Arrivo dal futuro
Quella mattina ero agitato, nervoso. Non volevo incominciare subito ad assumere
equilibratori, mi ero ripromesso di usare quelle pillole, tutte le pillole,
il meno possibile e solo in casi di grande necessità. La mia agitazione
era causata dalla lettura di un volumetto di ricordi di un mio avo che si
era divertito a scrivere durante la pensione, sono passati solo duecento anni
dalla sua morte, avvenuta nel 2014 ad ottantatrè anni. Da allora tutto
è terribilmente cambiato.
Quella lettura mi ha aperto le porte su modi di vivere oramai dimenticati,
anche se grazie alla letteratura ed ai documentari, la Storia (con la lettera
maiuscola) si conosce. Questi però erano ricordi freschi, privati,
di prima mano fra il mio avo e me.
Narrava la gioia di vivere guardando la natura, assaporando cibi dimenticati
ed in ogni caso oggi, quasi introvabili, o sconosciuti ai più. Altro
che il nostro quasi quotidiano cibo in sintesi. E poi sentire anche il canto
degli uccelli in una natura libera... Cosa mai doveva essere la vita a quei
tempi, nel XX° secolo.
Quello che più mi ha colpito ed affascinato è stato leggere
della montagna, dei boschi, delle vallate verdi lussureggianti, della neve
candida, delle quattro stagioni. Che cosa abbiamo perso. Ma perché
l'uomo, la società, non è stata più responsabile, più
accorta, perché non ha saputo rinunciare, frenare quel desiderio di
folle tecnologia a tutti i costi.
Nei videoschool, si racconta ai ragazzi d'oggi che la natura ha iniziato a
fare bizzarrie verso gli anni duemila. Allora c'erano i ghiacciai nei paesi
dell'Europa del Sud, addirittura nella penisola Italia. Il deserto dell'isola
Sicilia non c'era, l'isola era magnifica, verdeggiante; l'uva, i fichi d'india,
le arance, i limoni crescevano a loro agio in un paradiso da sogno. Archimede
vi visse duecento anni circa a.C., ed era un'isola splendida. Scrittori come
Pirandello, Verga e molti altri hanno raccontato storie straordinarie. Oggi
è solo deserto, sabbia.
Tutto questo mi ha sconvolto, è vero che conosco bene quel che è
avvenuto negli ultimi due secoli e nei millenni di storia trascorsa ma, ripeto,
leggendo questo vecchio documento del mio avo mi ha fatto sentire, toccare
con mano una bella realtà perduta. Ne sono rimasto scosso, coinvolto,
ossessionato.
L'uomo nella storia, che io sappia, non ha mai agognato ritornare nel passato
per viverci, non ha mai desiderato vivere come nei tempi passati. Incertezza,
povertà, scarsa garanzia di sopravvivenza c'inducono ad essere soddisfatti
del nostro tempo.
Io no, io vorrei essere nato in quei tempi. Oggi, solo per studio ci rechiamo
con la "trans-tempore" nel passato. Chi ha il potere e coordina
i trasferimenti, evita il transito degli addetti negli ultimi duecento anni.
Più di una volta hanno dovuto ricorrere al loro rientro con il "trans-molecolare",
non per niente il secolo ventesimo è stato paragonato all'Eden, malgrado
alcune tremende guerre avvenute in quei tempi .
Mi sentivo inquieto nel mio vagheggiare per quei tempi andati, Ed anche il
mio desiderio di natura, di verde, di fiori, di alberi, di prati e di aria
pura.
Quasi come atto di purificazione quella mattina mangiai del pane, solo pane
cotto al forno solare. Non è di sola farina di grano, ma anche di fecola
di patate e farina di riso, le norme continentali prevedono anche le percentuali
dei vari componenti il pane, così tutti siamo contenti e soddisfatti
nei nostri gusti, più o meno.
Uscii dal mio super box, passai dall'androne principale e percorsi il tunnel
protetto. Quella mattina deviai, non lo facevo mai, ma desideravo un frutto
colto direttamente dalla pianta. Mi sarebbe costato due euromark di più
ma volevo staccare la banana con le mie mani e lo feci nella grande serra.
Quella mattina salii sulla mia transfera, contento. Proprio per la cerimonia
della prima colazione, mi sentivo più vicino al mio avo ed al suo splendido
mondo.
Digitai sul compvolant la località da dove partivo e quella dove dovevo
recarmi: Stoccolma- Treviso. Non avevo voglia di interessarmi al viaggio,
volevo fantasticare ed estraniarmi, pensare alle Dolomiti di allora, quelle
raccontate dal mio lontano parente e così premetti "autotrans".
