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IL RATTO DEI BAMBINI
ed
IL "SIGNORE DEI LEGO"

Il primo caso successe in un paese non lontano dal mio, suscitò gran clamore, intervennero tutte le autorità: un ragazzino di dieci anni era stato rapito. L'autore del rapimento aveva lasciato uno scritto, intestato: "Messaggio tranquillizzante". Finchè non fu letto, tutti erano preoccupati per il caso successo a questa famiglia. Il signor questore, giunto sul posto, assieme al capitano dei carabinieri, immaginando lo strazio dei genitori, si era preparato qualche parola di conforto. Sia il Questore che il capitano dei carabinieri rimasero allibiti vedendo i genitori del ragazzo così tranquilli e sereni, non avevano mai visto un comportamento tanto irresponsabile. La gente fuori era furibonda, già si stava organizzando una marcia di solidarietà per i genitori. L'angoscia era grande, il tumulto, preoccupante.
Il questore avanzò dubbi sul rapimento, lo disse chiaramente al papà di Fabio, stava arrabbiandosi per quella tranquilla accettazione del fattaccio. A questo punto il papà, che aveva trovato sul letto di Fabio la lettera, il cui titolo era "messaggio tranquillizzante", la consegnò.
Questi, con ansia e preoccupazione iniziarono a leggerla. Man mano che s'inoltravano nella lettura il loro viso si distendeva, perdeva ogni segno di preoccupazione, alla fine addirittura sorridevano.
Nel frattempo, la gente era diventata folla tumultuosa ed eccitata. S' imprecava contro l'ordine costituito che non era in grado di evitare questi incresciosi fatti. A stento gli agenti tenevano a freno tale concitata frenesia - "bisogna tranquillizzare ed informare i cittadini",- disse il sindaco arrivato in quel momento; tutti uscirono dalla casa, il questore, il sindaco, il capitano dei carabinieri ed altri due agenti dell'investigativa. Si levò in una sol voce, il grido di: no-ti-zie, no-ti-zie, vo-glia-mo no-ti-zie!
Il questore, anche per informare la stampa accorsa sul posto, fece cenno di fare silenzio. Si guardò attorno per trovare un posto sopraelevato da dove poter essere visto e sentito da tutti, non trovò di meglio che salire sull'albero dove Fabio, con l'aiuto del papà Davide, si era costruito una casetta con un piccolo balconcino, quì passava buona parte della sua giornata giocando e studiando. Il questore si schiarì la gola ed iniziò sorridendo a dire: "Tranquilli, Fabio è stato rapito e tutti dobbiamo essere sereni". -"E' impazzito"- disse qualcuno -"in che mani siamo finiti, scendi di lì che ti diamo quattro legnate". Il capitano dei carabinieri, anche lui salito su quel piccolo balconcino, prese dalle mani del questore la lettera, la sventolò facendola vedere a tutti e disse:-"Silenzio per favore, vi leggo la lettera lasciata dal rapitore, prestate bene attenzione".-
Si schiarì la gola quasi scatarrandosi, alcuni fischi si levarono dalla folla, dall'emozione e senza rendersene conto scorreggiò, era intimidito dalla folla. Iniziò a leggere con voce incerta, poi si riprese man mano che andava avanti con la lettura. Qui il fatto divenne ancora più incredibile e straordinario. Tutte quelle persone che prima rumoreggiavano come un torrente in piena, iniziarono a calmarsi, a rilassarsi, alcuni sorridevano, altri iniziarono a fare gesti di consenso, qualcuno disse: "Bene, bene, così va proprio bene".
In quel momento io mi trovavo molto lontano, ed il rumore di un elicottero che si avvicinava, mi permise di sentire pochissime parole senza senso. Continuavo ad essere sempre più preoccupato, ero l'unico ad avere un atteggiamento responsabile, in mezzo a tutti quei pazzi.
Ero il nonno di Fabio, ma che potevo fare tra quella gente come impazzita?
L'elicottero, dopo aver effettuato un ampio giro sopra la zona, scelse la strada come atterraggio. La notizia che portò il passeggero dell'elicottero mi sconvolse del tutto: -"C'è stato un altro rapimento di bambini, due fratellini. Certi Samuele e Lorenzo abitanti in una città vicina".- Per poco non svenni dall'emozione, il mio stomaco si bloccò e si fece come di pietra; Ero in uno stato di semiincoscienza, ma questo mi aiutò a non essere coinvolto in quel fenomeno d'ipnosi collettiva.
