NATALE CON I NIPOTINI
"Nonno nonno raccontaci" mi chiesero i miei tre nipotini, Fabio,
Samuele e Lorenzo. Lorenzo dice solo bla bla.
Io sono ancora molto combattuto, non pronto per essere "nonno".
Vi assicuro che non è facile, anche se ho tutte le carte in regola
per esserlo, e come buon peso: l'età. Ad ogni modo c'è poco
da dire, i miei settanta mi qualificano e confermano tale!
Le prime volte mi suonava veramente male quel "nonno" anche perché,
dentro dentro, io mi sento ancora un ragazzo. Questa sensazione mi fa piacere
perché mi ricorda quella frase evangelica che dice: "se non sarete
come bambini, non entrerete mai!" Allora, mi son detto, io sono a posto
e pure vicino a quell' entrata, sono pronto a varcarne la soglia, contento,
"con la lucerna accesa e la cintura stretta ai fianchi".
Non ci credete? Pensate come volete, io sono un uomo fatto così, felice,
soddisfatto, posseggo il mondo che mi circonda, vado pure molto più
in là.
Ma basta così, accetterò il "nonno" in modo definitivo!
-"Nonno ti sei addormentato?", mi chiesero quei magnifici nipotini.
Uno, il più vicino, mi scosse leggermente, io mi ripresi, buttai queste
mie sciocche fantasticherie nel cestino della mia mente e, come se nulla fosse,
iniziai a parlare.
-"Che ne dite se vi racconto un po' del Natale?"
-"Sì sì raccontaci, noi staremo zitti"- promise Samuele.
-"E va bene, allora vi dirò, per iniziare, che per Natale non
si intende la festa dei regali, delle luci che si accendono e spengono, le
strade illuminate, le vetrine dei negozi straripanti cose buone, belle, che
luccicano, che vi attirano, Natale è la nasc..."
-"E' quando è nato Gesù Bambino"- dissero tutt'uno
Fabio e Samuele. Eh già, pensai qui i genitori funzionano, dialogano,
insegnano. Mi sentii orgoglioso dei miei figli e delle nuore.
-"Bravi, avete detto bene..."- ma venni ancora interrotto...
-"Anche i regali però sono belli, la macchina dei pompieri con
la sirena...anche se sono grande a me piace."Disse d'un fiato Fabio che
vuol esser grande a tutti i costi.
-"I Lego tecnici, anche quelli ci vogliono e sono Natale, così
ha detto mamma"- disse Samuele.
-"Mi fate girare la testa"- dissi io e proseguii.
-"Certo, anche i regali fanno parte della festa. I bimbi, i ragazzi hanno
bisogno di qualche cosa di diverso dal solito, qualcosa di bello per "sentire"la
festa. Anche i grandi del resto si fanno reciprocamente i regali. Ma ricordatevi
che la vera Festa, quella con la lettera maiuscola è..."Nuova
interruzione.
-"E' nato Gesù, quello che poi è andato in cielo, non so
come ha fatto ma la mamma dice che è in cielo" Spiegò Fabio.
Samuele non mi diede il tempo di intervenire e saltò fuori a dire:
-"Io farò l'astronauta e lo andrò a trovare lassù...,
se vuoi nonno, porterò anche te".
-"Grazie Samuele, credo che per allora sarò da quelle parti, comunque
ti aspetterò, tu vieni con l'astronave e torna indietro. Ma ora, se
siete d'accordo, vorrei raccontarvi una storia, la storia dei fratellini poveri
e dei fratellini ricchissimi. Dovete però ascoltare in silenzio, altrimenti
faccio confusione. Ripensandoci, io la chiamerei anche la storia dei due bicchieri,
uno piccolo ed uno grande. Il piccolo é il povero, il grande, il ricco.
In un villaggio, in Africa, ai margini della savana, tra alte erbe ed alberi
sparsi, viveva una famiglia. Papà, mamma e quattro bambini, il papà
lavorava alla vicina missione, i religiosi e gli altri volontari bianchi che
si davano da fare per costruire un ospedale ed una scuola, erano poveri pure
loro. Disponevano solo di vestiario, per la verità riciclato, cioè
usato. Il cibo per fortuna non mancava, tutto arrivava dall'Europa, dalle
città dove abitiamo noi.
Il responsabile della missione dava ogni sera a papà 'Ungutu un pentolone
di minestra ed un cesto di pane, 'Ungutu aveva anche sei caprette, una per
ogni componente la famiglia.
Era una famiglia felice, tutte le mattine il papà ed i quattro ragazzini
si recavano alla missione, il papà lavorava, i bambini andavano a scuola,
davano una mano per i piccoli lavori, giocavano se avanzava del tempo. Era
faticoso recarsi alla missione tutte le mattine, cinque chilometri due volte
al giorno, sono tanti. Ma il papà sapeva come dimezzare la fatica e
così cantava, il canto raccontava di vecchie e recenti storie del villaggio.
Raccontava del leone che era stato curato dagli uomini del villaggio ed ora
era amico di tutti. Raccontava dell'elefante che aveva distrutto tutti gli
orti e loro l' avevano fatto scappare provocando i rumori più assordanti,
usando bidoni vuoti, pentole, campanacci, e pezzi d'ossa battuti tra loro.
I fratellini non sentivano la fatica, cantavano ripetendo quello che il papà
raccontava cantando. La mamma, tutti i pomeriggi aspettava fuori dalla porta
della capanna, il cuore batteva forte quando sentiva il loro canto provenire
da lontano, quando poi il gruppo compariva da dietro gli alberi gli occhi
brillavano felici. Sì, cari i miei nipotini, in quella capanna c'era
l'amore e l'amore è felicità, è volersi bene.