Sullo schermo si formarono le coordinate e le altitudini che automaticamente
la sfera doveva tenere, fui avvolto da un soffice airbag riscaldato a 37 centigradi,
l'antigravitazionale fece sentire il suo tenue sibilo ed io mi trovai a ventimila
metri di quota, avevo da quel momento, quindici minuti per sognare, tanto
era il tempo per arrivare a Treviso e sognai.
Sognai l'uomo antico del 2000, re della terra, essere intelligente che dominava
tutti gli animali, anche gli oranghi, sì, anche se oggi scrivono correttamente
in esperanto, e sanno parlare, sono però sottomessi all'uomo che li
ha trasformati geneticamente, usati per i lavori manuali pesanti, unica bestia
semiintelligente.
Sognai il mio avo, sognai di essere nel suo mondo. Incredibile, poter respirare
quell'aria per tutta la vita, senza morire dopo pochi giorni, come succederebbe
oggi, incredibile. Essere trasportati da quelle strane scatole su ruote che
correvano su strade e che chiamavano automobili, oppure da quegli strani trans
che chiamavano aerei.
Ecco, proprio il loro uso sconsiderato ha portato all'inquinamento irreversibile
dell'atmosfera, già allora accadevano casi d'avvelenamento da monossido
di carbonio e da piombo negli agglomerati urbani a forte intensità
umana. Con la ricerca erano vicini all'antigravitazionalità e vicini
alla scoperta dell'energia pulita, ma la ricerca non piaceva a chi gestiva
e possedeva i sistemi di trasporto e l'energia. In un bicchiere d'acqua avevano
tanta energia da muovere il mondo e non se n'accorsero. Così fecero
scempio della natura. Che dire delle foreste tropicali, fonti di rigenerazione
dell'aria, hanno tagliato, disforestato senza ritegno, uccidendo anche gli
uomini che vivevano dentro, in armonia con quella natura.
Grazie a loro noi dobbiamo vivere prigionieri in cupole e tunnel, non possiamo
respirare l'aria esterna per più di tre o quattro ore, altrimenti ci
dobbiamo sottoporre alla pneumocamera per disintossicarci e rigenerarci. Solo
in pochi luoghi del mondo si può ancora vivere come una volta, quei
luoghi sono centro di cure e rigenerazione.
Poter respirare l'aria libera a pieni polmoni, che sogno. Addirittura fumavano
foglie secche di piante della famiglia delle Solanacee, lo chiamavano tabacco
e veniva trasformato nelle cosidette sigarette e sigari, oggi è impensabile
nonostante le nostre conoscenze scientifiche.
Meglio, comunque, la vita media del ventesimo secolo con il loro ambiente,
che i nostri duecento anni di vita, vissuti da prigionieri. Meglio il loro
arcaico trapianto d'organi chirurgico e la possibilità di vivere liberi,
che i nostri metodi bioriproduttori per poi vivere in cupole.
"Venezia sulla perpendicolare fra dieci secondi" mi avverte il biocomputer.
Collego mentalmente Venezia con l'oriente Italico, con Treviso e con le Dolomiti,
ed ordino "ferma sulla verticale".
La quota era solo quattromila metri, più che bastanti per una panoramica
a largo raggio sulla sottostante conformazione orografica che comprendeva
il territorio, dal mare alla catena delle Dolomiti. Mi rilassai sul comodo
sedile e feci rientrare l'aria dell'airbeg, così potevo agevolmente
muovermi nel l' abitacolo della transfera.
Fermo a quattromila metri di quota mi godevo, facendo girare il sedile adagio
adagio, per tutti i trecentosessanta gradi, il panorama sottostante. Venezia,
con tutte le sue dighe di protezione dalle maree, i suoi canali, le calli
tutte sottotunnel, era comunque la solita città di sogno, meravigliosa.
Le poche isole intorno erano brulle, un tempo erano verdi di piante ed erba,
così si vede dai filmati storici delle videoteche.
L'esplosione di Marghera con tutti i suoi gas venefici hanno cancellato tutta
la vita vegetale ed animale, pochi uomini sono sopravvissuti in quel 2080.
Per cento chilometri di raggio, anche se in modo meno intenso verso l'esterno,
quel disastro ha fatto tabula rasa.
Sui monti, comprese le Dolomiti, tutto era brullo, inaridito. Non perché
non ci fosse l'acqua, ma perché l'acqua era acida. E che dire dell'atmosfera,
dal livello del mare fino a duemila metri di quota, aria irrespirabile. L'azoto
sceso al 35%, l'ossigeno non sempre al 5%, il vapore acqueo altissimo ed acidulo.
Sopra i 2000 mt. d'altitudine cresce qualche tipo di vegetazione, il pino
mugo a fior di terra, quasi sembra nascondersi. Il televideo mi permetteva
di osservare da vicino tutte queste cose che comunque non erano certo novità.
