Il tesoro di Singapore - Capitolo VII
Tesoro a sorpresa.
Lo yacht alle nove iniziava ad essere ormeggiato alle bitte del porto.
Pochissimi erano sul ponte di sbarco, la barca era carica di persone addormentate.
Gli altoparlanti iniziarono a trasmettere il saluto del capitano e dell’equipaggio
a tutti i signori passeggeri, ma la notizia che fu accolta da tutti con molta
soddisfazione, era che l’assicurazione della società di navigazione,
avrebbe soddisfatto tutte le pendenze, inerenti al deprecato atto piratesco,
avvenuto durante la crociera.
La buona notizia, dette la sveglia a tutti. I nostri amici s’incontrarono
nel salone. Daniel, arrivato prima degli altri con Susan e Margaret, stava
con loro in disparte dove nessuno poteva ascoltare. Willy, come entrò,
vide subito e capì di cosa stavano parlando, difatti Daniel ascoltando
le due ragazze, passava da un’espressione di incredulità, meraviglia,
stupore, entusiasmo, Lui, Willy, fece finta di nulla ed attese che tutti
gli altri si accomodassero per la colazione, si sedette in modo da poterli
sbirciare senza dare nell’occhio. Sapeva che, prima o poi sarebbe stato
messo a parte del segreto, segreto che lui già conosceva, gli mancava
di conoscere solo il punto esatto dove il tesoro era affondato, se ne fosse
stato a conoscenza probabilmente sarebbe corso da solo ad impossessarsene.
Si sedettero tutti assieme per l’ultima colazione. Anche il signor
Orfeo faceva parte della tavolata, molta gente, sapendo cosa rappresentava,
lo ringraziava per aver risolto il problema dell’assicurazione. Daniel
era molto turbato, pensava che la cosa era più grande di lui e delle
ragazze messe insieme, era contento di dover mettere a parte del segreto
Willy, come desideravano Susan e Margaret.
Daniel disse a Willy che gli doveva parlare prima di sbarcare. Si misero
d’accordo d’incontrarsi dopo colazione, sul ponte.
Willy ascoltò, lasciò parlare Daniel senza interromperlo, alla
fine si limitò a dire: “allora sono vere le chiacchiere che
si fanno in giro.”- “Anch’io”- disse Daniel,- “ ho
sentito qualche volta parlare di questo tesoro, ma ho sempre creduto fossero
fantasie alla Salgari”, e proseguì, “ Ma come si fa ad
operare per il recupero, ci sono persone che devono essere messe al corrente,
vedi il padre delle ragazze, mia madre, forse le autorità?” A
questo punto Willy si irrigidì, non era contento che le cose pigliassero
la piega della legalità, sentiva che andava perdendo la posizione
preminente sulla faccenda, si vedeva declassato, con tutto quello che lui
aveva fatto…!
“
Non è che possiamo, dopo aver avvertito il padre delle ragazze e tua
madre ovviamente, possiamo dicevo, agire alla chetichella, ci immergiamo
sul posto, facciamo finta di essere pescatori subacquei, turisti…,
poi, trovati i forzieri, predisporre tutto per un recupero notturno. Che
ne dici?” – Daniel subiva il fascino di Willy e la sua personalità,
l’ amicizia, la fiducia. Riluttante disse di sì, avrebbe avvertito
le ragazze e risolto il problema al più presto.”Ti darò notizia
quanto prima”- rispose. Il signor Orfeo sbucò da dietro una
paratia, tutti e tre iniziarono a scendere dallo yacht con i loro bagagli.
Daniel dovette stringere i tempi, aveva responsabilità ed impegni
di lavoro e non poteva prolungare la sua assenza. Il padre delle ragazze,
messo al corrente, disse che la storia non gli era del tutto sconosciuta,
rimase però sbalordito e rattristato al pensiero che, sia la sua povera
moglie che Susan, non lo avessero messo al corrente dettagliatamente, era
veramente inconcepibile. Per questo non volle aver parte alcuna al recupero,
disse: “Io non so nulla, fate voi”.
Miss Homeles, disse solo: “ Prima o poi mi aspettavo questa rivelazione,
immaginavo che la cosa fosse matura, se ne parla troppo in giro, è giusto
così! Mi dispiace solo per le mie bambine, con un segreto più grande
di loro da mantenere”.
