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UN MOMENTO MERAVIGLIOSO
A "CROCE D'AUNE"

Poter pensare, ricordare, vagheggiare sull'onda della memoria momenti vissuti. Fatti rimasti impressi nella mente, che ogni tanto riaffiorano e si presentano come un filmato, facendoti rivivere cose tristi o felici. Meravigliosa possibilità ha l'uomo: il pensiero, il ricordo, sensazioni straordinarie che fanno rivivere flash di vita.
Era il mese di Luglio, forse Agosto, del 1945. Ero, con tutti i ragazzi dell'orfanotrofio a trascorrere le vacanze in montagna, vicino al Passo di Croce d'Aune, proprio sotto le Camogne, dove l'amministrazione possedeva una casera con adiacente una grande stalla. Il piano superiore, molto vasto, anziché a fienile era stato destinato a dormitorio, due piani di letti costruiti con paletti di legno e teli di brande militari. Sotto, le mucche ci davano la sveglia di buon'ora, muggendo e ruminando. Sopra, il tetto in lamiera, quando pioveva ci trasmetteva un piacevolissimo ticchettio la cui intensità e sonorità ci indicava quanto piovesse, sapevamo così che quella mattina saremmo stati a cuccia più a lungo, allora ti rannicchiavi sulla branda piacevolmente sognando. Dire che era bello è esprimersi male, era semplicemente meraviglioso!
Certo il pensiero del paese, della casa dove avevamo l'affetto più caro, ogni tanto era cocente, in particolare quando finite le scuole, moltissimi ragazzi andavano a casa a trascorrere le vacanze. Ricordo mia zia, mi diceva che era meglio rimanessi la, almeno ero sicuro di mangiare. Mah, forse avrei preferito una fetta di polenta e fichi secchi ma andare a casa. Questa, ad ogni modo è un'altra storia.
Una collina sovrastava le due costruzioni, ogni mattina facevamo l'alza bandiera e don Piero diceva la messa.
Oggi, dopo circa cinquantacinque anni, la collina è un bosco, pure la grande spianata davanti alle due casere, dove durante la guerra, i coloni coltivavano le patate.
Quei due mesi trascorsi quasi selvaggiamente, erano meravigliosi. Si formavano tra noi ragazzi, le "bande", credo che quella a cui appartenevo, fosse senza meno la più interessante ed avventurosa. Forse era l'unica? Magari lo era. Tutto il giorno in giro per i boschi a catturare scoiattoli e costruire capanne.
Il ricordo più bello ed incancellabile che sempre torna alla mente quando faccio camminate in montagna alla volta del rifugio "Dal Piaz", ai piedi del sentiero che da Croce d'Aune porta appunto lassù o sulle vette Feltrine. Là, dove iniziano questi sentieri c'è ancora una vecchia fontana, oggi un po' manomessa, hanno applicato il rubinetto al tubo dell'acqua. La vasca costruita con lastroni di pietra è sempre quella.
Un giorno, con il mio amico Giampiero, eravamo in giro per i boschi a controllare il territorio, alla ricerca di scoiattoli e ce n'erano tanti, o forse a farci una spanciata di panna nel deposito del latte. Era una grotta in mezzo al bosco con tanto di porta. Noi conoscevamo il nascondiglio della chiave, avevamo spiato il pastore quando la riponeva sotto un sasso.
Oggi vorrei chiedergli perdono per tutta la panna che gli abbiamo mangiato dai vasconi del latte. Ah meravigliose vasche di pietra ricolme di latte con tanta panna spessissima, noi facevamo mestolo con le mani e ci saziavamo di quell'incredibile gustosissima coltre bianca. Ripensare anche ora a quell'antro, per noi caverna d' Alì Babà ed i …(due ladroni), mi fa smarrire dalla mente ciò che stavo raccontando.
Sta di fatto che eravamo giunti vicino Croce d'Aune, più precisamente eravamo sul limitare del bosco, nelle adiacenze della fontana.
Ricordo bene il sentiero che percorrevamo silenziosi, i passi attutiti dagli aghi di pino, in gran quantità, quasi a formare un soffice materasso. S' udivano solo gli uccellini, i "Cer"che ci seguivano numerosi saltellando di cespuglio in cespuglio, curiosi.
Ad un tratto ci parve di udire, non lontano, un melodioso canto. Eravamo ancora nel bosco fitto, ci guardammo interrogandoci con lo sguardo. Fermi, quasi senza respirare per l'attenzione. Si, erano limpide voci giovanili. Incuriositi avanzammo cauti, senza rumore per non rompere l'incanto e far cessare il coro, che in quell'ambiente era veramente avvincente e straordinariamente armonioso.
Una strana eco creava un effetto inconsueto, sconosciuto (a quei tempi l'elettronica non esisteva). Così, usciti cautamente dal bosco ci apparvero tre ragazze, attorno alla vasca di pietra svuotata dall'acqua, curve, con la testa ripiegata all'interno, come tre corde di violino vibranti nella cassa armonica. Rimanemmo fermi, immobili, in silenzio, fino a che non cessò il canto e le ragazze non tornarono in posizione eretta.
Noi ci ritirammo nel bosco, in silenzio, pieni di stupore e forse un pochino vergognosi di farci notare, anche perchè sarebbe stato come spezzare un incantesimo che volevamo invece mantenere nel nostro intimo, solo per noi, almeno questo pensai io. Poi, raccontare quello che avevamo visto e sentito, con le parole era impossibile. E' difficile spiegare un'emozione.
Cantavano un motivo allora in voga, tra l'altro diceva: "Ci sposeremo a Maggio con tanti fiori con tante rose". Allora la semplicità rimava intimamente con la felicità.
Noi avevamo 14 anni, quattordici anni del 1945, vissuti con la guerra, viste atrocità che erano diventate quasi norma. Una cosa così bella ci stupiva e c'incantava. A me è rimasta indelebilmente impressa, mi ha lasciato un segno, un ricordo che non ho mai dimenticato e che, come dicevo, mi accompagna.
Quelle ragazze, con i capelli che ricadevano in avanti a nascondere i visi, intente ad eseguire il coro, ognuna con una tonalità diversa, mi sono sempre rimaste nella memoria. Mi hanno fatto innamorare, stregare. Complici quelle montagne tutt'intorno, quelle vette, quei boschi di abeti e faggi che sfoggiavano il loro miglior vestito dell'estate, i grandi pascoli delle Camogne, i profumi dei fiori, del bosco. Le ragazze erano piene di vita, graziose, semplici, il loro canto esprimeva gioia di vivere. Chi erano? La vita le avrà conservate sempre così allegre?
Certo il tempo avrà lasciato la sua orma nel corpo. Mi auguro che lo spirito sia rimasto vivo e gioioso come allora.
Non molto tempo fa, ho portato i miei figli il quel luogo, pronti per l'ascesa, ho raccontato anche a loro questa storia, ma loro hanno le loro storie e forse la mia non lì tocca come io vorrei.
Fra qualche anno ci saranno i nipotini e lassù, alla fontana, ai piedi del sentiero che conduce sulle vette, sempre che le gambe reggano ancora, io non sarò capace di tacere ed anche a loro racconterò.


 
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