La massa di quella gente tornò ad essere "normale", si scordò totalmente la scomparsa di Fabio . Iniziarono a dire "ma in che mondo viviamo"- "che cose orribili succedono"- incredibile, due fratellini"… e cose del genere. Il passeggero dell'elicottero, consegnò una lettera al questore. Questo era sceso dall'albero usando la scaletta di corda, ma nell'inconsueto esercizio, si era procurato un ampio sbrego nei pantaloni. Il capitano dei carabinieri si abbassò con eccessiva rapidità per dare una mano al questore, i due investigatori, troppo vicini, si presero una culata e finirono uno sopra l'altro, per terra.
La folla, nuovamente incattivita, anziché divertita, come tutto faceva supporre, si arrabbiò gridando -"pa-gliac-ci, pa-gliac-ci".
Il questore, unico rimasto in piedi, tenendosi una mano sullo strappo vistosissimo, iniziò a leggere forte il messaggio. Era uguale al primo, si esprimeva solo parlando al plurale, avvertendo che moltissimi altri ragazzini erano necessari alla "gioiosa grande opera", così finiva il messaggio tranquillizzante.
Successe quello che era successo per Fabio, tutti tornarono sereni, tranquilli e, quel ch'è peggio, condiscendenti.
Non posso scordare quel giorno, ero l'unico rimasto cosciente, grazie al mal di pancia. Tutti tornarono a casa. Il prefetto salì sull'elicottero mostrando il didietro.
Io entrai in casa di Davide e mi misi in contatto con Guglielmo e Giovanna, via "Internet". Erano tutti tranquilli, anzi contenti. Annunciarono che avrebbero tinteggiato casa approfittando dell'assenza dei ragazzini. Enza e Davide, accanto a me, si guardarono e dissero quasi in coro: "Buon'idea, faremo così pure noi". Io mi dissi che prima o poi mi sarei svegliato da questo sogno, ma purtroppo non era un sogno. Presi il mio monopattino a motore e tornai a casa.
Carla, mia moglie, mi chiese cosa stesse succedendo, il paese era in subbuglio, molti piangevano, ma poi, venuti a sapere il contenuto del messaggio, tornavano normali. Mi dilungai a raccontarle tutto, non mi avrebbe creduto se lei stessa non avesse visto, dalla finestra, come si comportava la gente.
Mi dissi, qui ci vuole un "ritiro" di riflessione. Salii nel mio studiolo a riflettere. Se gli altri erano tutti in stato d' ipnosi, io non lo ero, anche perché, in gioventù, avevo già sperimentato questa pseudo scienza, solo a scopo di divertimento. Ed allora dovevo agire e in fretta, il mistero andava svelato. Iniziai a cercare notizie nuove, sui giornali, nella T.V., sui radiogiornali. Impressionante, i ragazzini sparivano uno dietro l'altro e regnava, in tutti gli strati sociali e d'ordine pubblico, la massima indifferenza e tranquillità.
A caso iniziai a raccogliere notizie nelle famiglie ove era avvenuta la scomparsa dei ragazzini. M'informavo sul loro carattere, sulle tendenze che avevano per lo studio e per il gioco. Compilai delle schede, una per ogni ragazzo.
Inclinazione: Materie scintifiche o letterarie.
Gioco: I tre giochi più praticati.
Vacanze: Mare o monti.
Fu un lavoro faticoso, più per la scocciatura che sembrava io dessi ai genitori. "ma lasci perdere" - "non capisco a cosa serva la sua indagine" - "ha proprio tempo da perdere".
Questo era quello che mi sentivo dire, a volte gli avrei presi tutti a schiaffi, compresi i miei figli e nuore.
Feci una gran raccolta di frasi offensive, ma, qualche cosa di buono uscì dal questionario, sfogliate tutte le schede, risultò:
Il 90% prediligeva lo studio scientifico.
Il restante 10% rispose testualmente, il meccanico.
Per il gioco invece:
L' 80% giocava con le costruzioni, Lego o simili.
Il 20% amava l'elettronica.
Le vacanze: Il 90% preferiva il mare.
E adesso? Mi chiesi. Cosa faccio, come devo interpretare i risultati?
Mi dissi, i ragazzi amano più d'ogni altra cosa le vacanze. Se qualcuno vuol accattivarsi la simpatia di un ragazzino, incomincia ad essere compiacente accontentandolo, questa è la prima mossa.
