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ORCHI, DRAGHI E NIPOTINI

Una volta c'era, ma non proprio tanto tempo fa, diciamo pure in questi ultimi tempi. C'erano i miei quattro nipotini: Lorenzo, Fabio, Samuele ed Enea. Il più piccolo Lorenzo, aveva un anno circa, il fratellino Samuele lo teneva sotto la sua protezione, si sa, Samuele aveva la bellezza di tre anni, gli anni li compivano lo stesso giorno, lui e Lorenzo.
Samuele, si sentiva responsabile del fratellino anche perché, camminava per modo di dire, meglio, si spostava da un posto all'altro gatton gattoni. Poi c'era Fabio, loro cugino, anche lui di tre anni, un po' abbondanti. Questo manipolo di nipotini, non era proprio del tutto autosufficiente, aveva bisogno di un capo. Di prepotenza e per meriti speciali, per l'autorità che mi ero allora conferito, ho nominato il loro cugino Enea: capo e responsabile delle scorribande.
Aveva ben sette anni, esperienza e personalità per assolvere il suo compito.
Io sono il nonno e parlare di orchi e draghi mi mette un certo timore e disagio, non ho l'incoscienza di questo gruppo scatenato. Loro, lo fanno per vocazione e curiosità, cercano draghi, orchi, gnomi, coboldi ed altri personaggi fantastici, che, basta volerlo, dimorano in qualsiasi posto, dallo sgabuzzino di un alloggio, alla valle del Cismon, dentro certe grotte alle pendici dei monti Valorca ed Avena, la mia valle insomma, o meglio ancora nelle Dolomiti, loro habitat naturale.
Il paese si chiama Fonzaso, ora c'è solo qualche drago e forse due o tre orchi che vivono molto ritirati.
Una volta, salvaci cielo, giravano sulle pendici di queste due montagne, ed ogni tanto arrivavano sino in paese. C'era anche il Sanguanel, altro personaggio celebre e temuto, era di forme fra lo gnomo ed il diavoletto. Dispettoso, scherzoso, meglio non incontrarlo nei boschi. Si nascondeva dietro gli alberi, ti seguiva e ti compariva davanti quando meno te l'aspettavi. Aveva una passione particolare per le femminucce, queste avevano un po' paura e lui, proprio per questo, andava matto e si divertiva un mondo.
Un orco celebre da queste parti, si racconta, era talmente grande che con un piede stava sulla cima del Campon D'Avena e con l'altro sulla sommità del Valorca, la valle, con tutto il paese ed il torrente Cismon, stava sotto di lui. Meno male che non ha mai fatto la pipì, avrebbe provocato seri guai al paese, senza contare che il torrente Cismon sarebbe andato in piena provocando pericoli e disagi anche nella sottostante Val Sugana, dove il nostro torrente finisce, affluente del Brenta.
Il nostro gruppo scatenato non ha da temere nulla da questo mitico personaggio, anche perché, si dice, si sia ritirato in una enorme caverna sulle Dolomiti. Chi afferma dentro il massiccio del Civetta e chi dentro il Sas Maor sulle Pale di San Martino. Si sveglia ogni dieci o vent'anni provocando piccoli movimenti tellurici nelle zone circostanti.
Ma veniamo ai fatti. L'anno 2000 vede il nostro gruppo scatenato a Fonzaso, per le vacanze estive. Queste vacanze le ricorderanno per anni, almeno fino all'anno 3000. Quello che hanno combinato…., anche se poi, alla fine, hanno avuto una meravigliosa esperienza.
Io e nonna Carla avevamo capito che questi fuori classe avevano grandi progetti, inizialmente si sono fatti accompagnare da me in tutti i boschi, sentieri e monti, tutt'intorno. Tutto era oramai scolpito nella mente di Enea. Nelle lunghe escursioni, Lorenzo era sempre sulla mia schiena o, per brevi tratti, su quella di Enea. Ogni tanto faceva qualche passo traballante, pensai che con quella banda di escursionisti pazzi, avrebbe finito col camminare.