Cortina era stata salvata. Ancora oggi è abitata e dotata di tutte
le protezioni per renderla vivibile, è centro di vacanze. I gruppi
dolomitici, Tofane, Cristallo, Antelao, superando di gran lunga i duemila
metri d'altitudine, hanno sulle loro sommità grandiose cupole, a ricordo
degli antichi rifugi. Le cupole però proteggono e contengono centri
vacanze con hotels e complessi turistici e sportivi. Nel loro interno la vegetazione
è lussureggiante, fa solo meraviglia vedere fra l'altro, a quell'altitudine,
piante da frutto. L' effetto della fotosintesi clorofilliana rende le cupole
autosufficienti per la produzione dell'ossigeno. La vita è possibile
anche fuori dalle cupole, se si è in buona forma e salute.
La segretaria elettronica mi avvertì che l'ora dell'appuntamento con
la Policarbplex era tra cinque minuti. Non erano trascorsi trenta secondi
e già mi trovavo fermo nel transferodromo dell'azienda, leader nella
costruzione delle lastre trasparenti per tunnel e cupole. Non si può
certo dire che l'efficienza e la puntualità non siano un valore, il
rispetto verso gli altri si dimostra anche con la puntualità e certamente
quel miliardo circa di persone che popolano oggi la terra ne è l'esempio
per il futuro.
Altri tre minuti per recarmi a piedi nel gran complesso degli uffici, pochi
secondi ed ero ricevuto personalmente dal direttore commerciale, Signor Levi.
I soliti convenevoli rappresentarono i primi approcci.- "Come sta Sig.
Stefan, al teletelefono m'è parso preoccupato, voglio sperare che tutto
vada per il meglio e che le trattative in corso abbiano buon esito sia per
la sua società che per la mia".Mi disse accogliendomi.
Per la verità, mi sembrava molto più preoccupato lui di quanto
lo fossi io, l'argomento era la fornitura di un'enorme quantità di
materiale, tanto da mettere in crisi anche una società dello Stato
come questa. Raramente difatti ci si sposta per trattative, di qualsiasi genere.
Addirittura i processi, anche penali, si svolgono a mezzo schermo, da casa
propria. Se il processato è dichiarato colpevole, questo si trasferisce
senza storie, nei cantieri penali, di sua iniziativa, secondo quanto stabilito.
Tanto dove potrebbe andare?
"Signor Levi,"- dissi,- " lei si è sicuramente reso
conto della considerevole quantità di materiali trasparenti e della
carpenteria d'assemblaggio da fornire, l'ufficio del "planetario"
considera questa fornitura la più grandiosa mai avvenuta. Ecco perché
lei ha visto giustamente la mia preoccupazione dipinta in volto."
La risposta fu confortante, era proprio quello che mi aspettavo da questa
grande industria. - "Signor Stefan, le assicuriamo che la Policarbplex
sta ampliando ulteriormente le aree di lavoro, abbiamo già commissionato
le macchine più sofisticate per la produzione dei materiali a voi necessari.
Contiamo di iniziare le consegne entro il 2212."
Lo ringraziai e dissi,-" avrei un'idea che potrebbe, a mio avviso, essere
conveniente per entrambi. Si potrebbero trasferire le attrezzature per la
produzione dei materiali semilavorati, sia trasparenti sia d'assemblaggio
sul pianeta Terrino, usando un'area che per il momento è sgombra. Trasferire
le materie prime è notevolmente meno ingombrante e di conseguenza meno
costoso. Lassù, possiamo robotizzare tutto e con l'aiuto degli Oranghi
e degli uomini di un cantiere penale, il gioco è fatto."
Il Signor Levi rimase in silenzio, avrebbe dovuto discutere la mia idea con
il direttore amministrativo, rivedere tutti i costi, questo, si capiva, lo
disturbava un po! Dopo qualche secondo mi disse.
"L'idea è geniale, e se subito salta all'occhio la convenienza
per voi, anche noi dovremmo avere i nostri benefici: non amplieremo quaggiù
le nostre aree di lavoro, i semilavorati non ingombreranno chilometri quadrati
di piazzali, avremo uno stabilimento avamposto sul pianeta Terrino da dove
potremo facilmente effettuare forniture sulla Luna e su Universus. I nostri
uffici inizieranno subito lo studio per la progettazione dello stabilimento.
La prego Signor Stefan di far pervenire ai nostri uffici le planimetrie dell'area
disponibile sul "Terrino" e di darci la vostra collaborazione."
