi mi accompagnò per tutto il tragitto.
Avevo solo quarantacinque anni ed incominciavo a pensare seriamente di sposarmi, molti miei coetanei non ci pensavano nemmeno. L'ultima cerimonia per uno sposalizio cui avevo assistito, era oramai lontana di qualche anno. Un frate francescano, che oltre ad essere sacerdote, accudiva una serra di un gran pluribox, aveva celebrato il rito. La coppia era mia amica da sempre, ora sono felici con i loro due bimbi. E' abitudine dare il meglio della propria gioventù al mondo del lavoro, dopo, si pensa al matrimonio ed ai bambini. Questo è dovuto all'allungamento della vita, che, grazie alla medicina è quasi totalmente vissuta in piena salute ed efficienza. I duecento anni sono da considerarsi incerti solo negli ultimi cinque. Il vincolo del matrimonio è comunque sentito come una necessità irrinunciabile ed i bambini sono attesi con gioia.
La religione é praticamente unica, monoteista. Da più di un secolo l'unificazione delle religioni è avvenuta. Il vangelo ha avuto un pieno riconoscimento, è chiamato il libro della vita. La vita in concreto si svolge sulle sue indicazioni. Oggi poi abbiamo le prove della vita di Gesù di Nazaret, inconfutabili.
I miei pensieri continuavano a galoppare mentre, giunto sul transferodromo del mio pluribox, mi avviavo verso l'androne.
Una voce mi fece sussultare e mi svegliai dai miei rimuginamenti: "Samuele, Samuele, "- mi chiamava Maja. -"Ben tornato, ho visto sul programmatore che eri a Treviso, ci sarei venuta volentieri anch'io".
-" Non dovevi finire quella relazione di cui mi avevi parlato?"
- "Certo e l'ho finita e corretta, ora sono libera, perché non pranziamo assieme?"
- "Magnifico, vieni su da me, mi preparo ed usciamo."
Volevo bene a Maja, era il mio freno per un mio proposito che tenevo gelosamente segreto da tempo, da tanto tempo. Avevo paura anche solo a pensarci, ma alla fine, dovevo pure confidarmi con qualcuno e chi se non lei. Maja era occupata presso il "C.T.R.S." Centro Trasferimenti per Ricerche Storiche. Aveva viaggiato a ritroso ed era considerata una delle maggiori esperte per queste delicatissime missioni.
Aveva scritto testi storici, esponendo fatti e misfatti di epoche lontane due-trecento anni, con una assoluta precisione e verità, tutto per averci vissuto in prima persona. Nel ventesimo secolo si sospettavano presenze exstraterrestri, ma in effetti extraterrestri non eravamo, siamo solo tecnologicamente infinitamente più evoluti. In ogni caso la maggioranza degli uomini di allora non credeva. Eppure eravamo presenti.
Avevo intanto fatto la doccia e vagavo per il mio box come un sonnambulo, in preda al mio farneticare.
-"Mi puoi dire cosa ti tormenta tanto? C'è qualcosa che non va? Non hai fatto una parola da quando eravamo nell'androne"
- "Scusami cara Maja, è che ho avuto una mattinata piuttosto intensa". Probabilmente lo dissi in modo poco convincente.
Maja allora mi si avvicinò e mi spinse gentilmente sul letto, mi fece distendere come se fossi stato un bambino, pigiò un tasto per togliere un po di gravità, si sedette accanto, sul letto. Incominciò a massaggiarmi le tempie e la nuca. La pressione che esercitava, anche se leggera, aveva una reazione contraria ed io mi trovavo a volte sospeso sopra il letto, a mezz' aria. Lei allora si dava una piccola spinta e sollevandosi anch'essa, avveniva che ci trovavamo tutti e due a galleggiare. Io oramai avevo dimenticato tutte le mie preoccupazioni, e vivevo in un meraviglioso limbo. Sensazioni meravigliose, felicità quasi assoluta. Avevo ancora l'accappatoio addosso, ma non avendolo legato alla vita, abbassando le braccia scivolò giù, come foglia secca, galleggiò anch'esso e come al rallentatore finì sul letto. "Maja, Maja, mia dolcissima Maja" - dissi e, me la trovai fra le braccia, vellutata, liscia, vestita solo di profumo inebriante, con i biondi capelli fluttuanti come spumeggiante cascata d'antico Champagne. Fummo tutt'uno. Meravigliosamente uniti, le nostre bocche si cercavano e poi andavano sugli occhi, sul collo, avide ed innamorate. Rimanemmo spossati e felici per un lungo indimenticabile tempo.