Devo far notare che le nostre montagne sono tutte bucate, proprio come il formaggio gruviera. Ci sono gallerie costruite dai tedeschi nella seconda guerra mondiale, avrebbero dovuto servire per l'eventuale offesa o difesa, ma non sono mai servite a nulla. Salvo ora per dare rifugio a qualche drago.
Un giorno eravamo a metà costa del monte Avena, percorrevamo il sentiero di "Belure alt", sentiero noto in famiglia per avventure che magari racconterò in seguito. Nei pressi della casera di Giacinto, dopo esserci consultati con Enea, decidemmo di fare una sosta per rifocillarci, ne avevamo tutti bisogno. Si sa, dopo aver mangiato al sacco, io non potei cedere alla mia rituale consueta pennichella e mi addormentai sdraiato sulla panchina, fuori della casera.
Alla mia età il recupero dell'energia è lento, i ragazzini dopo pochi minuti erano più in forma che mai. Mentre io dormivo della grossa, lo seppi dopo, loro se n' andarono all'avventura lasciandomi Lorenzo, accanto, addormentato.
Non lontano scoprirono una delle famose gallerie. L'imbocco era mimetizzato, nessuno la ricordava più in paese. Entrarono alla luce delle torce elettriche applicate sulla fronte con una fascia. Qui inizia la vera avventura.
Potevano esser penetrati un centinaio di metri, in mezzo all' acqua ed alla fanghiglia e già sentirono un forte odore di drago.

-"Enea, abbiamo un po' di paura" dissero Fabio e Samuele, dopo aver parlato fra loro.
-"Non dite sciocchezze ragazzini, abbiamo luce e desiderio di avventura, si o no, dite si". Ordinò quasi Enea ai due cuginetti. Questi si guardarono e siccome era vero, confermarono e continuarono ad avanzare. I fasci di luce penetravano il buio del tunnel, sembravano fendenti di duellanti contro la roccia. Mi raccontò Draghetto, dopo l'avventura.

-"Fermiamoci un pochino Enea"- disse Fabio- "è il caso che ci organizziamo, teniamo una sola luce accesa prima di rimanere al buio tutti".
-"Bravo, hai ragione, sostenne Enea".- Aggiunse -"tieni accesa la tua torcia Samuele e continuiamo".
-"Ma la sentite questa puzzona?" Disse Samuele -"Mi sbaglierò ma è odore di drago".
Non si sbagliava infatti, era veramente odore di drago, anzi era l'odore di Draghetto che un centinaio di metri più avanti, su uno slargo della galleria, una specie di grande caverna, lui viveva tranquillo.Un grosso foro a metà altezza di una parete, serviva sia per aerare l'ambiente che per uscita di sicurezza. Il papà Dragone solo da quella breccia poteva entrare ed uscire, quando andava a trovare il figlio, per la galleria non ci sarebbe passato, per lui era stretta e bassa.
Mentre i nostri tre avanzavano, con l'acqua alle caviglie e due dita nel naso per tenerlo chiuso alla puzza, Draghetto dormiva alla grossa, era tornato dal monte Pavion dove era stato a far visita a papà Dragone.
Draghetto era ancora un cucciolone, con una voglia pazza di giocare; i Draghetti si separano presto dai genitori per il motivo che il padre invecchiando, senza rendersene conto, erutta con facilità lanciando fiammate a dritta ed a mancina e, ti assicuro, mi disse una volta un draghino, non è certo piacevole.
Compresi perché i Draghi non portano vestiti, pur essendo bravi ed intelligenti, quasi come gli uomini.
Ho lasciato che nel frattempo, il nostro gruppo "dragospeleologo"continuasse il suo cammino in mezzo a non poche difficoltà. Oh se fui contento di aver Enea quale capo- gruppo, non c'era più tanto da scherzare.
