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Il tesoro di Singapore - Capitolo VI

Il ritorno a Singapore.

Daniel si rendeva conto che tutti gli volevano bene, ne era intimamente consapevole e commosso, lui conosceva poco queste sensazioni di piacere e le viveva con gratitudine. Si prodigava per essere un buon compagno di viaggio, per la madre e per Susan e Margaret. Con mister Douglas, che lui chiamava semplicemente Willy, era davvero amico, nonostante la differenza di età. Anche il signor Orfeo viaggiava sulla stessa barca, un po’ in disparte per la verità, si sosteneva che indagasse alla ricerca d’eventuali fiancheggiatori dei pirati che dovevano far parte dell’equipaggio.
L’informatissimo signor Sam spiegò a tutti che il ritorno sarebbe stato davvero straordinario, avrebbero bordeggiato tutte le isole Filippine: fiordi, porticcioli e, proseguendo ancora, per tutta la sua lunghezza, Sarawak, ora stato federato facente parte della Malesia, dopo di che sarebbero rientrati a Singapore.
Due giorni dopo, iniziò il viaggio di ritorno, avevano almeno tre giorni di vantaggio sulla tabella di marcia, avendo saltato la visita ad Hong Kong, causa i pirati.
I momenti migliori erano le chiacchiere dopo cena, Daniel, mister Douglas ed il senor Miguel tenevano banco ed erano irresistibili con le loro storie, mentre il signor Sam, in particolare per le ragazze, era un erudito navigatore, cartografo, metereologo. Conosceva tutto sulla navigazione e sulla geografia di quei luoghi, si esprimeva con competenza ma anche con semplicità tanto da rendere piacevolissime anche le “lezioni”, che tutto sommato impartiva. Miss Homeles n’era entusiasta per Margaret e Susan.
Avevano preso l’abitudine, dopo cena, di recarsi a chiacchierare nel salottino adiacente la cabina di mister Douglas, era più intimo e più adatto alle confidenze.
Avvenne una sera, che il signor Orfeo,che pure faceva parte della comitiva, nell’andarsene sbagliasse porta, entrando nella cabina di mister Douglas. Con sua grande meraviglia sentì le voci delle ragazze che erano già nella loro cabina. Il signor Orfeo fece finta di nulla, richiuse chiedendo scusa, ed uscì dalla porta giusta. Aveva sbagliato intenzionalmente? Era a conoscenza di qualcosa l’ispettore dei Lloyd?
Tutte le mattine i ponti erano occupati dai passeggeri, mai mancava il signor Sam. Lo spettacolo delle coste di Sarawak era imponente, immense foreste degradavano dai monti fin quasi sulla spiaggia, ogni tanto a deturpare il paesaggio: qualche pozzo per l’estrazione del petrolio. Risaie a perdita d’occhio, alberi del caucciù e spezie, ogni tanto lo yacht passava fra gruppi di isolette, molti passeggeri carpivano queste immagini con le loro telecamere o fotografando.
Questi erano i luoghi dove Salgari, aveva immaginato i suoi romanzi d’avventura con quegli intrepidi personaggi che tanto hanno fatto sognare generazioni di ragazzi: Sandokan, Kammamuri e Tremmalnaik.
La sera Daniel raccontava dei suoi viaggi in tutto il mondo che, anche se per lavoro, erano pur sempre grandi esperienze di vita, in particolare per un giovane. Raccontò che con il signor Orfeo ogni tanto s’ incontravano, in particolare quando avvenivano fatti che avevano attinenza con furti, liquidazione di assicurazioni di notevole interesse, come il caso in corso. In concreto indagava per risolvere problemi e scoprire eventuali imbrogli, intrichi ed intralci. Era un sagace ispettore di polizia privata, al servizio della compagnia di assicurazione più antica e grande del mondo.
Tutti ascoltavano con interesse e partecipazione, in particolare Susan e Margaret pendevano dalle sue labbra. Davvero Susan sembrava in certi momenti, perdersi negli occhi di Daniel, come se ne fosse ghermita. Miss Homeles vedeva e capiva, d'altronde anche lei nutriva dolci sentimenti per Willy e, malgrado le passate esperienze, si lasciava dolcemente trasportare da essi, vagheggiando sogni più intimi.
Mancava poco per abbandonare la costa di Sarawak e dirigersi verso Singapore ma, avendo a disposizione ancora qualche giorno, decisero di fermarsi alle isole Tambelan, facenti parte del Borneo. Erano tre splendide isolette vicinissime una all’altra, vegetazione tropicale, ed anche se sull’equatore, il clima era particolarmente confortevole, sempre ventilato. Il vicino stretto di Karimata che separa il mar di Giava ed il mar cinese meridionale, procura un continuo flusso d’aria dall’oceano Pacifico.
Per i nostri amici furono due giorni indimenticabili, trascorrevano la giornata sulle isole, il personale di bordo serviva il pranzo sulla spiaggia e la sera accendevano grandi falò, intorno ai quali consumavano la cena.