Allora via, iniziamo dal mare. Ma, quale mare. Mi doleva la testa, stavo veramente male. Dovetti riposare un paio di giorni per rimettermi in sesto. Non persi però tempo, parlai con Domenico, mio nipote, aveva la possibilità di comunicare via radio ed internet con un sacco di Club di parapendio e volo libero. Gli chiesi alla fine il parapendio ed il paramotore.
La domenica mattina, dopo aver fatto uno studio delle coste e degli atterraggi eventuali, nonché dei rifornimenti di benzina, mi levai in volo diretto al mare. Era molto che non volavo e l'adrenalina andò alle stelle. Un po' alla volta mi sentii meglio e padrone della situazione. Via radio comunicai a Domenico che tutto andava bene e lo ringraziavo, se aveva necessità di spostarsi usasse pure il mio monopattino a motore.
Guardai la cartina legata su un ginocchio e la bussola sull'altro. Mi dirigevo verso Nord/Est, avrei iniziato da Grado scendendo poi verso Trieste, Venezia e giù, fino a ritornare dall'altra parte dell'Italia, se fosse stato necessario, nessuno mi avrebbe fermato. Mi collegai con nonna Carla, attendeva trepidante notizie sul mio volo, memore anche di quello che m'era successo qualche anno prima. Fortunatamente anche lei non aveva ascoltato i "messaggi tranquillizzanti" trasmessi per radio e T.V., era rimasta, come me, conscia e responsabile nei suoi giudizi.
Volavo ad una quota di circa mille metri, era più che sufficiente, l'orografia del territorio era collinosa, faceva un po' freddo, ogni tanto incontravo stormi di uccelli che migravano, in particolare oche e cormorani, mi si affiancavano incuriositi, uno mi venne tanto vicino che l'aria dell'elica lo spinse via sfoltendogli il piumaggio.
Vidi il mare in lontananza, guardai la cartina e capii che non era facile individuare dove mi trovavo. In questo caso era una laguna e non poteva che essere quella di Marano, ecco perché quegli stormi di uccelli, pensai, era l'oasi avifaunistica. L'attraversai nella lunghezza e mi diressi verso Aquileia, lì avrei fatto una sosta e qualche indagine.
Montai la piccola tenda, la finestrina orientata verso quello splendore di basilica. Per breve tempo dimenticai il compito che mi ero imposto. Fantasticai pensando che quella cittadina era stata fondata dai romani. Già nel terzo secolo aveva una chiesa. Attila passò e distrusse tutto, come piaceva fare a lui. Poi i Longobardi e via via fino a Venezia, all'Austria e nel 1918 l'ammissione all'Italia. Chi però dominò più a lungo e le battaglie le vinse tutte, furono le zanzare, fino all'evento dello zampirone.
Occupai tutta la sera e buona parte della notte per trasmettere messaggi a tutte le sedi di "volo libero", i Club di parapendio e deltaplano. Ricevetti messaggi in cui si diceva che Domenico già aveva provveduto ed aveva risposte. Dall'alto è più facile individuare una massa di duecento o trecento ragazzini. Ora potevo contare su una vasta organizzazione di ricerca. Mi coricai tardi, ma non mi dimenticai di pregare il Signore per quei ragazzini alla mercé di chissà chi.
Mi svegliò il sole caldo, ero in un piazzale dove i tir e gli autobus facevano da padroni. Mi lavai alla fontanella e feci una buona colazione al ristorantino del distributore.
Allargai il parapendio, mi imbragai e scelsi un corridoio per il decollo. Tutti gli autisti ed i turisti dei pullman erano incuriositi. Prima di partire dissi il perché di quel mio viaggio, tutti presero il mio numero di telefono assicurandomi che nel caso, mi avrebbero aiutato, anche se non capivano perché cercassi quei ragazzi; altri schiavi, pensai. Misi in moto e decollai.
Raggiunsi una quota di 1500 mt., dovevo stare alto, per avere un maggior raggio visivo, anche se distinguevo meno i particolari. Erano i posti isolati e nascosti che m'interessavano, quell'organizzazione strana non poteva certo farsi notare in mezzo ad una spiaggia pubblica. Mi giungevano messaggi via radio e telefono. Avevo il mio da fare a rispondere, d'altra parte era giusto che avessi sparso richieste di aiuto in tutte le direzioni. Non potevo contare sui preposti all'ordine pubblico.
Diressi verso Est lungo la costa, verso Trieste, sorvolai anche un po' di costa Croata. Mi resi conto che solo un miracolo mi avrebbe fatto trovare i ragazzi. Attraversai il golfo di Trieste, il mare sotto mi faceva un po' paura, tornai nelle vicinanze da dove ero partito la mattina. Atterrai a Grado per il rifornimento e per sgranchirmi le gambe.