"Non posso vivere senza di te amore, dovessi anche forzatamente partire non potrei farlo."
- "Samuele, mi devi dire che ti frulla per la mente, mi stai nascondendo qualche cosa, lo sento, capisco che hai un segreto, se non lo dici a me, a chi altro lo puoi svelare?"
- Allora, stanco di questo segreto peso, che mi portavo dentro da tempo, mi aprii con lei.
- "Ti dirò tutto, capisco che non posso nascondere oltre questo mio proposito, tu ne fai parte integrante. Facciamoci qualche cosa da mangiare qui, non usciamo, cercherò di dirti tutto".
Digitammo sulla tastiera della dispensa, due preparati proteico-vitaminici ricchi di sali minerali composti, principalmente saporiti e gustosi. Non come succedeva quando si era sul lavoro, che ci si accontentava di qualche pillola o capsula. Due bicchieroni di acqua completarono l'ordinazione.
Mangiammo in silenzio sulla tavola preparata da entrambi con il massimo della fantasia, ci permettemmo fiori e candele come si usava una volta. Mangiammo con appetito, ogni tanto una mano incontrava l'altra e ci tenevamo stretti, un po' anche giocando, senza lasciare la mano dell'altro, mettendoci reciprocamente in difficoltà nel portarci il cibo alla bocca.
Maja mi guardava interrogativamente, desiderosa di conoscere quale pensiero mi tormentasse. Si divincolò dalla mia mano e fattasi seria mi chiese di raccontare:
" Ti ascolto, mi devi dire tutto, non ti interromperò, parla amore".- Sentii che con quel segreto non potevo continuare a vivere ed iniziai a raccontare.
-"Ti ho fatto leggere quei racconti del mio avo, risalenti agli ultimi decenni del ventesimo secolo, fino al 2014, anno in cui morì. Mi hai detto anche tu, di essere rimasta affascinata e sconvolta per quelle descrizioni sulla natura, per la gioia grande, intima, esplosiva, che provava quell'uomo nel camminare tra boschi, ruscelli, sentieri di montagna, vette, neve, prati, nelle quattro stagioni dell'anno, come anche tu hai potuto vedere nei tuoi viaggi. Ora non ci sono più in quasi tutto il globo e come sappiamo solo verso il 3000 incominceranno a prendere forma, quando l'ozono sarà ripristinato e la natura riprenderà faticosamente ad essere regolata dalle stagioni. Io voglio vivere in quel mondo, anche se le divisioni sociali tra i paesi poveri e quelli ricchi stridevano. Io voglio vivere in quel mondo da pionieri, non porterò nulla con me, non modificherò nulla, sarò un uomo semplice, incomincerò dal nulla, mi farò accettare come un forestiero. Potrò respirare senza impedimenti di sorta. Per quegli uomini era banale respirare liberamente, nemmeno potevano immaginare la loro grande fortuna, mentre per noi è il più grande premio della vita, poter respirare a pieni polmoni senza protezioni, poter stare a godersi il caldo sole che non ti uccide come quello di oggi."
- Chissà quanto avrei continuato a parlare. Maja mi aveva detto che non mi avrebbe interrotto, ma approfittò della mia pausa, che dovetti fare per riprendere fiato, tanta era la mia foga, volevo convincerla ma volevo convincere definitivamente anche me stesso. Mi guardò atterrita, pallida in viso.
- "Non farlo Sam, lo sai che non si può, lo sai che per noi è un misfatto verso la società, solo il pensarlo. Lo sai che il telemicrocip che hai nel corpo ti riporterà qui, appena scopriranno la tua sparizione. Lo sai che io sono la responsabile del C.T.R.S. e mai ti trasferirò. La base dell'altro emisfero e quella della Luna mi avvertono ogni qualvolta trasferiscono. Ma non è certo con la coercizione che ti voglio trattenere, ma con il ragionamento e con l'amore che ho per te". Ne seguì una breve pausa.
