Trota
Slisc
(Dalla parte dei pesci)
"Che emozione amiche mie, quanta paura, tremo ancora e sono un po'
dolorante. Che botta cadere da quell'altezza, avrete visto anche voi quel
mostro!"
- "Veramente noi non abbiamo visto nulla"- dissero quasi assieme
due belle trote Fario, con i loro puntini rosso vivo cerchiati di bianco,
come fossero tanti rubini, su buona parte del loro corpo. Le Fario si sa,
si sono sempre date delle arie, proprio per questa loro particolarità,
si sentivano le più belle, ed in effetti lo erano, anche se era un
bello frivolo. Queste due poi, avevano anche il ventre argenteo, il dorso
tendeva all'olivaceo ed al bruno. Come quasi tutte le belle, erano però,
sciocche e pettegole.
Tutto il gruppo incominciò ad interessarsi al racconto, solo che, in
quel posto il rumore della cascata era assordante e quel magnifico esemplare
di trota Marmorata, di nome Slisc, non riusciva a farsi sentire dalla platea.
Aveva la testa più grande delle fario, la bocca pure e ben dotata di
denti, il suo corpo aveva un fondo grigio argento e su di esso il tipico disegno
marmorizzato, da cui traeva il nome. Slisc, era veramente un gran bell' esemplare,
la sua lunghezza era più che doppia di tutte le altre.
Uno Scazzone con il suo enorme testone e la grande bocca, tanto brutto da
far tenerezza, anche se non andava tanto d'accordo con le trote, salvo per
fare strage di avannotti. Disse con il suo vocione da basso - "Andiamo
sotto il grande masso, l'acqua è tranquilla e sentiamo un po questa
storia".
- " Quale storia" - disse la trota Slisc - " io non racconto
storie, quell'enorme uccello che mi è piombato addosso, non era una
storia ma una dolorosa realtà, ho ancora i segni degli artigli sul
corpo, meno male che sono pesante e con uno scrollone gli sono sfuggita, solo
che cadendo, fortunatamente in acqua, ho sbattuta di striscio su un sasso,
spero proprio che questo livido guarisca in fretta".
"E' veramente strano che proprio a te sia successo questo fattaccio,
tu ti mimetizzi bene e non è facile vederti,"- disse lo Scazzone,
che stranamente aveva voglia di chiacchiere e proseguì: "io so
che uccello era, quello che ti ha aggredita. Un giorno ero sul margine del
torrente, due assassini con le loro lunghe canne stavano attentando alla vostra
vita. Dico alla vostra, perché noi non ci caschiamo alle loro lusinghe
false ed assassine, ma lasciatemi proseguire. Ho sentito i loro discorsi,
erano molto arrabbiati con questi uccelli che ci catturavano, ehh si, catturano
anche noi quelle bestiacce e ci mangiano in un boccone. Dicevano un nome,
si, i Cormorani e gli Aironi ed avrebbero voluto vederli tutti stecchiti,
proprio così . Io però, non ho capito perché c'e l'avevano
tanto con questi uccellacci, quando loro fanno la stessa cosa, proprio come
loro..., ci catturano, voi con l'amo od altri trucchi, noi con il guadino,
o con la bilancia, che è una rete montata su un trespolo. Il finale
è sempre lo stesso e non mi va di ricordarlo, anche per non spaventare
le piccole.
Nel frattempo la comitiva era aumentata di numero. Sotto altre grotte adiacenti
uscivano e si univano al gruppo anche degli ibridi, trote generate dalle Marmorate
con le Fario, erano somiglianti un po ad una ed all'altra delle genitrici,
qualcuna aveva macchioline nere fin sulla testa, erano come una rottura del
marmorizzato della femmina, qualche altra aveva dei punti rossi come le Fario,
pur essendo sostanzialmente diverse, altre avevano il dorso chiaro, altre
scuro.
Queste ultime arrivate, iniziarono a fare domande ed a piantare un chiasso
infernale. Erano spaventate e davano segni di isterismo. Gli Ibridi sono poco
seri e mentalmente labili, chiassosi, chiacchieroni e sempre spaventati.
Lo Scazzone a questo punto si innervosì e dalla sue fauci uscì
un grugnito di rimprovero ed un severo: "insomma basta, smettetela, cerchiamo
invece di ragionare e possibilmente pensare ad una linea di difesa".