Un ricco signore che abita proprio vicino alla vostra città, decise
di andare in Africa a trascorrere il Natale con la famiglia, Luca e Lucia
erano i suoi due figli. Sì, in particolare Luca era viziato. Viziato
significa che tutto quello che desiderava i genitori glielo comperavano, così
non sapeva più nemmeno lui cosa chiedere ed era triste. Strano vero?
Triste perché aveva troppo..., non sapeva più desiderare.
Partirono con il loro aereo ed atterrarono proprio sulla pista nella savana,
vicino alla città della nostra missione, il papà di Luca aiutava
i missionari ed i laici inviando materiali e soldi.
Luca e Lucia avevano su per giù l'età dei quattro nostri fratellini.
Il papà e la mamma di Luca e Lucia, tutti i giorni erano impegnati
in qualche safari o si recavano a trovare amici nelle città vicine.
Manco a dirlo, i due fratelli che alloggiavano alla missione, fecero amicizia
con i nostri quattro amici. Erano le vacanze di Natale anche per i figli di
'Ungutu.
Luca e la sorellina rimasero affascinati da quei quattro gioiosi negretti.
I ragazzini, si sa, riescono a capirsi con facilità, senza complicazioni,
non sono come i grandi che devono a tutti i costi parlare difficile per darsi
un tono e magari emergere sugli altri, la semplicità e la spontaneità
sono parenti stretti dell'amicizia vera, questa, è sorella dell'amore.
Finì che si recarono tutti e sei, al villaggio di papà 'Ungutu.
Lui li portò ad ammirare i branchi di zebre, gazzelle, antilopi, videro
pure due simpatiche giraffe che mangiarono una mela dalle mani di Luca, sempre
sotto l'attento occhio di papà 'Ungutu.Poterono persino abbracciare
il leone dalla folta criniera, era il leone amico.
-"Nonno, perchè non andiamo in quel bellissimo posto? Ci potresti
anche portare", disse Fabio," oramai è Natale, sarebbe proprio
bello."
-"Sì nonno"- esordì Samuele, "così vediamo
di che colore è Gesù Bambino dove tutti sono neri".
Ho dovuto interrompere il racconto, era doveroso dare una spiegazione:
-"In Africa non sono tutti neri, ci sono i Berberi, per esempio, che
scorazzano per il deserto e sono di pelle chiara,, anche gli Egiziani e tutti
i popoli del basso Nilo, pure i popoli arabi che abitano attorno al mare mediterraneo.
In Africa ci sono più di sessanta stati".
-" E Gesù com'era?"dissero assieme.
-" Oggi Gesù sarebbe un extracomunitario, praticamente un arabo,
proprio così, è nato in Palestina. Probabilmente verrebbe con
i borsoni a venderci i fazzoletti, gli accendisigari, le tovaglie. Era poverissimo,
Lui però ci avrebbe anche dato degli insegnamenti per vivere felici,
avrebbe guarito qualche ammalato, sarebbe stato in particolare amico vostro.
Lui è il figlio Dio.
Eh non è mica facile credere, avere fede. Capire, per un uomo è
impossibile senza il suo aiuto, ma se dentro ti scocca la scintilla, sei l'uomo
più felice del mondo.
Lui è quì anche in questo momento, basta desiderarlo, è
tra noi con il suo libro che si chiama Vangelo, se tutti gli uomini lo leggessero
e mettessero in pratica quel che c'è scritto, saremmo tutti felici
ed amici, ma tutti tutti, come i nostri quatto ragazzini figli di 'Ungutu.
Che festa meravigliosa... ed impossibile! Però lasciate che finisca
il racconto, i troppi anni mi fanno svanire la memoria, state buoni che continuo."
-"Quel pomeriggio sarebbe stato indimenticabile per Luca e Lucia. Si
sedettero tutti su una stuoia costruita dagli uomini del villaggio, attorno
ad un gran mucchio di datteri, banane, noci di cocco, melagrani, cedri, uva
dagli acini grossi così. Quante risate e quanta gioia in quel gruppo
di ragazzini.
Lucia guardava Luca, la sorella conosceva bene il carattere e gli umori del
fratello, capì che non era contento, difatti in lui prevalse un moto
di sfida verso tutto quell'ambiente e saltò su a dire:" Non so
proprio cosa ci sia di divertente, per me ci vuole ben altro!"- Tutti
rimasero sorpresi. -"Vi accontentate di ben poco!"proseguì.
Allora Lucia che aveva del buon senso lo rimproverò e gli disse: "Vedi
Luca, tu hai un bicchiere molto grande da riempire con la gioia, la spensieratezza
e non arrivi mai a riempirlo, invece il loro bicchiere è più
piccolo ma è colmo di gioia, tanto che non ne può contenere
di più."
Proprio in quel momento arrivò rombando, in mezzo ad una nuvola di
polvere, un fuoristrada con i genitori di Luca e Lucia. Luca in particolare
rimase impressionato nel vedere il papà che salutava, abbracciandoli,
il signor 'Ungutu e sua moglie. Si sedettero anche loro e la festa continuò.
Lontano iniziò a suonare la campanella della missione, chiamava i ragazzi
per le prove dei canti di Natale, tutti si alzarono, si alzo pure Luca, sorrise
un po' imbarazzato, tutti i ragazzini l'abbracciarono e corsero verso quel
suono gioioso."
- "Vi è piaciuto il racconto ragazzi? Purtroppo finisce qui, almeno
per il momento." - Sapevo che il racconto non era proprio perfetto però
ero contento perché i bambini erano stati attenti, assorti. Pensai
che qualche cosa avevo seminato in quelle magnifiche testoline. Solo Lorenzo,
che era sempre stato silenzioso disse: "mam... mama, blaa blà
unghee". Chissà cosa voleva dire!
LUCISTEFAN
|
|||||