-"Se non fossi convinto, se non avessi già un piano sicuro, se con la massima cautela e sicurezza non avessi già preso tutte le mie precauzioni, non te ne avrei parlato. Il piano è perfetto, impossibile che fallisca, credimi."
-" Ma ti faranno tornare nel tuo tempo, lo sai".- Insistette Maja. - "Hai il telemicrocip nel sangue".
- " Nel mio ultimo viaggio a ritroso, ho conosciuto un uomo, un gran tecnico per i suoi tempi, si chiama Alex, ha uno dei più grandi e qualificati stabilimenti di elettronica nella città di Verona. Mi sono fatto passare per uno scienziato americano, lo ho sbalordito, é chiaro che ci è voluto poco con le nostre conoscenze scientifiche. Gli ho raccontato che ho fatto esperimenti sul mio corpo iniettandomi un microcip di mia invenzione che potrebbe servire per il ritrovamento dei sequestrati ed ora non riesco più a togliermelo. Quello dei sequestri è un fenomeno dei suoi tempi, sono delinquenti che rapiscono persone e per rilasciarle, esigono un riscatto in denaro. Alex ha conoscenze anche nel campo medico-chirurgico, mi ha assicurato che non ci sono problemi per toglierlo. Tu capisci che da quel momento sarei libero. Potrei trasferirmi in un paesetto e più esattamente quello del mio avo che troverei vivo e vegeto nel 1999, anno che intendo trasferirmi con te."
-"Samuele, sei pazzo, non ti rendi conto della differenza di vita che troveresti in quel secolo e poi, mica ti presenterai al tuo avo dicendo: sono un viaggiatore del tempo, vengo dal XXIII° secolo ecc. ecc., sei pazzo."
-" Ti ho detto di aver pensato a tutto? Mi farò accogliere come profugo. In quegli anni c'è stata una forte migrazione dai paesi poveri della fascia mediterranea e dall'Africa, verso la penisola Italia. Facile per me farmi passare come tale e senza espormi troppo, mi farò strada con facilità. Con le conoscenze commerciali e scientifiche che posseggo, usandone la centesima parte mi inserirò in quella società. Potrò così avvicinare e farmi amico il mio avo ed i suoi figli, la mia sarà una gioia grande in particolare quando tu mi raggiungerai, io dirò che mia moglie sta cercando di espatriare. In questo settore c'è un grande caos e tutto andrà per il meglio. Tu seguirai la mia trafila con Alex, ed il gioco è fatto! Ma ci pensi? Andremo a camminare in montagna in mezzi agli alberi, sui prati. I torrenti tumultuosi, le placide acque dei fiumi. Andremo al mare, correremo sulla sabbia, visiteremo l'isola di Sicilia ancora lussureggiante. Mi scoppia il cuore solo al pensarci."
Maja era seduta accanto a me, gli occhi chiusi, silenziosa. Mentre la guardavo in silenzio, vidi lacrime che le scendevano lungo le gote, diventò pallida. Si alzò con uno scatto improvviso e si diresse verso il teletrasportatore, si girò verso di me e disse:
-"Pazzo, tu non capisci quello che stai facendo e non mi ami, altrimenti ti renderesti conto della gravità della tua decisione".- Se ne andò trattenendo a stento il pianto, a nulla valsero le mie preghiere.
Il giorno seguente mi recai su Terrino per organizzare la costruzione del nuovo complesso industriale della Policarbplex. Dentro la tuta e con il respiratore ci si muoveva con disagio, incominciavo a diventare irrequieto ed irascibile, con quel mio costante pensiero. L'area che visitavo era oltremodo sufficiente per un complesso di cinque chilometri quadrati, andava coperta e protetta almeno per un terzo. Il direttore tecnico del cantiere penale mi assicurò che il personale in quel momento presente, era per la maggioranza, qualificato per il montaggio degli elementi di copertura. L'orango, capo del branco della sezione lavori pesanti nel vuoto, mi assicurò, esprimendosi in esperanto, che non c'erano problemi, purché li dotassimo di nuove tute spaziali. Lo rassicurai. In effetti aveva ragione, loro non erano trattati molto bene, anche nel settore della sicurezza. Il Sig Levi, che informai all'istante, fu soddisfatto, il suo staff era già al lavoro.