Margaret si fece accompagnare da mister Douglas nelle cucine dello yacht, dall’inserviente che doveva tenergli il cane, avutolo e pagato il dovuto al cinese, lo portò sempre con se nelle escursioni delle isole. Era un simpatico bastardino che divenne presto la mascotte della barca. Gli fu dato un nome: Hong.
La sera tutti avevano da raccontare qualche avventura vissuta esplorando le isolette. Mister Douglas era sempre assieme a Daniel ed a sua madre, stava però attento a non intralciare, con la sua presenza, gli occasionali contatti che Daniel aveva con Susan. In questo caso inventava qualche impegno e scompariva.
La prima sera, attorno al falò, Daniel chiese al signor Orfeo di raccontare qualche avventura vissuta nello svolgere il suo lavoro. Il signor Orfeo sembrò quasi soppesare il valore della richiesta e, visto che tutti erano attenti e pendevano dalle sue labbra, sorrise iniziando a raccontare.
“ Non posso dirvi luoghi e nomi di persone che hanno parte nel racconto, si tratta di personaggi conosciuti in tutto il mondo, posso solo dire: gente di spettacolo!”.
La platea ammutolì, già i presupposti lasciavano intravedere un racconto emozionante. Il senor Miguel, sempre presente in queste occasioni, si accomodò meglio che poté sulla poltroncina da spiaggia e rimase in attesa.
“ Darò nomi fittizi ai principali protagonisti della storia”- iniziò con il dire.-“Jhon aveva trascorso la notte in albergo, il suo sonno doveva essere stato profondissimo, non si ricordava cosa era successo la sera prima, o le sere prima? Non sapeva dov’era ed aveva dubbi su chi lui stesso fosse. Nella sua testa regnava la confusione più assoluta.
Fece uno sforzo per premere il pulsante del campanello, dopo qualche minuto arrivò un cameriere. Jhon lo guardò quasi interrogativamente, la stessa cosa fece il cameriere. Il cameriere aveva una certa età, questo fece si che Jhon prendesse il coraggio a due mani e chiedesse: “non si faccia meraviglia per quello che le sto domandando, io non ricordo più nulla, o quasi, mi dica tutto quello che sa di me, dove sono, da quanto tempo sono in questo albergo, tutto insomma”.
Il cameriere lo guardò abbastanza stupito, conosceva quel personaggio e chi non lo conosceva, una domanda simile, qualche volta gli era successo di sentirsela fare, ma da clienti che la sera prima lui stesso aveva portato a letto di peso, causa grandi sbornie. Ma questo era il “ Jhon” e non serviva dire altro, così rispose:
“ Signor Jhon, trovo tutto bizzarro, ma le posso dire, prima di tutto che sono onorato di poterle essere utile, poi, rispondendo alle sue domande, posso aggiungere che è ospite gradito di questo albergo, il Gran Hotel Astoria di New York. Da due giorni lei occupa questa suit, la solita a lei riservata, ed ha fatto mettere fuori della porta il cartello “non disturbate”, eravamo in effetti preoccupati. L’altro ieri è stato visto uscire con la sua signora e, stranamente non è stato visto rientrare.” Fece una breve pausa e proseguì.- “ Se desidera, le porto subito un caffè forte e bollente, all’italiana, l’aiuterà!”
Jhon disse di sì e si raccomandò non dicesse nulla a nessuno, il cameriere uscì e non trascorsero cinque minuti che la tazzina di caffè fumante era nelle mani di Jhon. Poi rivoltosi al cameriere proseguì: “Mia moglie non è con me che io sappia e non ricordo nemmeno di essere uscito né con lei né da solo”.
Mi raccontò in seguito che, al momento di dare una buona mancia al cameriere si accorse di non avere nemmeno un dollaro, le carte di credito erano sparite ed anche le schede delle cassette di sicurezza. Era assicurato con i nostri Lloyd e fui inviato in America.
“ Come potete immaginare, poche ore dopo, giunsero all’albergo il segretario ed il medico personale di mister Jhon. Io arrivai il giorno successivo. Il medico accertò che era stato narcotizzato.”
“ Per scoprire come erano andate le cose ci vollero pochi giorni di indagini, io mi ero fatto la mia idea e chiesi a mister Jon chi erano le controfigure, sua e di sua moglie, usate per girare particolari azioni nei film; conosciuti i nomi fu facile pedinarli e scoprire che in due giorni avevano acquistato uno Yacht, due automobili di lusso, un attico, inoltre avevano trasferito il contenuto delle due cassette di sicurezza in un’altra banca ed a loro nome. I Lloyd avevano risparmiato così, parecchi milioni di dollari.”
“ Verrebbe da dire: abbastanza banale”- proseguì il signor Orfeo-“ma non lo era poi tanto, la controfigura della moglie, non era una controfigura ma la moglie stessa, d’accordo con l’attore che faceva la controfigura. Perché chiederete, visto che è un’attrice di successo. Semplice, in quell’hotel un’altra donna teneva caldo il letto a mister Jhon. I tradimenti coniugali e la gelosia non sono amiche, io non sono sposato ma sono certo sia così.