Ci recammo nel bar dell'azienda per un caffè, (l'immortale caffè!)
così, tanto per parlare del più e del meno e per un atto reciproco
di cortesia. Il Signor Levi era persona amabile e squisita, aperta al dialogo.
Si capiva subito la sua gran virtù, perché tale è, saper
ascoltare e mettere a proprio agio le persone.
. Parlai della mia ossessione e del continuo andare con il pensiero al ventesimo
secolo. Il Signor Levi mi bloccò subito e disse: "sindrome del
ventesimo secolo! Non è che anch'io non ci pensi. Certo che lei ha
quel suo avo ad avvicinarlo di più di qualsiasi altro a quel periodo.
Io amo questa vita piena di comodità e sicurezza per l'avvenire. Noi
non avremo mai più guerre e carestie, abbiamo finalmente imparato,
dagli sbagli dei nostri predecessori. No no, Signor Stefan, la guerra totale
e la cosiddetta "rivolta della natura" della seconda metà
del ventunesimo secolo mi spaventa e tanto mi consola di vivere oggi nella
sicurezza. Certo, la capisco, il ventesimo secolo ed i primi decenni del successivo,
nel loro complesso sono stati l'apice del vivere umano, immerso in una natura
che noi riscopriamo in quei piccoli fazzoletti di verde che sono le nostre
serre, che danno poi, solo una pallida idea della flora e della fauna di allora.
Mi scusi signor Stefan per l'irruenza, ma è difficile non lasciarsi
coinvolgere su quest' argomento."
Quel giorno tornai a Stoccolma in preda all'euforia. Nel breve viaggio trovai
il tempo di collegarmi con la Hall Music di Vienna, scelsi il Nabucco e Verdi
mi accompagnò per tutto il tragitto.
Avevo solo quarantacinque anni ed incominciavo a pensare seriamente di sposarmi,
molti miei coetanei non ci pensavano nemmeno. L'ultima cerimonia per uno sposalizio
cui avevo assistito, era oramai lontana di qualche anno. Un frate francescano,
che oltre ad essere sacerdote, accudiva una serra di un gran pluribox, aveva
celebrato il rito. La coppia era mia amica da sempre, ora sono felici con
i loro due bimbi. E' abitudine dare il meglio della propria gioventù
al mondo del lavoro, dopo, si pensa al matrimonio ed ai bambini. Questo è
dovuto all'allungamento della vita, che, grazie alla medicina è quasi
totalmente vissuta in piena salute ed efficienza. I duecento anni sono da
considerarsi incerti solo negli ultimi cinque. Il vincolo del matrimonio è
comunque sentito come una necessità irrinunciabile ed i bambini sono
attesi con gioia.
La religione é praticamente unica, monoteista. Da più di un
secolo l'unificazione delle religioni è avvenuta. Il vangelo ha avuto
un pieno riconoscimento, è chiamato il libro della vita. La vita in
concreto si svolge sulle sue indicazioni. Oggi poi abbiamo le prove della
vita di Gesù di Nazaret, inconfutabili.
I miei pensieri continuavano a galoppare mentre, giunto sul transferodromo
del mio pluribox, mi avviavo verso l'androne.
Una voce mi fece sussultare e mi svegliai dai miei rimuginamenti: "Samuele,
Samuele, "- mi chiamava Maja. -"Ben tornato, ho visto sul programmatore
che eri a Treviso, ci sarei venuta volentieri anch'io".
-" Non dovevi finire quella relazione di cui mi avevi parlato?"
- "Certo e l'ho finita e corretta, ora sono libera, perché non
pranziamo assieme?"
- "Magnifico, vieni su da me, mi preparo ed usciamo."
Volevo bene a Maja, era il mio freno per un mio proposito che tenevo gelosamente
segreto da tempo, da tanto tempo. Avevo paura anche solo a pensarci, ma alla
fine, dovevo pure confidarmi con qualcuno e chi se non lei. Maja era occupata
presso il "C.T.R.S." Centro Trasferimenti per Ricerche Storiche.
Aveva viaggiato a ritroso ed era considerata una delle maggiori esperte per
queste delicatissime missioni.
Aveva scritto testi storici, esponendo fatti e misfatti di epoche lontane
due-trecento anni, con una assoluta precisione e verità, tutto per
averci vissuto in prima persona. Nel ventesimo secolo si sospettavano presenze
exstraterrestri, ma in effetti extraterrestri non eravamo, siamo solo tecnologicamente
infinitamente più evoluti. In ogni caso la maggioranza degli uomini
di allora non credeva. Eppure eravamo presenti.
Avevo intanto fatto la doccia e vagavo per il mio box come un sonnambulo,
in preda al mio farneticare.
-"Mi puoi dire cosa ti tormenta tanto? C'è qualcosa che non va?