Prima di sera contavo di sorvolare Bibione, Caorle, Jesolo ed arrivare a Venezia. Lo sconforto mi assaliva mentre sorvolavo quei luoghi, il sesto senso mi diceva che non erano spiagge per tanti bambini allo sbaraglio, tutti li avrebbero notati. Chiamai nonna Carla, mi fece capire che era fiera di me, alle lodi è sempre stata restia, così ne ebbi tanto piacere e conforto.
Mi distraevo guardando quelle spiagge stupende, in particolare Bibione con quelle bellissime pinete. A Caorle scesi per il rifornimento di benzina, per mangiare e sgranchirmi le gambe. Decollai, dovetti subito riatterrare, il motore faceva le bizze. Mi resi conto che avevo rifornito il serbatoio con benzina normale anziché super, cambiai anche la candela di accensione. Il motore ripartì che era uno schianto, volai verso Venezia.
Sulla frequenza dei parapendisti, una voce mi disse che mi si aspettava in piazza San Marco e molta era la gente in attesa. Le sorprese erano continue e, per la verità, sarei stato un po' vanitoso, se non fosse stato per lo scopo di quel viaggio.
Magnifica città, Venezia, pensare che è costruita su diciotto isolette, con 160 canali, valicati da 400 ponti, credo che questo basti per capire il motivo della sua unicità nel mondo. Le piazze, le calli, i palazzi, i monumenti, le chiese, i musei, e le isole tutt'intorno con le loro attività artistiche. Tutto questo guardavo da lassù e tanta bellezza mi affascinò al punto che m'accorsi di aver fatto troppi giri sulla città. Ero rimasto senza benzina, il motore incominciò a starnutire e si fermò.
Piazza San Marco la potevo raggiungere tranquillamente, ero a circa 800 metri di quota, non c'erano problemi.
Ero a circa 400 metri quando la piazza mi si presentò davanti. Era gremita di gente e mi spaventai, diressi verso Riva degli Schiavoni ma una voce da un altoparlante mi raggiunse, meno male che il motore era spento: -"Scenda tranquillamente sulla piazza, le faremo un corridoio, questa è una manifestazione in suo onore."- Il messaggio mi fu ripetuto un paio di volte e nel frattempo vidi quella marea di teste dividersi il due, nel mezzo rimase un corridoio di dieci metri di larghezza, lungo tutta la piazza. Contai forte fino a dieci, scandendo i numeri, dovevo tranquillizzarmi, non era cosa facile per me atterrare sul selciato e con il motore sulla schiena.
Pensai, questa volta caro Domenico ti sfascio tutto, me compreso. Ma non dovevo permettermi quei pensieri, non dovevo, mi sarei abbandonato a "come la va la va" e non potevo permettermelo. Mi diedi un pizzicotto su una guancia tanto che mi feci male, era quello che volevo. A cento metri dal suolo, mi allontanai con una manovra ad U, mi rimisi in direzione del corridoio correggendo l'allineamento, era tutto perfetto, anche la brezzolina che mi veniva incontro. Un signore con un fulard di seta colorato, fissato in cima ad un ombrello tenuto alto, voleva indicarmi la direzione del vento, pensai:-"Lo devo ringraziare". Questi pensieri mi aiutavano a rimanere calmo. Infilai il corridoio così bene che nemmeno io ci credei. Stallai e mi trovai seduto in mezzo alla piazza, avevo leggermente storto la gabbia dell'elica, l'osso sacro mi doleva un po'.
Le urla di bravo si susseguivano ininterrotte, i vigili urbani mi aiutarono, assieme al signore del fular, a mettere tutto nella sacca. I vigili mi avvisarono che erano a disposizione con il loro motoscafo per portarmi sulla terraferma, se era necessario.
Scopersi che quel mio viaggio era seguito da moltissimi genitori, la gran parte di coloro che non erano stati ipnotizzati dal "messaggio tranquillizzante". Ero stanco, l'emozione mi aveva tagliato, le gambe.
Un gruppo di persone mi si fece incontro, cosa non provai vedendo fra loro Clelia e Fredo, miei cari amici e vicini di casa, ci abbracciammo, loro piangevano pensando al loro nipotino Dario, sparito pure lui. Mi accompagnarono in una pensione con trattoria, mi avevano prenotato una camera. Ci sentivamo tutti amici, ero commosso e del resto pure loro, mi vedevo colmato di attenzioni e gentilezze. Avevano due apparecchi radio ad onde corte e comunicavano con mezzo mondo. Tutti erano continuamente interrotti dalle chiamate dei cellulari.