Il giorno seguente una fuori strada con Willy, Daniel, Susan e Margaret si
fermò su una piazzola del complesso d’isolette dell’Ayer
Chawan. Susan c’era andata parecchie volte, spiegò che la incuriosiva
quel posto e la emozionava. Indicò lo scoglio da dove erano stati
gettati i forzieri.
In una piccola insenatura aprirono un ombrellone, stesero delle stuoie per
terra, aprirono il contenitore delle bibite fresche. Si comportarono proprio
come un gruppo di parenti ed amici che vogliono trascorrere una giornata
al mare. Qualche altra famiglia poco distante prendeva il sole.
Daniel e Willy indossarono le tute e gli autorespiratori e, con tutta calma si
immersero.
Passò molto tempo, prima che riemergessero, si guardarono interrogativamente,
niente, non avevano visto e trovato nulla. Daniel disse a Willy di togliersi
la maschera per parlare. Si sedettero, Daniel disse:”sono trascorsi più di
centottantanni, le maree avranno spostato, anche se pesantissimi, i forzieri.
Senza tenere conto delle incrostazioni, dai mitili ai coralli, alle alghe, vederli è impossibile,
anche se ci sbattiamo il naso contro. Serve un metaldetector!” Willi non
poté che approvare in pieno.
Il desiderio di proseguire subito le ricerche era grande, bisognava trovare lo
strumento ma, qualcuno si sarebbe insospettito?
Decisero che Daniel, non conosciuto in città, avrebbe acquistato il metaldetector,
così si recò da solo alla ricerca del negozio adatto, tutti i turisti
acquistavano cose strane e il nostro Daniel tornò dai suoi amici con lo
strumento.
Willy disse che era necessario impermeabilizzare la parte dove erano gli elementi
elettronici e le batterie. Usarono la pellicola di njlon e del nastro isolante,
Willy si dimostrò molto abile per questa operazione e ci riuscì egregiamente.
Si immersero nuovamente dopo aver tolto qualche piombo dalla cintura, il cercametalli
aveva il suo peso! Ci vollero ore di ricerca con relativi cambi di bombole. Riuscirono
a trovare un’ancora, una lavatrice, delle ruote d’automobile. Uscirono
dall’acqua stremati e si tolsero le tute aiutati da Margaret e Susan, miss
Homeles era giunta nel frattempo sensibilmente incuriosita anche se non voleva
darlo a vedere.
“
Bisogna tornare domani” disse Willy, “io non ce la faccio più e
poi è tardi”. Daniel, anche se un po’ riluttante, aveva solo
un paio di giorni a disposizione, convenne anche lui che era meglio così.
Tutti passarono la notte molto agitata, chi faceva progetti per acquisti importanti,
chi disperato, pensava che non avrebbero trovato nulla, Susan si disse che avrebbe
investito in opere umanitarie, ma l’ultima parola ci teneva l’avesse
detta Daniel. Ognuno aveva il suo progetto, in particolare mister Douglas si
sentiva, malgrado gli ultimi buoni propositi, sconfitto, ma non poteva proprio
farci nulla, il dado era tratto e tanto valeva andare così sino in fondo.
Arrivò il mattino e nuovamente, ma con meno fervore, prepararono il loro
posto nell’insenatura fra gli scogli.
Daniel e Willy studiarono l’infrangersi delle onde, cercavano di immaginare
come agiva la risacca sul fondo. Non erano più molto convinti della buona
riuscita della ricerca. Susan e Margaret aiutarono i loro amici, questi si immersero
ed iniziarono le ricerche. Man mano che setacciavano il fondale acquistavano
fiducia ed energia. La fatica non fu vana, Daniel fece un cenno a Willy che gli
si avvicinò, sembrava che Daniel dicesse: sarà ancora una lavatrice?
Questa volta l’oggetto metallico era profondo e non era possibile conoscerne
l’identità. Risalirono in superfice, presa la pala in dotazione
al fuoristrada, s’ immersero nuovamente, intorbidarono tutta l’acqua
attorno, scavarono avvicendandosi con la pala, l’emozione era grande. Di
sopra Susan immaginò cosa succedeva, si tuffò, in apnea raggiunse
i due, tutti e tre si guardarono ed i loro sguardi erano un misto di sorpresa,
incredulità, gioia. Susan fece cenno che salissero.
Tolte le maschere videro l’acqua intorbidata tutt’intorno, si guardarono
in giro, non c’era nessuno nelle vicinanze, solo un paio di automobili
vicino al loro fuoristrada, niente persone. “Va bene così” disse
Willy, “proseguiamo, ma prendiamo anche una fune per imbracare le eventuali
casse”.