Non hai fatto una parola da quando eravamo nell'androne"
- "Scusami cara Maja, è che ho avuto una mattinata piuttosto intensa".
Probabilmente lo dissi in modo poco convincente.
Maja allora mi si avvicinò e mi spinse gentilmente sul letto, mi fece
distendere come se fossi stato un bambino, pigiò un tasto per togliere
un po di gravità, si sedette accanto, sul letto. Incominciò
a massaggiarmi le tempie e la nuca. La pressione che esercitava, anche se
leggera, aveva una reazione contraria ed io mi trovavo a volte sospeso sopra
il letto, a mezz' aria. Lei allora si dava una piccola spinta e sollevandosi
anch'essa, avveniva che ci trovavamo tutti e due a galleggiare. Io oramai
avevo dimenticato tutte le mie preoccupazioni, e vivevo in un meraviglioso
limbo. Sensazioni meravigliose, felicità quasi assoluta. Avevo ancora
l'accappatoio addosso, ma non avendolo legato alla vita, abbassando le braccia
scivolò giù, come foglia secca, galleggiò anch'esso e
come al rallentatore finì sul letto. "Maja, Maja, mia dolcissima
Maja" - dissi e, me la trovai fra le braccia, vellutata, liscia, vestita
solo di profumo inebriante, con i biondi capelli fluttuanti come spumeggiante
cascata d'antico Champagne. Fummo tutt'uno. Meravigliosamente uniti, le nostre
bocche si cercavano e poi andavano sugli occhi, sul collo, avide ed innamorate.
Rimanemmo spossati e felici per un lungo indimenticabile tempo.
"Non posso vivere senza di te amore, dovessi anche forzatamente partire
non potrei farlo."
- "Samuele, mi devi dire che ti frulla per la mente, mi stai nascondendo
qualche cosa, lo sento, capisco che hai un segreto, se non lo dici a me, a
chi altro lo puoi svelare?"
- Allora, stanco di questo segreto peso, che mi portavo dentro da tempo, mi
aprii con lei.
- "Ti dirò tutto, capisco che non posso nascondere oltre questo
mio proposito, tu ne fai parte integrante. Facciamoci qualche cosa da mangiare
qui, non usciamo, cercherò di dirti tutto".
Digitammo sulla tastiera della dispensa, due preparati proteico-vitaminici
ricchi di sali minerali composti, principalmente saporiti e gustosi. Non come
succedeva quando si era sul lavoro, che ci si accontentava di qualche pillola
o capsula. Due bicchieroni di acqua completarono l'ordinazione.
Mangiammo in silenzio sulla tavola preparata da entrambi con il massimo della
fantasia, ci permettemmo fiori e candele come si usava una volta. Mangiammo
con appetito, ogni tanto una mano incontrava l'altra e ci tenevamo stretti,
un po' anche giocando, senza lasciare la mano dell'altro, mettendoci reciprocamente
in difficoltà nel portarci il cibo alla bocca.
Maja mi guardava interrogativamente, desiderosa di conoscere quale pensiero
mi tormentasse. Si divincolò dalla mia mano e fattasi seria mi chiese
di raccontare:
" Ti ascolto, mi devi dire tutto, non ti interromperò, parla amore".-
Sentii che con quel segreto non potevo continuare a vivere ed iniziai a raccontare.
-"Ti ho fatto leggere quei racconti del mio avo, risalenti agli ultimi
decenni del ventesimo secolo, fino al 2014, anno in cui morì. Mi hai
detto anche tu, di essere rimasta affascinata e sconvolta per quelle descrizioni
sulla natura, per la gioia grande, intima, esplosiva, che provava quell'uomo
nel camminare tra boschi, ruscelli, sentieri di montagna, vette, neve, prati,
nelle quattro stagioni dell'anno, come anche tu hai potuto vedere nei tuoi
viaggi. Ora non ci sono più in quasi tutto il globo e come sappiamo
solo verso il 3000 incominceranno a prendere forma, quando l'ozono sarà
ripristinato e la natura riprenderà faticosamente ad essere regolata
dalle stagioni. Io voglio vivere in quel mondo, anche se le divisioni sociali
tra i paesi poveri e quelli ricchi stridevano. Io voglio vivere in quel mondo
da pionieri, non porterò nulla con me, non modificherò nulla,
sarò un uomo semplice, incomincerò dal nulla, mi farò
accettare come un forestiero. Potrò respirare senza impedimenti di
sorta. Per quegli uomini era banale respirare liberamente, nemmeno potevano
immaginare la loro grande fortuna, mentre per noi è il più grande
premio della vita, poter respirare a pieni polmoni senza protezioni, poter
stare a godersi il caldo sole che non ti uccide come quello di oggi."