Le due Fario, presenti all'inizio di questi fatti, facevano comunella con
numerose altre amiche. Erano tutte in gruppo e davano colpetti di coda agli
ibridi che cercavano di sentire i loro discorsi. La più giovane disse
-"Certo, noi siamo troppo appariscenti, direi pure belle, è facile
notarci per quegli uccellacci. La scorsa primavera ho visto portar via ed
ingoiare molti avanotti e trotelle, sia da questi Aironi che da altri uccelli,
tutti bianchi o tutti neri." - Si rivolse allo Scazzone per chiedere:
"senti sapientone, mi potresti dire il nome, intendo il nome che danno
gli umani a questi uccelli?"- "Per come me lo chiedi ti darei un
morso sulla pinna dorsale, così perderesti anche l'equilibrio fisico
oltre al mentale, che già ti manca. Voglio comunque rispondere, ma
per le altre. Quelle nere erano Cornacchie, i bianchi erano gabbianii, questi
ultimi si spingono dal mare lungo i fiumi ed i torrenti, al solo scopo di
....cibarsi. Raramente ma arrivano anche fino quassù".
Mentre tutto il gruppo stava parlottando ed ognuno diceva la sua, un bagliore
intermittente passò veloce, abbastanza vicino a loro. Tutte le trote
si bloccarono, alcune però si precipitarono dietro a quello strano
insetto con l'intento di ingoiarlo, in particolare gli Ibridi, più
spensierati e perciò più vulnerabili. A loro veniva spontaneo,
in particolare quando si aggiravano in cerca di cibo, buttarsi all'inseguimento
di quel "coso" per mangiarselo. Se ci riuscivano, non potevano più
raccontarlo, lo sapeva bene la vecchia Slisc, che incominciò ad andare
avanti e indietro sull'uscita di sotto al masso per impedire che le incaute
finissero male.
Attenzione tutti"- disse, -" dimenticate e fate finta di non vedere
quel coso che passa e ripassa davanti alla nostra tana. Ricordatevi che quella
è la morte certa, state sempre a debita distanza perché è
un trucco per accalappiarci, uno dei tanti trucchi. Mettetevi tranquille,
vi racconterò cosa mi successe anni addietro, quando ero ancora piccola."-
Mi trovavo giù, dove il torrente finisce nel lago, un po più
su del ponte. Mi divertivo un mondo, vicino alle rocce, dove l'acqua è
più profonda, a saltare in superficie per mangiarmi quei deliziosi
insettini alati. Era più un divertimento che una necessità,
solo che come tutti i divertimenti, finiscono presto.
Il mio ebbe una fine molto dolorosa. Per l'ennesima volta spiccai un salto,
uscii addirittura dall'acqua per prendere al volo quella mosca coloratissima,
invitante ma, sentii una puntura violenta in gola, sotto le branchie e fui
trascinata verso la riva. Non feci resistenza perché così sentivo
aumentare il dolore, mi lasciai andare al mio destino, lo sguardo si fece
vitreo e fisso. Fui tirata fuori dall'acqua, ero appesa ad un filo che faticavo
a vedere. Mi ritrovai fra le pinne, o qualcosa di simile, di un umano, le
mie branchie non pompavano più acqua ma aria, incominciavo a vedere
tutto rosso.
Questo umano, rivolto ad un altro disse: é troppo piccola, taglio il
filo e la ributto in acqua. Così fece. Io non avevo nemmeno più
paura, succeda pure l'irreparabile ora. Addio sorelle, pensai e mi lasciai
morire. Fui immersa in un nero assoluto, ed in mezzo a tutto quel nero, in
fondo, una bianchissima luce, una grande pace mi pervase. Ero circondata da
un alone di felicità assoluta.
Seppi poi che un Cavedano aveva assistito attonito alla mia cattura, mi stava
guardando divertito mentre mi esibivo in saettanti piroette, sino a quando
fui catturata. -" Dai, forza, riprenditi", mi esortava qualcuno,
la sua voce veniva da lontano. Lentamente i miei occhi iniziarono a vedere,
nello stesso momento sentii un dolore lancinante nell'esofago, ma la gioia
di essere ancora viva si impossessò di me. Scoprii i raggi del sole
che si rifrangevano sulla superficie dell'acqua ed arrivavano ai miei occhi
in tanti colori diversi, per la prima volta capii che stupenda era la natura,
anche quella fuori dell'acqua, nella quale io non potevo immergermi ma potevo
sempre guardare.
Sì amici ed amiche mie, divenni adulta tutto in una volta. Per molti
mesi il dolore fu grande, poi quell'artiglio si consumò, ed... eccomi
qui con voi a raccontare, nella speranza che ciò possa servire a farvi
diventare più caute e mature. Tanto, tanto tempo fa, un umano parlò
nel suo gergo anche a noi pesci e noi lo capivamo. Era un grande umano, si
chiamava Francesco. Chissà che un giorno non torniamo ad essere tutti
amici.
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