Il metaldetector indicava una superficie rettangolare che poteva essere una cassa,
la distanza era sensibilmente diminuita, ancora poche palate di sabbia, questa
però galleggiava nell’acqua e tornava da dove era stata tolta, impararono
che sott’acqua non era facile eseguire degli scavi, dovettero portare la
sabbia lontano.
La pala trovò una superficie dura ed abbastanza liscia, si buttarono sopra
con le mani ed iniziarono a spostare l’ultima sabbia; strano, non cerano
incrostazione. Sott’acqua fu facile spostare il forziere, sotto ve n’era
un altro eguale, senza incrostazioni, rimossero pure quello. Il cuore dei due
batteva forte, troppo forte per Willy; le maschere erano inondate internamente
di sudore, lasciarono tutto ed uscirono. Non riuscirono nemmeno a togliersi le
maschere, lo fecero le ragazze, loro si stesero sulle stuoie sfiniti.
Tornati riposati e tranquilli, tranquilli per modo di dire, il pensiero di cosa
stavano recuperando avrebbe fatto impazzire chiunque. Ad ogni modo tornarono
sotto ed imbracarono i forzieri unendoli assieme, un capo della fune la issarono
in superficie e la legarono attorno ad uno scoglio affiorante. Gli occhi di tutti
e quattro erano rivolti a quella fune, si chiedevano se era abbastanza ben nascosta.
“
Buona giornata a tutti” disse una voce alle loro spalle, “credetemi,
in questo momento non vorrei essere un ispettore dei Lloyd ma soltanto un amico”.
Così si presentò il signor Orfeo.
Tutti e quattro sbarrarono tanto d’occhi, gli uomini in particolare ammutolirono
ed impallidendo tentarono di dire qualche parola, ma dalle loro labbra uscirono
suoni striduli senza senso. Mister Douglas si riebbe dalla sorpresa per primo,
riacquistò il suo sangue freddo e chiese al signor Orfeo come mai si trovasse
da quelle parti, disse pure che erano felici di vederlo e che si accomodasse
per bere qualche cosa di fresco.
Il signor Orfeo si sedette fra loro e dopo aver guardato Daniel e Willy disse: “Sono
a conoscenza del, diciamo tesoro, anche se non ne conosco l’entità,
come del resto nessuno. Nel lontano 1820, la Compagnia delle Indie Orientali,
acquistò Singapore, la compagnia si servì di lord Raffles, antenato
delle signorine qui presenti, per le trattative. Il sultano Johor Baharu, donò a
lord Raffles i due forzieri che questi accettò, fu corruzione bella e
buona, sicuramente il prezzo dell’oggetto della trattativa raddoppiò.”-
Dopo una breve pausa disse: “ Sono legati all’altro capo di quella
fune? La Compagnia delle Indie Orientali venne a conoscenza dell’episodio
quando lord Raffles oramai era deceduto. Assicurò i due forzieri presso
la nostra compagnia, pagando anticipatamente per cent’anni un premio che,
tra l’altro, risollevò la compagnia stessa da dissesti finanziari.
Con l’anticipo di questo premio, la Compagnia si assicurò un trattamento
particolare: per duecento anni i Lloyd avrebbero fatto il possibile per ritrovare
i forzieri e restituirli.
Sono trascorsi esattamente centottantanni, la Compagnia ha ritrovato i suoi forzieri”.
Aggiunse:”per me questo è un compito ingrato, non mi è stato
possibile esimermi dal portarlo a termine, sono un dipendente, il dr. Daniel
conosce la serietà dei Lloyd”!
“
Ma è mai possibile,” disse mister Douglas, “che dopo quasi
duecento anni qualcuno avanzi diritti su questo ritrovamento, capirei lo Stato,
ma un privato…” finì Willy.- “Il privato esiste ancora
ed è lo stesso di centottantanni or sono, l’oggetto assicurato è di
loro proprietà perché facente parte delle trattative, la Compagnia
delle Indie Orientali lo ha ritenuto momentaneamente smarrito ed ha pagato per
il ritrovamento”. Disse l’ispettore dei Lloyd.
L’ispettore chiamò Daniel e gli parlò lungamente, poi, si
allontanò, risalì in macchina e se ne andò dicendo “torno
tra qualche ora”. Daniel disse: tiriamo su i forzieri con il fuoristrada.