- Chissà quanto avrei continuato a parlare. Maja mi aveva detto che
non mi avrebbe interrotto, ma approfittò della mia pausa, che dovetti
fare per riprendere fiato, tanta era la mia foga, volevo convincerla ma volevo
convincere definitivamente anche me stesso. Mi guardò atterrita, pallida
in viso.
- "Non farlo Sam, lo sai che non si può, lo sai che per noi è
un misfatto verso la società, solo il pensarlo. Lo sai che il telemicrocip
che hai nel corpo ti riporterà qui, appena scopriranno la tua sparizione.
Lo sai che io sono la responsabile del C.T.R.S. e mai ti trasferirò.
La base dell'altro emisfero e quella della Luna mi avvertono ogni qualvolta
trasferiscono. Ma non è certo con la coercizione che ti voglio trattenere,
ma con il ragionamento e con l'amore che ho per te". Ne seguì
una breve pausa.
-"Se non fossi convinto, se non avessi già un piano sicuro, se
con la massima cautela e sicurezza non avessi già preso tutte le mie
precauzioni, non te ne avrei parlato. Il piano è perfetto, impossibile
che fallisca, credimi."
-" Ma ti faranno tornare nel tuo tempo, lo sai".- Insistette Maja.
- "Hai il telemicrocip nel sangue".
- " Nel mio ultimo viaggio a ritroso, ho conosciuto un uomo, un gran
tecnico per i suoi tempi, si chiama Alex, ha uno dei più grandi e qualificati
stabilimenti di elettronica nella città di Verona. Mi sono fatto passare
per uno scienziato americano, lo ho sbalordito, é chiaro che ci è
voluto poco con le nostre conoscenze scientifiche. Gli ho raccontato che ho
fatto esperimenti sul mio corpo iniettandomi un microcip di mia invenzione
che potrebbe servire per il ritrovamento dei sequestrati ed ora non riesco
più a togliermelo. Quello dei sequestri è un fenomeno dei suoi
tempi, sono delinquenti che rapiscono persone e per rilasciarle, esigono un
riscatto in denaro. Alex ha conoscenze anche nel campo medico-chirurgico,
mi ha assicurato che non ci sono problemi per toglierlo. Tu capisci che da
quel momento sarei libero. Potrei trasferirmi in un paesetto e più
esattamente quello del mio avo che troverei vivo e vegeto nel 1999, anno che
intendo trasferirmi con te."
-"Samuele, sei pazzo, non ti rendi conto della differenza di vita che
troveresti in quel secolo e poi, mica ti presenterai al tuo avo dicendo: sono
un viaggiatore del tempo, vengo dal XXIII° secolo ecc. ecc., sei pazzo."
-" Ti ho detto di aver pensato a tutto? Mi farò accogliere come
profugo. In quegli anni c'è stata una forte migrazione dai paesi poveri
della fascia mediterranea e dall'Africa, verso la penisola Italia. Facile
per me farmi passare come tale e senza espormi troppo, mi farò strada
con facilità. Con le conoscenze commerciali e scientifiche che posseggo,
usandone la centesima parte mi inserirò in quella società. Potrò
così avvicinare e farmi amico il mio avo ed i suoi figli, la mia sarà
una gioia grande in particolare quando tu mi raggiungerai, io dirò
che mia moglie sta cercando di espatriare. In questo settore c'è un
grande caos e tutto andrà per il meglio. Tu seguirai la mia trafila
con Alex, ed il gioco è fatto! Ma ci pensi? Andremo a camminare in
montagna in mezzi agli alberi, sui prati. I torrenti tumultuosi, le placide
acque dei fiumi. Andremo al mare, correremo sulla sabbia, visiteremo l'isola
di Sicilia ancora lussureggiante. Mi scoppia il cuore solo al pensarci."
Maja era seduta accanto a me, gli occhi chiusi, silenziosa. Mentre la guardavo
in silenzio, vidi lacrime che le scendevano lungo le gote, diventò
pallida. Si alzò con uno scatto improvviso e si diresse verso il teletrasportatore,
si girò verso di me e disse:
-"Pazzo, tu non capisci quello che stai facendo e non mi ami, altrimenti
ti renderesti conto della gravità della tua decisione".- Se ne
andò trattenendo a stento il pianto, a nulla valsero le mie preghiere.