Arrivò una notizia dal Brasile. Pure li era successo un caso analogo. Un mese prima erano sparite alcune centinaia di ragazzi sui dieci anni. Erano tutti bambini delle favelas ed il governo non se ne era interessato più di tanto, anzi, erano contenti di avere meno delinquenza. Tornarono dopo una quindicina di giorni, un po' frastornati e senza ricordi. Parlavano solo di un grandissimo gioco sul mare e di un signore vestito, "a colori", dissero, che li incitava a giocare e si interessava di loro. Erano tornati tutti in ottima salute e ben nutriti; ne avevano bisogno.
Quella sera, seduti nel dehors della trattoria, con la laguna davanti, parlammo a lungo del fattaccio. Molti erano coinvolti direttamente. Parlammo a lungo dei bambini brasiliani, non c'erano dubbi, quella era la strada. Ci consolava il fatto che erano tornati tutti alle loro abitazioni, se le avevano, ed erano ben nutriti e sani. Anche se l'angoscia era ancora presente, eravamo certi della buona risoluzione del caso. La speranza è ultima a morire.
Per non lasciare nessuna strada impercorsa, ci collegammo via Internet con San Paolo, in Brasile. Quasi tredici milioni di abitanti non sono pochi, a chi rivolgerci, non conoscevamo nessuno, gli organi governativi erano disinteressati, dissi: -"proviamo "www.gesuiti@brasil" loro avevano fondato 500 anni fa la città, ci sarà stata qualche loro parrocchia"-. Manco a dirlo il collegamento si stabilì. Sì, dissero, loro avevano preso a cuore il rapimento dei bambini, erano riusciti, attraverso le loro parrocchie sparse ovunque, a trovare, ma solo ultimamente, il luogo ove avevano soggiornato numerosissimi bambini. Era in una spiaggia nascosta dell'oceano Atlantico. Si notavano basi per prefabbricati, doveva essere una minuscola città dotata d'ogni comfort. Dovevano avere molti giochi, sulla spiaggia si trovavano ancora numerosi mattoncini di costruzioni in plastica della Lego. Si notava che era stato costruito un molo che s'inoltrava in mare per un centinaio di metri, continuavano dicendo che erano sbalorditi: -"Pare che questo molo, perlomeno dai basamenti trovati, fosse fabbricato con elementi di Lego". Ringraziammo e chiudemmo il collegamento.
Ci guardammo, tutti pensavamo… Lego…bambini…,quache cosa stava venendo fuori. Dissi agli amici della mia indagine sui giochi dei ragazzi e che i Lego erano al primo posto. Ad ogni modo chi manovrava questa cosa era un pazzo.
Arrivò alla pensione l'assessore allo sport e cultura della regione. Assicurò che molti altri in regione, anche se una piccola minoranza, erano in angustia per quanto successo. Nascostamente stavano indagando. Certamente tutto rimaneva nell'ombra, nessuno faceva passi decisivi od autorevoli, magistratura, governo e polizia, erano soggiogati dal "messaggio tranquillizzante".
Il mattino seguente, quando la piazza era deserta, con l'aiuto dei nuovi amici e dei vigili, dopo aver rimediato al colpo ricevuto sulla gabbia di protezione dell'elica, ed aver fatto rifornimento, decollai felicemente per Chioggia, porto Tolle, Ravenna. Avevo però il sentore che quelle zone non erano certo adatte per un nascondiglio, stavo sbagliando tutto e la tristezza mi assalì.
Esploravo tutte quelle insenature ricche di spiagge ed allevamenti di molluschi, non volevo demordere dall'impegno e poi, pensavo ai miei nipotini, anche se sapevo che erano felici, forse di più che a casa, visto che avevano cancellato il ricordo dei genitori!
Telefonai a Carla informandola delle ultime novità, le raccontai dell'atterraggio in piazza San Marco, era preoccupata. Impressionato rimasi anch'io quando mi disse che casa nostra era un andirivieni di gente, che arrivavano lettere da mezzo mondo, telegrammi, e web-mail via Internet. Non tutte erano d'incoraggiamento, molte, minacciose.
Dissi a nonna Carla di chiudere casa ed andare a Bologna da suo fratello Renzo, sarebbe stata più sicura.