Anche se cucciolone, Draghetto avrebbe potuto avere delle reazioni inattese, improvvise, mettendo a dura prova i miei nipotini e non chiedetemi il perché, pensate solo alla mole del cucciolone.
In quel momento l'ospite della galleria, dormendo, si girò sull'altro fianco, un sasso sotto il fianco gli fece aprire un pochino, ma solo un pochino un occhio che richiuse subito,… cosa?? Riaprì ancora l'occhio per un attimo e poi tutti e due. Cosa erano quelle falciate di luce che arrivavano dalla galleria? Scattò a sedere tutto teso nell'ascolto, i suoi tre cuori gli battevano forte, era un pochino impaurito.
-"Sono bagnato fradicio"- stava dicendo Samuele a Fabio, ma pianino per non avere un rimbrotto da Enea.
-"Anch'io"- disse Fabio.
-"Ma di che vi lamentate"- saltò fuori a dire Enea che aveva sentito. - "Non sentite questa corrente d'aria? La puzza non c'è più, significa che oramai siamo fuori, usciremo dall'altra parte della galleria. Avventura terminata"- disse.
-" Ma quando il nonno Luciano si sveglia cosa dirà che non ci vede più?"Dissero assieme Fabio e Samuele.
Draghetto, che aveva un udito formidabile, grazie alle sue grandi orecchie, ci pensò su un momento e capì con chi aveva a che fare. Il nome di "nonno Luciano" gli aprì i ricordi. Così mi disse quando più tardi ci vedemmo.
Ricordava i nostri incontri, io che volevo sapere tutto di lui e dei suoi parenti, anche degli Orchi mi interessavo e Draghetto mi introdusse in quella fantascienza senza risparmiare particolari. Ovvio che lui conoscesse tutto e tutti, per me fu una fonte di notizie fantastica.
Allora si preoccupò di non spaventare troppo i ragazzini, pensò che se si metteva a canticchiare qualche cosa di allegro, magari pianino per iniziare, sarebbe stata la cosa migliore. Così pensò ad una vecchia ballata risalente ad un paio di secoli prima. Era stata scritta da un suo avo, certo Drago Beetholizbac, insigne musico.
-Ohh luna, luna tu
che di lassù
guardi i draghetti quaggiù.
Noi siam buoni co' nonnini
ed i loro nipotini
ma sol finche, son ragazzini.
-"Ma che canzone state cantando?"chiese Enea.
-"Noi non cantiamo per niente" disse Samuele,"E' una vocina che arriva da quella caverna più avanti".
-"Fermi tutti"- disse Enea, "vado io avanti in esplorazione e visto che siamo quasi fuori, accendete pure le vostre torce. Aspettate qui!"
Enea camminò quei pochi passi che lo separavano dalla grotta e guardò dentro. La luce del sole lo colpì violentemente, non riusciva a veder bene ed a capacitarsi," ma è veramente un cucciolo di drago quello?"Pensò.
-"Sì" disse -"Sono un drago e mi chiamo Draghetto, per favore non ti spaventare, sono amico di nonno Luciano, anzi, lo chiamo nonno anch'io. Di ai tuoi cuginetti di venire avanti tranquilli, faremo festa."
Prese dei magnifici funghi porcini che aveva in un angolo e delle castagne grossissime, mirtilli e lamponi, li mise sopra una pietra che fungeva da tavolo, a portata di mano. Sulla brace mise funghi e castagne. Così, facendo l'indifferente, ,pensò di mettere a suo agio Enea e gli altri due che stavano per sbirciare dentro la caverna.
La scena era da favola, tre visi stupefatti, tre paia d'occhi sbarrati guardavano Draghetto. Questo si voltò a guardarli fra lo sbalordito ed il divertito e poi non ce la fece più, giù a ridere come un matto, si dimenticò di tenere un tono basso per non spaventarli.