Nel tornare sulla terra, passai dal pianeta Universus. Proprio qui, una grandissima parte dei moduli abitativi che si sarebbero prodotti su Terrino, dovevano essere installati. Decine di migliaia di giovani nuove famiglie, hanno risposto con entusiasmo alla campagna pubblicitaria lanciata da "Terra nuova". Universus diventerà un pianeta, dove non sarà necessario proteggersi con tute e respiratori. La forma di semisfera appiattita gli permette un cielo con l'altezza massima di 5000 metri ed un diametro di 250 mila metri. La superficie calpestabile, gradatamente sarebbe diventata terra. Già enormi serre la producevano con una vegetazione intensiva ciclica. A lavoro ultimato tutto Universus sarà un grande prato ed il terriccio si riprodurrà velocemente, anche per la presenza di una sola stagione.
Si cerca in tutti i modo di plagiare il pianeta terra, quello di una volta. L'uomo non può che mirare a questo. Più o meno tutti ci sentiamo in un ambiente non idoneo, non a dimensione uomo, anche se da generazioni viviamo così, tutto sommato, prigionieri.
Anche se molti avrebbero voluto nascere nel secolo dell'industrializzazione, quando finalmente buona parte degli uomini aveva trovato una collocazione ottimale, sotto tutti gli aspetti, o quasi. Malgrado tutta questa ammirazione, molto astio e rabbia contro quelle generazioni è in ognuno di noi. Loro sono i responsabili dell'attuale stato delle cose. All'egoismo del ventesimo secolo è dovuto tutto questo. A chi deteneva il potere, dai politici agli industriali, ai media, del mondo intero. Tutti sapevano nel loro intimo cosa sarebbe successo al pianeta. Ma gli interessi personali, di partito, di stato, non hanno saputo frenare la corsa all'ambizione di essere i primi, i più potenti ed in vista, applauditi, ricercati dagli sciocchi. Era un giuoco a scarica barile.
Noi abbiamo la possibilità, ma non ci è permesso di recarci da questa umanità da noi odiata, potremmo avvertirli, fargli vedere il mondo che ci hanno lasciato. Non crederebbero. Si dimenticherebbero tutto, volutamente, il sopravvento dell'ambizione e del potere non ha limiti.
Diedi disposizioni affinché iniziassero i lavori di lottizzazione e fissaggio delle basi per i nuovi moduli abitativi, entro un anno sarebbero giunti i carghi, con tutti gli elementi da assemblare.
Tornai a Stoccolma piuttosto affaticato ma deciso ad abbreviare i tempi della mia sparizione. Trovai Maja ad aspettarmi. Era preoccupata, guardinga, come se le stesse succedendo qualche cosa
- "Ciao Samuele, scusami per ieri sera, spero che ti renda conto di come io possa essere rimasta stupefatta da quella notizia. In laboratorio tuo cugino Fabio, rientrato da poco da un viaggio C.T.R.S., diceva scherzando con i tecnici: "stavo troppo bene fra quei selvaggi, quasi quasi non sarei tornato".- Ho pensato a te, ed è tutta la notte che sono sconvolta, penso che ti perderò perché io non posso, non me la sento, questo è il mio mondo, qui vivrò."
-"So che verrai, io non avrò modo di comunicare con te. Tu potrai usare Fabio, inviarmi un messaggio, lui capirà ma non dirà mai niente. Ci vogliamo bene come fratelli. Dai fammi partire, di notte, quando l'energia è al massimo e nessuno se ne accorgerà. Tu la sera del giorno dopo,fingendo, verrai a trovarmi, non ci sarò, mi cercherai su Terrino, su Universus. Rimarrà traccia delle tue ricerche e così nessuno potrà mai sospettarti."
Maja era pallida e sconvolta, le dissi che non doveva farsi vedere così, perlomeno finché non fosse trapelata la notizia della mia sparizione. Non era la prima volta che, nei viaggi, l'antigravitazionale non funzionava, la navetta o la transfera scomparivano nel cosmo. Anche le meteoriti mietevano le loro vittime con i loro impatti.
Il silenzio durò a lungo, io sentivo la mia responsabilità nel coinvolgere Maja, ma ero impietoso e deciso e lei se ne rese conto. Con determinazione mi disse: " Bene, questa notte alle due, vieni sarà tutto pronto."