Il gruppo di amici fu l’ultimo a salire a bordo, tutti si ritirarono nelle loro cabine continuando a commentare il racconto del signor Orfeo.
Nella loro cabina Margaret e Susan parlarono dell’amore e della gelosia, mister Douglas si dovette sorbire le loro elucubrazioni. Aveva deciso di chiudere il contatto quando sentì Susan dire a Margaret:
“ Ti voglio mettere a parte di un gran segreto della nostra famiglia, è giusto che te ne parli, mamma sarebbe certamente d’accordo. Hai già sentito parlare di lord Raffles il nostro avo, sai anche che fu lui, incaricato dalla Compagnia delle Indie a trattare per l’acquisto di Singapore, fin qui l’hai pure studiato a scuola. Purtroppo nelle trattative con il sultano, allora padrone dell’isola, ha ceduto alla tentazione di accettare un tesoro consistente in due forzieri, pieni di ricchezze che nessuno conosce esattamente. Da gentiluomo che era si pentì amaramente, gettò i due forzieri nell’Ayer Chawan all’altezza di uno scoglio che ti farò vedere”.
Margaret rimase sbalordita dal racconto, Susan quasi si pentì di averla messa a parte del segreto, non rimase che cercare di giustificare o perlomeno di far capire le motivazioni, il momento particolare dell’azione compiuta dal loro avo, insomma si arrabattò per costruirci sopra, una veste di tolleranza e comprensione.
Susan però rimase a sua volta sbalordita quando Margaret saltò su a dire, -“Ma perché non la facciamo finita e recuperiamo i forzieri? Che senso ha averli tenuti nascosti sino ad ora? Capisco il nostro avo, ma tutte le generazioni che si sono tramandate questo segreto, beh questo non lo capisco proprio”.
In effetti, il ragionamento non faceva una piega, la cosa era un po’ strana. Susan allora si ricordò che la loro mamma aveva accennato ad una assicurazione esistente, non ne conosceva i termini e non capiva un’assicurazione per un tesoro nascosto, chi l’aveva stipulata? Ed a fronte di cosa?
Susan e Margaret quella notte dormirono poco e male. Chi però non dormì affatto fu mister Douglas, lui era talmente eccitato che nemmeno si mise a letto. Tenne il collegamento con la cabina delle ragazze, non si sa mai, avessero parlato durante la notte, magari nel sonno. Le sentì uscire verso le nove del mattino. Lasciò collegato il registratore ed uscì pure lui.
La notte seguente sarebbero arrivati a Singapore, il capitano disse ai suoi ospiti che avrebbe fatto in modo, rallentando, di arrivare in porto per le nove del mattino. Quella sera in ogni caso avrebbero festeggiato in modo particolare. Tutti i passeggeri avevano fatto amicizie ed il desiderio di passare una bella serata era sentito.
Arrivarono con un elicottero due famosi cantanti, la serata sarebbe stata eccezionale. Mister Douglas aveva il morale alle stelle, miss Homeles era particolarmente felice, anche nel vedere Willy eccitato come un bambino.
Per i nostri protagonisti, i due giorni passati a scorrazzare per le isole, l’ultima notte trascorsa in modo agitato, fece sì che quel giorno lo trascorressero all’insegna del riposo.
Quando nel tardo pomeriggio mister Douglas ascoltò il nastro registrato, per poco non gli venne un colpo. No, non era possibile, tutto il suo lavoro da 007 non era servito a nulla, tutto inutile ed ora era pure costretto a fare il bravo. Ecco cos’era successo. Tanto vale raccontare il succo del dialogo avvenuto fra Susan e Margaret. Sì, avevano deciso di confidare a Willy e Daniel il segreto e farsi dare una mano da loro per il recupero, cosa avrebbero potuto fare da sole? Ora non rimaneva che aspettare la richiesta di aiuto.
Tutto sommato, dopo averci ben pensato Willy, o mister Douglas che dir si voglia, era quasi contento, la sua coscienza era fortemente turbata, stava tirando un brutto colpo a quelle ragazze alle quali aveva incominciato a voler bene, ammorbidito anche dall’amore per miss Homeles ed il figlio, praticamente avrebbe perso la loro amicizia ed ancora peggio. No no, meglio così! E poi, i suoi progetti con miss Homeles erano quasi realizzati.
La festa, quella sera fu eccezionale, anche Hong fece del suo meglio in mezzo a quella confusione. Willy ballò con miss Homeles, Daniel con Susan, il signor Sam e signora erano molto allegri, il senor Miguel faceva divertire intere tavolate con la sua loquacità. Mister Douglas però non ricevette nessun messaggio da parte delle ragazze. La festa finiva, la crociera stava per terminare e lui era ansiosamente in attesa. Tutti si ritirarono nelle loro cabine alle ore piccole del mattino. Poche ore erano rimaste per un sonno ristoratore.

Capitolo VII


 
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