Atterrai a Ravenna, in Emilia-Romagna, ero stanco e sfiduciato, ero atterrato sui prati intorno a S. Apollinare in Classe che potei ammirare fantasticando sulle sue origini. Mi ripromisi che Ferrara l'avrei visitata con i nipotini, appena ritrovati.
Pensai, qui nessuno era venuto a cercarmi, ma mi sbagliai di grosso, non avevo fatto a tempo di togliermi l'imbraco che incominciai a vedere automobili in arrivo parcheggiare. Ben presto mi trovai in mezzo alla gente, pochi i preoccupati per i loro ragazzi. "Lavoriamo assieme, cerchiamo e teniamoci in contatto, dissi."- Un elicottero dei carabinieri atterrò vicino. Mi chiesero i documenti, per circolare con "quel coso," dissero. Per la verità non esistono documenti tranne il tesserino dell'Aereo Club per il pilota. Arrivarono in quel momento due uomini con telecamera e microfono, sulla macchina la scritta "Radio Televisione Italiana". L'equipaggio dell'elicottero s'impappinò, si misero in disparte in attesa.
Io ero più imbarazzato di loro. I due della T.V., mi chiesero di eseguire di nuovo l'atterraggio, dissero che la ripresa sarebbe stata magnifica. Di malavoglia feci quello che mi avevano chiesto, il cronista blaterava nel microfono proteggendolo con il bavero della giacca dal rumore assordante del motore.
Messi i piedi a terra incominciò a farmi tutte le domande che ben si può immaginare, io risposi educatamente. A mia volta chiesi se la RAI.TV. aveva qualche notizia sul caso. Mi risposero negativamente, per loro tutto andava bene com'era, il caso strano, ma interessante ero io. Per poco non li mandai in malora.
Ero stressato e stanco. Volevo montare la tenda, la gente mi faceva domande, qualcuno mi portò un caffè caldo dal bar vicino e lo ringraziai, ne avevo bisogno.
Anche qui trovai solidarietà ed amici, due erano arrivati da Venezia, erano Fredo e Clelia, mi dissero che mi dovevano dire qualche cosa di interessante appena mi fossi rifocillato. Due Frati del vicino monastero, vennero per donarmi ospitalità nel loro convento, il superiore aveva un nipote fra quei ragazzini, mi conosceva dalle notizie che circolavano, ringraziai e con i due amici mi trasferii dentro il monastero.
La cameretta era accogliente, dotata di doccia. Ne approfittai di buon grado e quando fui un po' riposato andai da Clelia e Fredo che si erano seduti in parlatorio.
"Finalmente possiamo parlare nee"- Disse Fredo. Si capisce, era piemontese. Il loro nipotino Dario aveva solo sei anni, mamma Sara e papà Mirco erano tranquilli, meglio così disse Fredo. Continuò: -"Un nostro comune amico, Giovanni, che tu ricordi bene e sai che è amante della Croazia, dove si trova attualmente per le vacanze, non trovando il tuo numero di telefono, mi ha chiamato dicendomi che in una caletta di fronte al golfo del Quarnaro, poco prima di Arsia, ha visto, passando al largo, uno strano villaggio mezzo nascosto dalla costa molto frastagliata. Non ci giura, ma doveva essere una colonia per bambini, solo che la gente del luogo, dice che colonie là non ci sono mai state.
Il cuore mi batteva forte, era il posto giusto, la costa poco frequentata, fuori della vista della gente……e pensai…
Il villaggio era veramente quello, Giò aveva visto giusto e bene. Avesse pagato un sovrappiù al pescatore che lo portava per un giro turistico, fosse andato a vedere, avrebbe visto un magnifico villaggio prefabbricato, smontabile e trasportabile con estrema facilità. Tanti ragazzini felici giocavano.
Samuele e Fabio dovevano risolvere un importante problema, le vele andavano issate a mano o con un automatismo elettrico? Mister Game avrebbe deciso. Si recarono sul ponte di comando e chiesero al comandante in seconda, prendendolo per mano, di parlare con il Mister. -"Ciao ragazzi, vi divertite vero?"- disse Mister Game,-"Problemi? Vi ascolto." Gli raccontarono con dettagli tecnici da stupire un adulto la loro indecisione circa le vele.-"Ragazzi"- rispose-"a voi piace senz'altro di più la nave di Capitan Uncino che una nave tecnologica d'oggi, sbaglio? No? Allora seguiamo la vecchia tradizione marinara, Mi fido di voi, ciao ragazzi e mi raccomando: verricelli a manovella e scalette di corda."- Sorrise al suo aiutante in seconda. I ragazzi se n'andarono felici discutendo sui pezzi di Lego da usare, anche il colore era importante.