Così fecero senza eccessiva difficoltà.
I due forzieri avevano poche incrostazioni, la sabbia doveva averli sommersi
subito, appena gettati in mare. Il sale però aveva corroso tutto il fasciame
in acciaio mentre il legno di tek era intatto. Servendosi degli attrezzi della
macchina forzarono le serrature.
Nessuno chiedeva a Daniel cosa gli aveva detto il signor Orfeo, sembrava che
tutti volessero ignorare, nascondere la testa sotto la sabbia, illudersi che
tutto era risolto. Ma allora, perché l’ispettore Orfeo si era comportato
così? Solo Margaret chiese: “Perché il signor Orfeo se n’ è andato?Di
chi è questo tesoro, sempre che dentro ci sia un tesoro!”- Daniel
rispose che il padrone del tesoro tutti sapevano oramai chi era, ma, nessuno
conosceva, nemmeno approssimativamente l’entità del tesoro, la quantità,
il valore, per cui tutto sommato, era giusto che chi lo aveva trovato, dopo due
secoli circa, ne godesse in parte e concluse: “forza, diamoci da fare,
ancora uno sforzo. L’ultimo impedimento saltò sotto la leva del
crik.
Tutti si guardarono per un attimo negli occhi, poi, gli sguardi curiosi più che
avidi, si posarono sul forziere aperto. Nel silenzio più profondo, si
sentirono solo i respiri affannosi dei quattro, sembrava che quegli oggetti luccicanti,
dal forziere appena aperto, riprendessero a vivere, fossero tornati a vivere.
Margaret quasi inconsciamente mise una mano in mezzo a tutti quei monili, gioielli,
ornamenti preziosi, ne sentì tuttavia il freddo contatto e ritrasse la
mano; fra la meraviglia di tutti un grosso anello le rimase infilato in un dito,
ne ebbe quasi paura e stava per rigettarlo con le altre gioie, quando Willy,
ripresosi disse:” tienilo, sembra quasi che il tuo avo te lo volesse regalare”.
“
Apriamo pure l’altro”- dissero insieme Daniel e Willy. Rifecero l’operazione,
ed anche se con meno angoscia si ripeté il rito dell’apertura, davanti
a questi ingenti tesori tutti di nuovo ammutolirono. Willy richiuse i coperchi
e disse: “sediamoci e riprendiamo fiato, ne abbiamo bisogno tutti; Daniel,
ora devi dirci cosa ti ha detto Orfeo e come dobbiamo comportarci”.
“
Come già vi ho detto, questi forzieri potrebbero anche essere pieni di
sabbia, vi assicuro però che i Lloyd non sono stupidi e se noi volessimo
farglielo credere, ognuno di noi farebbe una brutta vita, pedinato e controllato
ogni momento e, prima o poi scoperto. In una situazione come questa, l’uomo
diventa avido e non finirebbe mai di mettere ricchezze nel proprio sacco. L’ispettore
Orfeo, a questo proposito ci consiglia di prelevare le cose più preziose,
anche se qui tutto è prezioso, in ogni caso dobbiamo decidere. Preleviamo,
facendo in modo che rimangano cose di grande volume, mettiamo il prelevato in
un solo sacco, poi divideremo con equità”.
Mancava poco all’arrivo del signor Orfeo, le ore erano trascorse. Non ci
volle molto per eseguire il prelievo, tutti però volevano aggiungere ancora
quel pezzo, quel monile strano, quei dobloni freschi di conio, quel medaglione.
A questo punto Daniel chiuse il sacco e disse:” basta così”!
Arrivò in quel momento la mamma di Daniel con Hong che saltò di
gioia in grembo alle ragazze, Miss Homeles vide Daniel aiutato da Willy caricare
il sacco in macchina, guardò i due forzieri sulla stuoia nascosti da un
telo. Impallidì e comprese tutto, si appoggiò a Willy e pianse
per l’emozione.
In un paesino in Italia, nel veneto, la signora Nora si ritrovò in casa,
un paio di soprammobili in più da lucidare, un bracciale di grosse dimensioni
con tante pietre luccicanti ed un grosso medaglione, sembravano molto antichi
e d’oro. Brontolando disse fra sé: “E’ mai possibile
che il signor Orfeo vada raccattando in giro per il mondo queste cianfrusaglie?”
Aprile 2002
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