Il giorno seguente mi recai su Terrino per organizzare la costruzione del
nuovo complesso industriale della Policarbplex. Dentro la tuta e con il respiratore
ci si muoveva con disagio, incominciavo a diventare irrequieto ed irascibile,
con quel mio costante pensiero. L'area che visitavo era oltremodo sufficiente
per un complesso di cinque chilometri quadrati, andava coperta e protetta
almeno per un terzo. Il direttore tecnico del cantiere penale mi assicurò
che il personale in quel momento presente, era per la maggioranza, qualificato
per il montaggio degli elementi di copertura. L'orango, capo del branco della
sezione lavori pesanti nel vuoto, mi assicurò, esprimendosi in esperanto,
che non c'erano problemi, purché li dotassimo di nuove tute spaziali.
Lo rassicurai. In effetti aveva ragione, loro non erano trattati molto bene,
anche nel settore della sicurezza. Il Sig Levi, che informai all'istante,
fu soddisfatto, il suo staff era già al lavoro.
Nel tornare sulla terra, passai dal pianeta Universus. Proprio qui, una grandissima
parte dei moduli abitativi che si sarebbero prodotti su Terrino, dovevano
essere installati. Decine di migliaia di giovani nuove famiglie, hanno risposto
con entusiasmo alla campagna pubblicitaria lanciata da "Terra nuova".
Universus diventerà un pianeta, dove non sarà necessario proteggersi
con tute e respiratori. La forma di semisfera appiattita gli permette un cielo
con l'altezza massima di 5000 metri ed un diametro di 250 mila metri. La superficie
calpestabile, gradatamente sarebbe diventata terra. Già enormi serre
la producevano con una vegetazione intensiva ciclica. A lavoro ultimato tutto
Universus sarà un grande prato ed il terriccio si riprodurrà
velocemente, anche per la presenza di una sola stagione.
Si cerca in tutti i modo di plagiare il pianeta terra, quello di una volta.
L'uomo non può che mirare a questo. Più o meno tutti ci sentiamo
in un ambiente non idoneo, non a dimensione uomo, anche se da generazioni
viviamo così, tutto sommato, prigionieri.
Anche se molti avrebbero voluto nascere nel secolo dell'industrializzazione,
quando finalmente buona parte degli uomini aveva trovato una collocazione
ottimale, sotto tutti gli aspetti, o quasi. Malgrado tutta questa ammirazione,
molto astio e rabbia contro quelle generazioni è in ognuno di noi.
Loro sono i responsabili dell'attuale stato delle cose. All'egoismo del ventesimo
secolo è dovuto tutto questo. A chi deteneva il potere, dai politici
agli industriali, ai media, del mondo intero. Tutti sapevano nel loro intimo
cosa sarebbe successo al pianeta. Ma gli interessi personali, di partito,
di stato, non hanno saputo frenare la corsa all'ambizione di essere i primi,
i più potenti ed in vista, applauditi, ricercati dagli sciocchi. Era
un giuoco a scarica barile.
Noi abbiamo la possibilità, ma non ci è permesso di recarci
da questa umanità da noi odiata, potremmo avvertirli, fargli vedere
il mondo che ci hanno lasciato. Non crederebbero. Si dimenticherebbero tutto,
volutamente, il sopravvento dell'ambizione e del potere non ha limiti.
Diedi disposizioni affinché iniziassero i lavori di lottizzazione e
fissaggio delle basi per i nuovi moduli abitativi, entro un anno sarebbero
giunti i carghi, con tutti gli elementi da assemblare.
Tornai a Stoccolma piuttosto affaticato ma deciso ad abbreviare i tempi della
mia sparizione. Trovai Maja ad aspettarmi. Era preoccupata, guardinga, come
se le stesse succedendo qualche cosa
- "Ciao Samuele, scusami per ieri sera, spero che ti renda conto di come
io possa essere rimasta stupefatta da quella notizia. In laboratorio tuo cugino
Fabio, rientrato da poco da un viaggio C.T.R.S., diceva scherzando con i tecnici:
"stavo troppo bene fra quei selvaggi, quasi quasi non sarei tornato".-
Ho pensato a te, ed è tutta la notte che sono sconvolta, penso che
ti perderò perché io non posso, non me la sento, questo è
il mio mondo, qui vivrò."
-"So che verrai, io non avrò modo di comunicare con te. Tu potrai
usare Fabio, inviarmi un messaggio, lui capirà ma non dirà mai
niente. Ci vogliamo bene come fratelli. Dai fammi partire, di notte, quando
l'energia è al massimo e nessuno se ne accorgerà. Tu la sera
del giorno dopo,fingendo, verrai a trovarmi, non ci sarò, mi cercherai
su Terrino, su Universus. Rimarrà traccia delle tue ricerche e così
nessuno potrà mai sospettarti."
Maja era pallida e sconvolta, le dissi che non doveva farsi vedere così,
perlomeno finché non fosse trapelata la notizia della mia sparizione.
Non era la prima volta che, nei viaggi, l'antigravitazionale non funzionava,
la navetta o la transfera scomparivano nel cosmo. Anche le meteoriti mietevano
le loro vittime con i loro impatti.