Mister Game era un ometto magrolino, aveva circa sessant'anni, tutta la sua persona trasmetteva, in particolare ai giovanissimi, gioia e fiducia ma in maniera assolutamente completa, piena, grande. Guardarlo e seguirlo era tutt'uno. La sua voce era armoniosa, suadente ma decisa. Non si può dire che non disponesse di ricchezze immense. Chi era, da dove veniva, tutto era nascosto nella sua mente. Una sola cosa era sicura, chiara e lampante: aveva una immensa, assoluta, spropositata passione per i Lego. E chi, se non i ragazzi hanno un'immensa fantasia per costruire con i Lego! Allora, è evidente che i ragazzi dovevano far parte integrante della grande passione di mister Game. Ma chi è mister Game?: Forse non è un terrestre, non vi posso proprio dire di più, non insistete!
Dalla Danimarca al golfo del Quarnaro, erano arrivate ben tre navi da carico, battenti bandiera Panamense, queste si prestavano a fare trasporti nel massimo segreto. I Lego erano contenuti in cassoni formato industriale.
All'ufficio commerciale della Lego, in Danimarca, si era presentato, a suo tempo, mister Game, ovviamente con un nome attendibile e quello che più conta con un assegno con scritta una cifra iperbolica, quasi doppia del valore intrinseco. Tutti sanno che la Lego ha avuto ultimamente una crisi economica, molti avrebbero pianto per questa scomparsa. Ma ecco, arriva mister Game e la crisi è superata. Grazie a mister Game, per aver chiesto e pagato profumatamente la segretezza.
Lego, in Danese significa: "Giocare buono". Chi avrebbe mai potuto ostacolare il trasporto di componenti per giocare buono? S'è l'erano chiesto alla Lego, mai più pensavano al ratto dei ragazzi.
Torniamo al villaggio dei ragazzi, cosa stavano costruendo?
Già lo sappiamo, una nave, un molo lungo 150 mt. e lo scivolo per il varo. Se avete pensato ad un gioco vi sbagliate, era una vera nave a vela, lunga 50 metri, larga 12, pescaggio a pieno carico, 5 metri, i Lego sono leggerissimi.
"Ma già, qualcuno di voi è genitore e vuol sapere dei ragazzi. State tranquilli, meglio non potrebbero stare, mister Game ci sa fare".
"Quando torneranno a casa?"- "Scusatemi, anch'io sono stato preso dal fluido di mister Game, non ci pensavo più. Lasciatemi tornare a Ferrara, dove il paramotore ed i due amici venuti da Venezia ,mi stanno aspettando."…
…Clelia mi guardò dicendo: -" Ti abbiamo lasciato stare, eri in trans e fantasticavi, completamente assente."- "Scusatemi ragazzi, è vero, sono convinto che quello sia il nascondiglio giusto, è come se l'avessi visto. Là dobbiamo andare".
Per fortuna nei racconti di fantasia si può anche noleggiare un aereo o meglio ancora un elicottero, lo stavo per fare quando la fortuna ci venne in soccorso.
Chi l'avrebbe mai detto, arrivava un elicottero in quel momento, atterrò, il passeggero era Federico, o meglio Fela, mio figlio. Il mio sbalordimento era grande, "Ma che ci fai tu qua". -"Scusa, padre, io sono un po' responsabile di tutto questo, sono stato soggiogato da mister Game, ti racconterò strada facendo".
Io volevo riposarmi, erano le ventidue e con l'elicottero non era il caso di viaggiare al buio, anche se dovevamo sorvolare il mare fino a destinazione. Andai a letto nella mia cameretta, Padre Mansueto mi fece attrezzare un altro lettino in camera per Federico. Trovò da dormire anche ai nostri amici.
Prima di addormentarmi chiesi ancora a Federico: "Ma tu che c'entri con tutto questo, di chi è l'elicottero?". - "Ti dirò che l'elicottero è di mister Game, l'altro uomo, il pilota, è Antonio, il tuo amico e vicino di casa, nonché di volo. E' vero, si era innamorato del Brasile dopo esserci andato con gli amici del Club per volare.Ora era tornato per cercare lavoro. "Mister Game lo ha conosciuto ed apprezzato", continuò Federico, "lo ha assunto, ci ha ordinato di raggiungerti, sa tutto delle tue ricerche, domani sarò più preciso". Ma come, mi chiesi, devo esser proprio stanco per non riconoscere Antonio. "Ciao Fela, buona notte"
Il mattino seguente pregai padre Mansueto di spedire il paramotore a Verona, a Domenico, gli avrei telefonato durante il viaggio, i suoi messaggi via Internet avevano raggiunto anche Giovanni ed avevano dato buon frutto.