Non dovevo certo fare le valige, avrei voluto vedere come mi avrebbero guardato con i vestiti del mio tempo. Avrei indossato in laboratorio i vestiti dell'epoca, anno 1999, con l'ultimo viaggio Fabio ne aveva portati un certo numero, anche notandone la sparizione avrebbe taciuto. Avrei laminato d'oro l'interno di qualche indumento e poi, anch'io potevo mettermi a vendere, porta a porta, biancheria ed oggetti vari, dopo essermi fatto togliere il microcip che circolava nel mio sangue.
Non parlammo più della cosa, volevamo passare quelle ultime ore senza tristezze, anche se poi intimamente era impossibile. Una cena leggera, con tanta frutta saporosa. Io per il trasferimento non avrei dovuto mangiare. Tanti baci e tante carezze, lacrime soffocate, volutamente trattenute. Alle 23 se ne andò con un "arrivederci fra tre ore precise". Io con calma feci la doccia, assunsi i vaccini di protezione e mi cosparsi il corpo, escluse mani e viso. (lo avrei fatto in seguito) con polvere impalpabile di selenio. Alle 2, come d'accordo, ero da Maja che mi aiutò a vestire quegli indumenti strani, scegliemmo che mi andassero molto stretti, con la notevole perdita di peso per il trasferimento mi sarebbero poi andati benissimo.
-"Samuele ti saluto, mi farò viva, non dirmi niente, ti farò sapere qualche cosa a mezzo Fabio, entra nella cabina, sarai a Verona in pochi secondi. Ricordati che sei un immigrato extracomunitario." La abbracciai brevemente e la baciai, entrai nella cabina, milioni di elettrodi come aghi mi punsero in tutto il corpo, erano talmente tanti che mi potevo adagiare senza peso e senza dolore su di essi. Improvvisamente mi sentii mancare i sensi, entrai in uno stato di trans. Se fosse stata la prima volta avrei detto che era trascorso un tempo infinitamente lungo, ore, mesi, invece forse due secondi erano bastati a farmi tornare indietro di 212 anni. Ero a Verona. Così ebbe inizio la mia avventura.
Dopo pochi giorni, in un paese del Veneto chiamato Fonzaso, un exstracomunitario con uno strano nome, ma che parlava correttamente l 'inglese, il tedesco, lo svedese, l'esperanto, il francese, l'arabo, ed uno strano dialetto che lui diceva africano, si presentò in comune per chiedere un'occupazione. Non era mai successo prima, ma gli fu subito data e fu molto utile, con la nuova Europa avere un uomo simile nel paese. Quando aveva tempo libero se ne andava per le montagne, per i boschi e prati. Non volle mai avere la patente di guida, diceva che così non avrebbe inquinato l'aria. Non accese mai una sigaretta, non buttò mai un pezzetto di carta per terra, non usò mai una busta di plastica, ma solo di carta. Quando camminava cercava di non pestare nemmeno l'erba, piantava piante e fiori. Diceva che sua moglie doveva arrivare presto, ma non arrivò mai. Cercava di avvicinare una famiglia del paese che particolarmente l'interessava, ma i componenti la famiglia erano distratti e non se ne accorsero.
L'anno 2000 era alle porte, l'inquinamento aumentava sia sul mare che sulla terra, il famoso buco dell'ozono era sempre più pericoloso. Gli scienziati dicevano di non prendere il sole per più di mezz'ora al giorno. La sensazione era che qualche cosa andava male e non poteva durare.
Quell'exstracomunitario sta diventando importante, vive più che può immerso nella natura, ama gli animali, trascorre molto tempo in montagna, è particolarmente affezionato al Campon d'Avena. Passeggia lungo il torrente Cismon e sui prati. Ogni tanto lo sorprendiamo che respira profondamente, con gioia. Noi che sappiamo chi è, ci chiediamo perché non intervenga. Ma lui capisce che non è facile, non è detto però che non succeda qualche cosa, tra poco, magari prima del 2000. Chissà,..... lui sa tante cose!
Noi che conosciamo questo segreto, non dobbiamo rivelarlo, stiamo attenti, ci prenderebbero per matti, sappiamo però che è tutto vero e tanto ci basta e consola.

LUCISTEFAN


 
www.fonzaso.com