Ridendo si dava gran pacche sulle gambe. Samuele, Fabio ed Enea, dopo aver sbarrato ancora di più gli occhi, iniziarono a ridere pure loro, tenendosi però un po' distanti da Draghetto il quale però fece loro un cenno, come per dire:avvicinatevi, non vi mangio mica.
Vedere i tre ragazzini addosso a Draghetto fu tutt'uno, tra le risate e le grida di gioia.
-"Ah, finalmente un drago", disse Fabio che n' era alla ricerca da tempo.
-"Che bello che sei,"gli disse Samuele accarezzandogli una mano -"con questa corazza, alla luce del sole, fai tutti riflessi verde smeraldo." Disse Samuele con il suo parlare forbito.
Enea, andò più sul concreto:-"Ma tu puoi lanciare fiammate dalla bocca?Scommetto che non sei capace," lo provocò.
-"Ripassa fra un po' d'anni e ti arrostisco il sedere"- rispose Draghetto. -"Dovete sapere che noi acquisiamo il potere del fuoco solo nell'età matura, prima, sarebbe pericoloso per tutti, anche per noi stessi, sapete bene come siamo fatti noi ragazzini, ci piace combinarne di tutti i colori, questa vostra escursione, ad esempio, poteva anche finir male."-Disse tutto d'un fiato e continuò.-"Pensate se al posto mio ci fosse stato un orco adulto, suscettibili come sono, avrebbe potuto arrecarvi dei guai. Ad ogni modo è bello avervi qui; a proposito, nonno Luciano dov'è?" Chiese.
-"Lo abbiamo lasciato che dormiva, è fuori, alla casera di Giacinto. C'è anche Lorenzo con lui."-Disse Samuele. "Li abbiamo lasciati che dormivano."
-"Male, male"- disse Draghetto - "speriamo che dormano un bel po', noi ora facciamo merenda, poi usciamo dal finestrone, attraverso il bosco arriveremo alla casa di Giacinto in breve tempo.Ora su, mangiate questi frutti raccolti sta'mattina, sono freschi e saporiti. Forza prendete."
-Così dicendo incominciò a lanciare manciate di lamponi e mirtilli a tutti, gettando le castagne in alto e prendendole con abilità a bocca in su.
-"Su, provate anche voi ragazzi, lanciare in alto e…prenderle con la bocca, foorzà daii".
Che spasso, che divertimento. I ragazzi con la faccia a chiazze nere e rosse, con i mirtilli sui capelli, se non fosse stato per le dimensioni e qualche altro particolare, sembravano tutti draghetti.
Draghetto finì la sua canzone:
-"Draghi, orchi e ragazzini
ci sentiam molto vicini,
giochi, canti a volontà
sempre insiem col trallala.
Tutti erano aggrappati, addosso a Draghetto, chi gli chiudeva gli occhi, chi gli tirava il naso. Meno male che io non c'ero, mi avrebbero fatto girare la testa per la confusione.
Mi svegliai di botto sentendo canti e strilli venire dal bosco, Lorenzo era già sveglio, riconosciute le voci del fratellino e dei cugini, sgambettò incontro all'allegra compagnia. Dopo poco sentii Lorenzo piangere, gridai:-" cos' è successo"-"Nulla, tutto a posto nonno Luciano". - Ma di chi è questa voce? Pensai! - Non feci in tempo di chiedere, vidi Draghetto con tutti i miei nipotini, Lorenzo compreso, abbarbicati addosso al mio amichetto.
Draghetto non lo vedevo dall'anno prima, l'avevo incontrato sulle vette Feltrine, sulla "piazza del diaol". Quella volta dormii nella grotta con lui perche lì eravamo sul "Parco della Dolomiti" e la tenda non la potevo montare.
Ero fuori di me per la gioia, finalmente i miei nipotini avevano visto, toccato, giocato con un drago, meglio, con Draghetto!

LUCISTEFAN


 
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