Il silenzio durò a lungo, io sentivo la mia responsabilità nel
coinvolgere Maja, ma ero impietoso e deciso e lei se ne rese conto. Con determinazione
mi disse: " Bene, questa notte alle due, vieni sarà tutto pronto."
Non dovevo certo fare le valige, avrei voluto vedere come mi avrebbero guardato
con i vestiti del mio tempo. Avrei indossato in laboratorio i vestiti dell'epoca,
anno 1999, con l'ultimo viaggio Fabio ne aveva portati un certo numero, anche
notandone la sparizione avrebbe taciuto. Avrei laminato d'oro l'interno di
qualche indumento e poi, anch'io potevo mettermi a vendere, porta a porta,
biancheria ed oggetti vari, dopo essermi fatto togliere il microcip che circolava
nel mio sangue.
Non parlammo più della cosa, volevamo passare quelle ultime ore senza
tristezze, anche se poi intimamente era impossibile. Una cena leggera, con
tanta frutta saporosa. Io per il trasferimento non avrei dovuto mangiare.
Tanti baci e tante carezze, lacrime soffocate, volutamente trattenute. Alle
23 se ne andò con un "arrivederci fra tre ore precise". Io
con calma feci la doccia, assunsi i vaccini di protezione e mi cosparsi il
corpo, escluse mani e viso. (lo avrei fatto in seguito) con polvere impalpabile
di selenio. Alle 2, come d'accordo, ero da Maja che mi aiutò a vestire
quegli indumenti strani, scegliemmo che mi andassero molto stretti, con la
notevole perdita di peso per il trasferimento mi sarebbero poi andati benissimo.
-"Samuele ti saluto, mi farò viva, non dirmi niente, ti farò
sapere qualche cosa a mezzo Fabio, entra nella cabina, sarai a Verona in pochi
secondi. Ricordati che sei un immigrato extracomunitario." La abbracciai
brevemente e la baciai, entrai nella cabina, milioni di elettrodi come aghi
mi punsero in tutto il corpo, erano talmente tanti che mi potevo adagiare
senza peso e senza dolore su di essi. Improvvisamente mi sentii mancare i
sensi, entrai in uno stato di trans. Se fosse stata la prima volta avrei detto
che era trascorso un tempo infinitamente lungo, ore, mesi, invece forse due
secondi erano bastati a farmi tornare indietro di 212 anni. Ero a Verona.
Così ebbe inizio la mia avventura.
Dopo pochi giorni, in un paese del Veneto chiamato Fonzaso, un exstracomunitario
con uno strano nome, ma che parlava correttamente l 'inglese, il tedesco,
lo svedese, l'esperanto, il francese, l'arabo, ed uno strano dialetto che
lui diceva africano, si presentò in comune per chiedere un'occupazione.
Non era mai successo prima, ma gli fu subito data e fu molto utile, con la
nuova Europa avere un uomo simile nel paese. Quando aveva tempo libero se
ne andava per le montagne, per i boschi e prati. Non volle mai avere la patente
di guida, diceva che così non avrebbe inquinato l'aria. Non accese
mai una sigaretta, non buttò mai un pezzetto di carta per terra, non
usò mai una busta di plastica, ma solo di carta. Quando camminava cercava
di non pestare nemmeno l'erba, piantava piante e fiori. Diceva che sua moglie
doveva arrivare presto, ma non arrivò mai. Cercava di avvicinare una
famiglia del paese che particolarmente l'interessava, ma i componenti la famiglia
erano distratti e non se ne accorsero.
L'anno 2000 era alle porte, l'inquinamento aumentava sia sul mare che sulla
terra, il famoso buco dell'ozono era sempre più pericoloso. Gli scienziati
dicevano di non prendere il sole per più di mezz'ora al giorno. La
sensazione era che qualche cosa andava male e non poteva durare.
Quell'exstracomunitario sta diventando importante, vive più che può
immerso nella natura, ama gli animali, trascorre molto tempo in montagna,
è particolarmente affezionato al Campon d'Avena. Passeggia lungo il
torrente Cismon e sui prati. Ogni tanto lo sorprendiamo che respira profondamente,
con gioia. Noi che sappiamo chi è, ci chiediamo perché non intervenga.
Ma lui capisce che non è facile, non è detto però che
non succeda qualche cosa, tra poco, magari prima del 2000. Chissà,.....
lui sa tante cose!
Noi che conosciamo questo segreto, non dobbiamo rivelarlo, stiamo attenti,
ci prenderebbero per matti, sappiamo però che è tutto vero e
tanto ci basta e consola.
LUCISTEFAN
|
|||||