Antonio lo vidi nell'elicottero, aveva voluto dormire nella cuccetta, ligio e responsabile del mezzo. E' stato inutile chiedere notizie su mister Game. Aveva dato la sua parola e non l'avrebbe mai tradita. Oltre a lui, eravamo a bordo: Fredo, Clelia, Federico ed io.
Dovevamo percorrere circa 500 Kilometri, tutti sul mare, io ero preoccupato. -"Stai tranquillo"- mi disse Antonio.- "Questo coso ha un'autonomia di 800 Kilometri, in tre ore siamo sul posto".
Federico raccontò d'essere stato contattato da un'agenzia, gli dissero che era stato scelto per le sue capacità di architetto, che non miravano comunque al guadagno ma rivolte alla fantasia e all'onestà. Il gioco cui si dedicava maggiormente, "Dungeons & Dragon " tra l'altro, ripreso da telecamere nascoste, confermava l'idoneità per il lavoro richiesto. I rapporti con i nipotini e con i ragazzini in genere, dimostravano chiaramente un carattere comprensivo, paziente, sollecito.
Questo era il contenuto dell'offerta di lavoro. Proseguì: "Al terminal di Caselle, su appuntamento, incontrai un signore, mi parlò amichevolmente, mi consegnò una valigia dicendomi che dentro c'era tutto ciò che mi occorreva, mi prese a braccetto, salimmo su un aereo privato, a Venezia ci trasferimmo su un elicottero e quale fu la mia sorpresa quando riconobbi Antonio sotto il casco del pilota. Non capivo più niente ma ero intimamente felice. Questa è la mia storia, caro padre".
Io in quella specie di visione che avevo avuto del luogo non lo avevo notato. Ma ecco, come una scintilla mi illuminò un ricordo: Il comandante ed aiutante in seconta…,era Federico.
Antonio, a questo punto ci parlò in cuffia. "Mancano 60 minuti all'arrivo, devo comunicarvi ufficialmente che mister Game, quando arriveremo non ci sarà più. Ovviamente era a conoscenza che, in particolare tu Luciano, lo stavi cercando. Aveva anche intercettato la comunicazione via Internet con i Gesuiti di San Paolo do Brasil. Ti manda a dire che quella volta aveva sbagliato tutto, quei poveri bambini non conoscevano nemmeno i Lego e di giocare ne avevano poca voglia. Abbandonò il progetto, ed il resto lo sapete".
Alle ore dieci atterrammo sulla spiaggia, il villaggio non c'era più, rimanemmo tutti sbalorditi nel vedere la nave costruita dai ragazzini con i Lego. Era una cosa inimmaginabile dai molti colori e mille riflessi, beccheggiava e rullava dolcemente cullata dal mare azzurro.
Pensare che era stata costruita dai bambini commuoveva.
Su una fiancata c'era scritto:
"MISTER GAME & MISTER FELA"
Antonio ci consegnò una lettera di mister Game, diceva: "Non posso darvi spiegazioni particolareggiate, sappiate che i ragazzini sono tutti tornati alle loro case e stanno benissimo. So che in questo istante suonerà il corno della nave, non indica nebbia, ma vi avvisa che quattro ragazzini sono a bordo: Fabio, Samuele, Lorenzo e Dario. Chiedo scusa per il ratto, Nessuno ha sofferto, spero d'aver portato solo felicità. Addio amici"
Il corno stava suonando, una scialuppa si avvicinava con i nostri eroi. Erano bellissimi i nostro ragazzini, abbronzati e felici, tutti in un sol coro chiesero della mamma e del papà, erano entusiasti al pensiero che un elicottero li avrebbe condotti a casa. La nota triste fu che Federico ci abbraccio tutti e riportò la scialuppa a bordo, sciolse le vele e si allontanò. -" Fela,"- gridammo tutti:" Torna indietro, vieni a terra, torna con noi. Ti vogliamo bene!":
Sappiamo di certo che s' incontrerà con mister Game, ma difficilmente metterà i piedi a terra….
LuciStefan
Marzo 2000

P.S. Una di queste notti, nonna Carla mi disse che sognò una nave costruita con i lego, io ci ho ricamato sopra. Vi piace?

LUCISTEFAN


 
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